appunti per i paesaggi di roma

Tra pochi giorni in molte città italiane ci saranno le elezioni comunali.

Il nostro osservatorio privilegiato da anni è Roma, questo lo sapete, e quindi in questa occasione parleremo di Roma ma purtroppo molti dei ragionamenti che seguono li possiamo fare tranquillamente anche per altre realtà del nostro paese. Questo indica non una coincidenza strana, ma una profonda difficoltà, e a volte incapacità, generalizzata dell’oggi di sapere governare e amministrare un territorio e una comunità. A queste a difficoltà si risponde spesso con nuove leggi, come se ciò che è lo statuto delle nostre regole non sia sufficiente o inadeguato. Si ritiene più efficace aggiungere nuove regole a regole, nuove leggi su leggi, regolamenti su regolamenti, chiamando in causa anche semplificazioni procedurali che spesso sono complicate operazioni che rendono la vita del cittadino un percorso perennemente in salita dentro un dedalo.

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Chi sale a governare spesso azzera ogni ragionamento già fatto, ogni percorso già intrapreso, si buttano all’aria tutti i pensieri corretti e di buon senso che si sono fatti nel passato perché la preoccupazione più grande è quella di “inventarsi qualche cosa”, di “lasciare il segno”.

Peccato che negli ultimi anni, negli ultimi governi di questa città, questa preoccupazione ha prodotto ragionamenti con il fiato corto, pensieri non visionari ma concentrati su piccole cose facilmente spendibili con titoli sui giornali, logiche da breve termine che non hanno la forza di innestare veri cambiamenti. A questo aggiungiamo un’incapacità amministrativa generata da diversi fattori, spesso endemici, del tutto romani, che di fatto paralizza da molto tempo il vivere di questa città.

E questo avviene anche oggi. Se provate a fare un giro di lettura nei programmi elettorali degli aspiranti sindaci per Roma questo ragionamento lo toccate con mano.

Si potrebbe fare un gioco, prendere tutti i programmi, metterli dentro un frullatore virtuale di punti programmatici, ed ecco che si palesa un Manifesto per Roma nel quale la preoccupazione maggiore è la pulizia e l’ordine generico, oltre a qualche proposta tanto ridicola quanto poco adeguata per come è oggi la nostra città.

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Sì perché Roma è stata talmente maltrattata in tutti i suoi aspetti che il cittadino medio è disposto a votare il primo che gli svuota il cassonetto o che gli riempia la buca sotto casa. Sì, siamo ridotti così, una città, e questo lo voglio ricordare a tutti voi, agli altri, che malgrado tutto, è la capitale del nostro paese, è ancora una delle più importanti capitali del mondo, una città che da troppo tempo sospira rassegnata a ogni salto ad ostacoli del suo vivere quotidiano.

Una città che, come capitale, riceve pochi finanziamenti rispetto ad altre capitali mondiali, ma che per contro deve assorbire tutto, dal Giubileo a ogni tipo di manifestazione o evento nazionale. Mi direte: “ma se poi i soldi che arrivano spariscono non si sa bene dove” …

È questo forse il nodo centrale che un candidato intellettualmente onesto dovrebbe affrontare: una amministrazione efficiente, come efficace deve essere il controllo su ciò che si governa, un controllo non ottuso, da caccia alle streghe, un controllo non paralizzante ma capace di aiutare lo svolgimento armonico della vita di una città.

E veniamo a quello che ci compete più da vicino, Roma e il suo VERDE.

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Tutti i candidati sono preoccupati in quella che può essere definita una deresponsabilizzazione del governo della città, ossia l’incentivazione, verso altri soggetti privati, alla cura, costruzione e controllo degli spazi verdi.

Per non essere fraintesa chiarisco meglio il concetto.

In una società civile, la collaborazione tra associazioni, gruppi di cittadini o altro, con le diverse strutture comunali non solo è una necessità, ma è auspicabile proprio per aumentare quel senso di responsabilità civile che ogni cittadino deve avere, per accrescere sempre di più il senso della cosa pubblica.

Qui le cose si stanno però drammaticamente capovolgendo; si chiede sempre più spesso alle associazioni di operare in sostituzione del governo della città. Non metto in dubbio la buona volontà, la passione, la capacità del saper fare che molte associazioni hanno, ma quando un governo di una città inizia a delegare, perché impossibilitato a occuparsi del suo territorio, beh ecco che ci troviamo davanti ad organismi che perdono ciò che il nostro voto ha dato, ossia quel mandato di poteri democratici che sono alla base dello sviluppo di una comunità e di un territorio, nel rispetto di tutti.

