La grande Bellezza dei nostri tempi

 

Screenshot 2014-12-11 11.27.46

 

Me lo aveva raccomandato qualche tempo fa un collega: “devi fare un giro tra Prati e delle Vittorie, ci sono una serie di interventi che …… beh, meritano!”

Sconsolati entrambi per i tempi osceni che viviamo e per le operazioni senza capo né coda che in questa città sono alla luce più dei reperti archeologici, ci siamo salutati con l’impegno di fare, prima o poi, una passeggiata per le vie del Municipio XVII, magari insieme a Paesaggiocritico. Era l’ottobre del 2013.

Sta’ di fatto che la domenica successiva mi ritrovo casualmente a far colazione in un famoso bar di via Sabotino. Parcheggiata la macchina lungo via Monte Santo alzo gli occhi e mi accorgo di una prospettiva che non avevo mai realizzato: la cupola di San Pietro. Eppure di linee aeree, di traiettorie visive che puntano direttamente alla cupola questo quartiere ne ha diverse, ma quella di via Monte Santo non l’avevo ancora messa a fuoco, forse per le chiome opache dei lecci, forse per una mia pigrizia visiva, forse perché è la strada del mercato coperto della Vittoria e passando per di là, si è distratti di più dal traffico e dalla confusione che regna alle quote basse. Insomma la mia attenzione visiva è stata sempre catturata da ciò che si svolgeva intorno alla quota della mia modesta altezza.

Poi abbasso lo sguardo e vedo che una strana creatura si è impossessata dell’incrocio tra via Sabotino e via Monte Santo. Lì dove l’asfalto era segnato da un perfetto quadrato di strisce pedonali è nata una ridente aiola spartitraffico.

Mentre mi avvicino al centro dell’incrocio metto a fuoco in modo più preciso la nuova apparizione: un cordolo in travertino disegna il cerchio e dentro questa geometria una maldestra superficie in ciottoli, che sembrano passati lì per caso da una recente alluvione del Tevere, ricopre l’area del nuovo spartitraffico.

 

aiola Monte santo_2

Una superficie che non riesco a descrivere per quanto improbabile. Forse l’ambizione era quella di una pavimentazione di ciottoli annegati nel cemento ma tutta la superficie ha avuto probabilmente qualche imbarazzante problema nella realizzazione.

Al centro, una piccola, ma piccola aiola circolare, bordata, stringe in una morsa letale la malcapitata e povera Chamaerops che, in un sussulto di dignità, ha messo un nuovo fusto verticale, nella speranza, remota, di allontanarsi il prima possibile dalla pavimentazione che la circonda.

 

aiola Monte santo_3

 

Ai quattro lati, in posizione simmetrica e speculare, quattro cartelli stradali con i catarifrangenti segnalano il verso di marcia.

Incredula noto la presenza di un quinto cartello (per la precisione nel lato opposto e speculare ce n’è un sesto) del Comune di Roma che ci ricorda che siamo nel Municipio Roma XVII, e che quella che ho appena visto è una delle strutture realizzate con un contributo nell’ambito dei microprogetti per il miglioramento del decoro e della vita urbana.

 

aiola Monte santo_1

 

Anche se ormai sono pronta a tutto, per una volta sono rimasta senza parole.

Microprogetti urbani per il miglioramento di cosa?

Attonita e convinta di aver avuto una brutta apparizione, me ne vado a far colazione nel famoso bar di via Sabotino. L’atmosfera vociante e ridanciana dei tavolini dislocati lungo il marciapiede, occupati da signori in cashmere e donne vestite nei colori pastello, aumenta il mio stupore. Una distonia.

Possibile che queste persone, che sicuramente abitano nei paraggi, e che sono cittadini di questo Municipio, e che quindi frequentano e vivono il loro quartiere, stanno qui a sorseggiare il loro caffè della domenica convinti di stare in un posto esclusivo e invece, se allungano lo sguardo, non si accorgono che a pochi passi dai loro cappuccini c’è del trash?

Via Sabotino è una strada radiale di piazza Mazzini, e come tale ha un’aiola spartitraffico segnata da due filari di lecci, con una sezione stradale che si può permettere dei marciapiedi non molto ampi, ma dignitosi, tanto da avere su tutto un lato, una serie di caffè molto frequentati.

Ecco, una strada così in un quartiere centrale di Parigi, avrebbe un altro tenore, sarebbe trasformata in un salotto, e soprattutto a nessuno salterebbe in mente di realizzare un intervento di microprogetto urbano per il miglioramento del decoro del quartiere come quello visto.

 

aiola Monte santo_4

 

E’ passato un anno. Le righe che avete letto le ho scritte quasi un anno fa per Paesaggiocritico, e mai pubblicate.

Nel frattempo sono successe alcune cose, sono esplose letteralmente situazioni che subivano ogni giorno in modo consapevole e non, situazioni poi non tanto nascoste nella nostra comunità romana.

