Jardins, Jardin aux Tuileries 2015

Con la velocità di un bradipo vi do’ notizia e vi racconto di una manifestazione che da dodici anni, agli inizi di giugno si svolge a Parigi: Jardins, Jardin aux Tuileries.

Ora direte, si va bene, l’ennesima manifestazione espositiva del settore …..E in effetti per certi versi lo è, ma in piccola parte. La cosa interessante invece è quella che vede questa manifestazione, con il tema generale “Inventiamo le nature urbane”, non una sequenza di produttori di piante e arredi da esterno, ma una esposizione di piccoli giardini, installazioni progettate da paesaggisti e aziende del verde che qui trovano spazio per le loro piccole opere.

La ville heureuse, la città felice, è il tema dell’edizione di quest’anno.

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Tre le tipologie protagoniste, quella del giardino, del terrazzo e del balcone temi attraverso i quali paesaggisti, ma anche scuole e designers si confrontano coadiuvati da promotori di vario tipo, come riviste nazionali del settore o quotidiani, produttori di champagne, gallerie d’arte, o anche grandi catene di vendita, insomma da tutti quei soggetti che vedono nel mondo del giardino un ambito giusto per veicolare il loro lavoro o la loro immagine.

In un periodo come quello che stiamo vivendo, vedere una tale vivacità nel campo della progettazione è cosa rara e anche se in effetti i progetti realizzati non sono per espressività e originalità molto interessanti e illuminanti, il fatto che comunque si valorizzi l’aspetto progettuale è invece sintomo che qui si da una attenzione verso un ambito che da sempre ha nutrito l’immaginazione.

Il fatto quindi che una manifestazione del genere lavori proprio sulla capacità di portare il giardino alla gente, a tutti, e che lo fa soprattutto dal punto di vista progettuale, portando i progettisti e le imprese a collaborare sullo stesso piano e visibilità, fa pensare quanta strada ancora abbiamo da fare qui in Italia.

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Da questa semplice passeggiata in mezzo alle numerose installazioni è chiaro che, con linguaggi diversi, dal semplice al raffinato, dal banale al criptico, il lavoro sul giardino e soprattutto sul progetto del giardino in questa occasione “parla” a tutti e invita tutti a comprendere e avere curare e infine pensare il proprio spazio verde utilizzando le diverse sensibilità e possibilità materiali e di creatività. Un giardino per tutti, in sintesi.

La cosa poi interessante è che insieme ai professionisti del verde sono invitate le scuole, dalle università alle scuole di design o di arte, ma anche designers che, a scale diverse, hanno lavorato agli oggetti, ai prototipi di arredi o a vere e proprie “macchine da giardino”, come per esempio nel caso di una mini vermicompostiera da giardino del gruppo Prism Design Studio di Berlino che ha lavorato in collaborazione con l’architetto del paesaggio Ludivine Gragy e l’architetto Clements Klein e che qui hanno vinto il premio assegnato dalla manifestazione per l’innovazione.

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Un tubo in cotto smaltato con un coperchio permette l’introduzione degli scarti alimentari e dei vermi, e una serie di buchi per l’areazione permette poi ai vermi di diffondersi nel terreno in modo capillare. Questo contenitore, chiamato Les Jardiniers Invisibles, deve essere per un terzo introdotto nel terreno in modo tale che i vermi con il loro lavoro, arricchiscono facilmente di humus il terreno. Un’idea semplice e efficace per piccoli giardini.

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Situation fertiles è invece forse la realizzazione più interessante per la capacità che l’Atelier de paysage Zea ha avuto nella costruzione di espressive masse verdi che con le loro diverse textures di foglie, forme e colori dialogano in modo convincente con le superfici degli ambienti che si snodavano nel piccolo spazio riservato all’installazione che simula quasi un “rifugio urbano”, un luogo dove nascondersi e nel quale la natura, quella del giardino, prende quasi il sopravvento.

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Meno poetici due giardini che si rifanno alla tradizione del labirinto e del giardino-scenografia, due strutture essenzialmente verdi, pareti di siepi senza fioriture o quasi: il giardino realizzato per lo Champagne Brimoncourt che scomoda il “sempreverde” Le Nôtre per evocare collegamenti tra classicismo e innovazione e il Le labyrinthe des scultures, un labirinto classico con all’interno delle sculture, opere di Jean-Marc de Pas, progettato per una galleria d’arte e costruito con una interessante sequenza di siepi diverse, una di queste di Cornus e quindi fiorita (una idea da copiare!).

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Non manca l’inevitabile Jardin noir (che ha avuto anche il Prix de Création paysagère), un giardino indiscutibilmente ricco di situazioni, dall’acqua alle forme e alle tante “variazioni” del nero, ai materiali, ma che a mio avviso non è proprio una idea originale, e l’immancabile giardino romantico di rose la cui protagonista, una floribunda premiata tre anni fa alle Bagatelle, porta il nome famoso dell’attore francese Lambert Wilson, appassionato anche lui di giardini.

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Insomma, l’aspetto interessante di questa manifestazione, come ho accennato, è proprio sull’attenzione al mondo del progetto, da quello professionale a quello delle scuole e della ricerca. Si capisce che la progettazione dei giardini è una pratica diffusa, che non è richiesta solo eccezionalmente ma che invece tutta la società ne conosce l’esistenza e riconosce l’importanza e l’utilità, oltre che l’efficacia.

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Un altro argomento è quello che riguarda un aspetto dell’oggi che purtroppo, nonostante gli sforzi, produce anche qui in Francia lo stesso risultato: poche idee.

È come se, in questo lungo periodo di crisi, anche le idee circolano poco o non riescono proprio a prodursi e quindi a uscire.

Storicamente è proprio nei momenti di crisi che la creatività invece prende vigore, si scatena, diventa reazione a uno stato di cose che mortifica il presente. Il futuro, la proiezione in avanti, visione tipica del progetto e la creatività, nei tempi di crisi prendono spesso nuove energie, quasi rigenerano linee di azione e pensiero proprio per quella ricerca del superamento dello stato di stallo economico e/o culturale, politico.

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“Eau de Bonheur” di Didier Danet

In questo periodo vedo purtroppo che questa reazione non avviene o almeno ha poco spessore, poca forza e drammaticamente la condizione letargica non è solo quella italiana, ma è diventata uno stato abbastanza diffuso anche oltre i nostri confini.

Il mondo delle idee, della creatività, che nel giardino è forse il “nutrimento” primario, è oggi spesso assente nelle nuove realizzazioni (ma lo è drammaticamente di più nell’architettura) anche in quelle più facili da costruire, come le installazione a festivals o manifestazioni come questa delle Tuileries, dove invece l’interesse è sempre stato quello dell’anticipazione di tendenze e lo studio di linee di ricerca.

Spesso, come per l’arte, nel giardino si concentrano reazioni e riflessioni. Ecco questo ultimamente non avviene, segno che anche il mondo delle idee qui ha poche possibilità reattive in questo periodo.

L’unica grande differenza con l’Italia è che qui si pensa e si da spazio e valore al progetto e al lavoro del paesaggista.

Basterà?

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nota: i disegni sono tratti dal materiale divulgativo della manifestazione. Tutte le foto sono di Monica Sgandurra

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