In un mondo civile, una amministrazione accompagna, asseconda, guida, interroga, aiuta, insomma crea dialogo e collaborazione con la sua comunità e questo presuppone l’esistenza di una struttura capace di lavorare con tutti, capace di seguire e al contempo essere guida operativa e di pensiero.

Oggi Roma purtroppo non ha nulla di ciò, ha tante associazioni, tante persone perbene che vogliono alzare la testa e sono disposte a darsi da fare per il bene pubblico, ma drammaticamente dall’altra parte, da troppo tempo ha amministrazioni che fanno una grande fatica a rispondere.

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Quindi smettiamola con i racconti del tombino intelligente che ci salverà dalle bombe d’acqua, come se un elemento, il tombino con microchip, possa risolvere i mali di un territorio che soffre di poca manutenzione e di scelte sbagliate, perché a errori possiamo solo sommare altri errori. O la proposta modaiola di orti e giardini verticali sui tetti dei palazzi, quando non siamo in condizione di mantenere neanche quelli orizzontali … Ma queste sono battute purtroppo fin troppo facili.

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Roma, è ben altro.

Per ricordarlo a chi romano non è, Roma ha il più alto numero europeo di metri quadrati di verde per abitante. Si tratta di un patrimonio immenso che ci vede come il più grande comune agricolo d’Europa con 50.000 ettari di aree agricole all’interno del territorio comunale, più di 43.000 ettari di verde tra parchi, ville storiche e aree protette, più di 4000 ettari di verde urbano e così via.

Questo patrimonio è curato da circa 540 giardinieri in forza al Servizio Giardini, di cui solo 250 unità sono distribuite nei Municipi, nei parchi storici, nelle aree archeologiche della città e al Servizio Emergenze. Fate un po’ il conto di quanti giardinieri ognuno dei quindici municipi ha a disposizione. La situazione è purtroppo drammatica.

Altri dati giornalistici del 2014 ci raccontano che gli addetti del servizio Giardini sono in realtà solo 346, e di questi solo 160 hanno una cultura botanica adeguata al proprio lavoro.

Tra l’altro sono giardinieri che operano “in ogni occasione ordinaria e straordinaria con modalità h 24, al fine di mantenere il decoro della città, curare e tutelare la bellezza del patrimonio vegetale storico e paesaggistico, assicurarne il mantenimento, anche al fine di contribuire ad assicurare la sicurezza urbana in occasione di eventi di rischio meteorologico od antropico.”

Capito?

Nel 1980 i giardinieri comunali erano 1800, esisteva la Scuola per Giardinieri a San Sisto, dove dopo tre anni di formazione uscivano giardinieri specializzati che il Comune assumeva direttamente. Dal 1975 la legge sul pubblico impiego è cambiata e quindi le assunzioni al Servizio Giardini avvengono da allora in altro modo. La Scuola non forma più giardinieri, è stata chiusa, e oggi è parzialmente aperta per lo svolgimento di corsi per amatori aperti a tutti i cittadini romani.

Una perdita colossale per la nostra città, per il suo patrimonio botanico, per la gestione e la cura dello spazio pubblico.

Nel frattempo il nostro verde è stato curato con il metodo degli appalti esterni, con i risultati che tutti noi abbiamo sotto gli occhi.

E vogliamo parlare del fatto che questa città non ha un regolamento del verde pubblico e privato approvato?

La città, come ben sapete, è fatta di manufatti, architetture, strutture edilizie che sottostanno anche a un regolamento edilizio. Perché l’altra importante componente della città, quella dei famosi “spazi verdi”, non ha un regolamento, come invece lo ha la maggior parte delle città europee?

Proprio per questo siamo felici di pubblicare una “Lettera aperta” ai candidati sindaco redatta dal Coordinamento dei comitati, collegi, ordini e associazioni per il Regolamento del Verde e del Paesaggio urbano di Roma che si è istituito e lavora da tempo proprio sull’agognato regolamento. (AIAPP Lazio, Carte in Regola, Collegio, Interprovinciale degli Agrotecnici di Roma, Rieti e Viterbo, Respiro Verde Legalberi, Comitato TorCarboneFotografia, Forum Salviamo il Paesaggio, A.R.O.V.A.P, ANAB, Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Roma, AIVEP)

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Noi continuiamo a chiederci quanto costa fare un progetto di paesaggio, ma la vera domanda è quella che chiede a tutti noi quanto ci costa NON fare un progetto di paesaggio.