Oggi parlar male della nostra città è come sparare sulla Croce Rossa; abbiamo buchi e buche un po’ ovunque, stranezze che adesso si spiegano alla luce del sole, o quasi, una condizione che coinvolge non solo il suolo comunale ma provinciale, regionale, e se proprio vogliamo esser precisi, nazionale.

Se Roma piange, Milano non dovrebbe ridere, Venezia non sta meglio, Genova e la costa ligure sprofonda e il profondo sud …….

Eppure, anche se come persone abbiamo sentore di ciò attraverso le notizie giudiziarie, come cittadini i grandi ma soprattutto piccoli segnali, quelli più alla nostra portata li dovevamo e potevamo vedere.

Come quel letto di foglie fermo da mesi sul Lungotevere che continuava a stratificarsi e aumentare nello spessore. Da tempo si era formato uno strato di foglie, anzi un materasso, nel quale i turisti sprofondavano, trovando con i loro piedi “reperti storici” di rifiuti lontani nel tempo che stavano sulla via del compostaggio. Si, il Lungotevere si stava trasformando in una lunghissima compostiera lineare, soprattutto nei suoi tratti centrali. E io non me lo spiegavo.

E poi la risposta è arrivata, puntuale e avvilente dopo qualche mese: le storie degli appalti della raccolta foglie da parte dell’Ama emersa in questi giorni.

A Roma basta poco per far emergere la bellezza. L’abbiamo quasi ovunque. Siamo fortunati.

Ciò che non riusciamo più a vedere è invece diventata la malattia dei nostri tempi: non vediamo più ciò che è brutto.

L’aiola di acciottolato sotto la prospettiva di San Pietro alle spalle di piazza Mazzini, è brutta, non è decoro urbano.

E da che cosa nasce?

L’operazione microprogetti per il decoro urbano è realizzata partendo dalle gare per l’affidamento di concessioni di suolo pubblico relativo allo svolgimento di mostre-mercato domenicali di piccolo antiquariato, modernariato, artigianato creativo, hobbistica, oggetti d’epoca, collezionismo che nel caso del Municipio XVII si svolgono a piazza Mazzini e a piazza dei Quiriti.

In sintesi, chi vuole partecipare a queste mostre-mercato deve rispondere a un bando per avere le concessioni e ha la facoltà di fare un’ulteriore offerta, facoltativa, per la sponsorizzazione di un microprogetto “volto al miglioramento del decoro e della vita urbana in aree del Municipio Roma XVII e a finanziare la realizzazione di attività culturali da organizzare a cura dello stesso Municipio”.

Inoltre “L’elenco dei microprogetti oggetto di sponsorizzazione sarà approvato con atto della Giunta Municipale. L’adesione ai microprogetti sarà oggetto di specifica valutazione in sede di esame dell’offerta, secondo i criteri indicati all’art. 10 (dell’avviso pubblico) […] Il microprogetto che sarà realizzato grazie al contributo dell’aggiudicatario-sponsor assicurerà una congrua visibilità al soggetto finanziatore per l’intera durata dell’iniziativa sponsorizzata (se a termine) o per almeno quattro mesi (se di carattere permanente). Sarà cura del Municipio Roma XVII comunicare agli aggiudicatari del presente avviso il periodo e le opere che verranno realizzate a titolo di sponsorizzazione”1.

Un’idea e una modalità giusta di recuperare fondi per migliorare lo spazio pubblico del proprio Municipio, peccato che i risultati sono discutibili.

Essere padre di una buona idea non basta, bisogna avere le capacità del saper fare e se non si possiedono tali capacità, bisogna cercarle, oppure fermarsi e non fare nulla.

Nel caso specifico era meglio il “giro” di strisce pedonali intorno al vuoto. Meglio.

Al bello è facile abituarsi, ma mi viene da dire che la nostra epoca si sia abitua altrettanto velocemente al brutto, e qui a Roma nessun luogo, né il centro storico, né la periferia, neanche i quartieri borghesi, sono risparmiati da un democratico gusto del brutto, da una sofisticata cultura dell’orrido che si nutre di disinteresse, cinismo, miopia e di una imperante apatia verso la cosa pubblica.

Monica Sgandurra

 

nota. Un consiglio per le prossime aiole urbane spartitraffico low cost. A pagina 116 della pubblicazione di Anna Lambertini “Urban beauty. Luoghi prossimi e pratiche di resistenza estetica”, è pubblicata la realizzazione di un’aiola spartitraffico urbana realizzata dal gruppo OSA (Office for Subversive Architecture  www.osa-online.net) a Colonia. Sono state sufficienti per la realizzazione, poche lattine di vernice bianca.

 

estratto dal documento “Avviso pubblico per l’affidamento di concessioni di suolo pubblico relative allo svolgimento di mostre – mercato domenicali di piccolo antiquariato, modernariato, artigianato creativo, hobbistica, oggetti d’epoca, collezionismo in alcune aree del Municipio Roma XVII – Biennio 2014/ 2015”.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...