Ecco, anche il caso di un regolamento del verde che non c’è, rientra in questa considerazione: quanto è costato a questa città e al suo verde non averlo?

Ecco, cari aspiranti a primo cittadino di Roma, vi diamo un tema importante, strutturale, che magari non sarà à la page come i tombini intelligenti o il GRAB, ma è l’ABC di un ragionamento semplice, corretto, quello insomma che serve per fare gradualmente ripartire le cose e farle funzionare.

Cosa serve a questa città? Una semplice ricetta, forse fin troppo ovvia, banale.

Da un lato un lavoro serio, puntuale, sulla gestione amministrativa, sulla sua trasparenza e condivisione e poi sul controllo, come si è detto prima. 

L’altro punto è la costruzione di una visione che ogni grande città si dà, un pensiero verso il futuro, un respiro più ampio di come vogliamo questa metropoli, un pensiero positivo, sognante, pieno di intelligenza e che abbia la capacità della grandezza, perché ogni città che realizza i propri sogni è una città con una comunità felice, con una vita armoniosa per ogni livello di popolazione, una città che poi diventa capace di accogliere e metabolizzare i cambiamenti in modo sostenibile per tutti, che possa guardare al futuro del suo spazio con curiosità e aspettative sempre più crescenti.

Buona gestione e sogno al contempo è in sintesi quello che auguro a noi, a chi verrà, a questa meravigliosa città. Buon lavoro!

monica sgandurra

le foto dell’articolo sono dell’autrice

“Lettera aperta” ai candidati sindaco redatta dal Coordinamento dei comitati, collegi, ordini e associazioni per il Regolamento del Verde e del Paesaggio urbano di Roma

Gentilissimi Candidati Sindaco,

mentre da anni i cittadini, diverse Associazioni, Comitati e professionisti del settore cercano di dialogare con l’Amministrazione comunale per definire un regolamento del verde e del paesaggio urbano degno della nostra città capitale d’Italia, in un continuo percorso ad ostacoli, la stessa Amministrazione ha più volte tentato di approvare un documento incompleto facendo leva sull’emergenzialità, nonostante la creazione di un “Tavolo di partecipazione”, a cui si è arrivati dopo anni di lavoro (nota Assessorato Ambiente, Agroalimentare e Rifiuti n. 60360 del 15.09.2014).

E’ senz’altro urgente regolamentare la materia, da troppi anni trascurata, in particolare nel caso di un sistema del verde pubblico e privato che presenta caratteri identitari di inestimabile valore storico e paesaggistico costantemente minacciati. Ricordiamo però che ciò si approva andrebbe inquadrato nell’ambito di una seria programmazione e pianificazione che sembra ancora mancare.

D’altronde è più che evidente che la mancanza di regole certe e trasparenti e la sistematica assenza di una manutenzione competente determina le emergenze e gli interventi speciali, creando terreno fertile per il malaffare.

Di seguito, come pro memoria, i fatti salienti della vicenda. Dopo quasi trent’anni di vari tentativi di definire un regolamento del verde, nel marzo 2012, durante l’amministrazione Alemanno, arrivava in Commissione Ambiente un regolamento del verde mediocre, redatto dagli Uffici del Dipartimento Ambiente. Un gruppo di lavoro volontario, costituito da chi firma questo Comunicato, si riuniva per emendarlo e migliorarlo. Sull’esempio di regolamenti del verde e del paesaggio urbano già elaborati e sperimentati con successo in altre città italiane e straniere si sono sviluppate tra l’altro anche le molte tematiche che un contesto storico e ambientale vasto e complesso, come quello di Roma, richiede. Tale lavoro, frutto dell’attento confronto tra soggetti interessati, venne preso in considerazione parzialmente dall’Amministrazione, solo a ridosso delle elezioni di giugno 2013. Con il cambio di Amministrazione il lavoro di revisione riprese sino alla redazione di una bozza di Regolamento consegnato all’ Assessorato all’Ambiente nel marzo 2015 dal gruppo di volontari, riunitosi in Coordinamento, e approdato al “Tavolo di partecipazione” convocato dall’Assessorato stesso per formalizzare il dialogo tra i cittadini, le Associazioni, i Comitati e i responsabili tecnici del Comune. A tale documento e alle richieste di adottare regole certe e tecnicamente valide per la gestione del verde a Roma non è mai stato dato un formale riscontro e, nonostante l’impegno dimostrato dall’ultima Amministrazione, l’iter amministrativo di questo provvedimento si è interrotto bruscamente ancora una volta.

Eppure, nel maggio 2015, dopo un percorso travagliato, caratterizzato da confronti e verifiche continue con gli uffici dell’Assessorato, nell’ambito del citato “Tavolo di partecipazione”, una proposta condivisa di Regolamento sembrava ormai avviata all’approvazione della Giunta e al successivo iter di valutazione da parte dei Municipi. Purtroppo il precipitare della situazione politica cittadina, durante l’estate, ha determinato anche l’arresto dell’iter del Regolamento. Non possiamo permettere che il lavoro svolto venga nuovamente accantonato e dimenticato, con un grave danno per Roma e per i tanti che hanno a cuore il patrimonio verde della città. Senza un Regolamento che stabilisca chiare regole per la complessa materia del verde e del paesaggio di Coordinamento dei comitati e delle associazioni per il Regolamento del Verde e del Paesaggio Urbano di Roma.

Roma, come ad esempio gli interventi, la tutela e la fruizione del verde, per non parlare della progettazione e della gestione di tale complessa e delicata materia, si continuerà a procedere senza alcun criterio, con l’ulteriore perdita di risorse materiali ed economiche, con il mancato stoccaggio della CO2 e abbattimento delle polveri sottili con gravi danni causati dall’inquinamento atmosferico.

Chiediamo quindi ai Candidati Sindaco di impegnarsi formalmente, come uno dei primi atti di Consiglio, all’approvazione del documento, elaborato dal gruppo di lavoro, lungamente dibattuto e condiviso con i tecnici del Dipartimento Ambiente delegati al “Tavolo di partecipazione”.

Auspichiamo la definizione di un Regolamento del verde davvero innovativo e degno della nostra città che stabilisca regole certe e precise tra l’altro in un momento politico di grande instabilità.

Riportiamo alcuni elementi fondamentali del Regolamento del Verde e del Paesaggio, che abbiamo elaborato e proposto:

  • un’impostazione del Regolamento che riconosca il sistema del verde come una componente articolata, strategica e identitaria del paesaggio urbano e della sua rete ecologica e non come un insieme di elementi singoli valutati esclusivamente in funzione di criteri quantitativi e dimensionali avulsi dai contesti in cui si trovano, dunque secondo una visione unitaria e sistemica delle specificità del paesaggio romano, nel quadro di riferimenti normativi e d’indirizzo generale;
  • la definizione di necessari principi paesaggistici e indirizzi specifici riferiti ai paesaggi caratterizzanti il territorio secondo una “trama verde” quale tessuto connettivo dell’intera costituenda città metropolitana, della quale ogni spazio verde, dai macro‐sistemi urbani a quelli a scala di dettaglio, che caratterizzano la città, dovrà essere parte integrante;
  • il censimento del patrimonio verde (elementi puntuali ma anche complessi di vegetazione, alberate, ecc), organizzato in un sistema informativo trasparente;
  • il riferimento ad uno specifico strumento tecnico, il Piano del Verde, necessario al fine di governare il patrimonio esistente e progettare nuovi interventi;
  • criteri manutentivi chiari e la previsione di piani di gestione per gestire le singole realtà (p.es. ville storiche o parchi naturali) e ottimizzare le risorse;
  • allegati tecnici riguardanti aspetti specifici e procedurali relativi alla gestione del verde pubblico e privato.

Ribadiamo dunque la necessità che alla base del regolamento del Verde e del Paesaggio urbano siano posti specifici strumenti di pianificazione e gestione e si diffonda una cultura paesaggistica e ambientale a diversi livelli, dal pubblico al privato. Non potremo più accettare rinvii mentre perdura l’assenza di qualsiasi programmazione della gestione e della progettazione e di risposte competenti alle improrogabili esigenze di tutela del patrimonio verde della nostra città.

Cordiali saluti

dal Coordinamento dei comitati, collegi, ordini e associazioni per il Regolamento del Verde e del Paesaggio urbano di Roma (AIAPP Lazio, Carte in Regola, Collegio Interprovinciale degli Agrotecnici di Roma, Rieti e Viterbo, Respiro Verde Legalberi, Comitato TorCarbone‐Fotografia, Forum Salviamo il Paesaggio, A.R.O.V.A.P, ANAB, Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Roma, AIVEP)


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