Paesaggi filtrati – nature ibride – filtro 20: PIONIERE di lucilla esce

COPERTINA-esce

Per il ventesimo appuntamento della rubrica Paesaggi Filtrati non mi cimenterò in citazioni e ragione. Preferisco affidarmi all’istinto, lo stesso che sussurra, ogni volta, l’estremo piacere nel consultare il lavoro che presentiamo oggi.
Le immagini di lucilla esce catturano la fantasia. Proiettano in una dimensione già presente nella nostra coscienza. Il retaggio culturale del romanticismo non è mai svanito dalla nostra società. A ragione oserei dire, anche se gli eccessi del romanticismo irrompono spesso nella nostra esistenza.
Le foto proposte da Lucilla si irradiano nelle pupille di chi guarda, di pari passo al fluire della vita nella vegetazione rappresentata. L’aspetto più interessante del suo lavoro è nella capacità di individuazione di identità ibride. Le dinamiche inquadrate nelle immagini sono temporanee, in costante evoluzione. Al tempo stesso costituiscono una realtà con specifica identità. Una natura ibrida, né artificiale né naturale, estremamente affascinante. Non si parla solo di “natura naturans” che mette radici in quello che era un luogo dominato dall’uomo, ma di una nuova entità, percepibile quando si è disposti ad andare oltre schemi mentali ordinari.
Lucilla è unica nel fare emergere la bellezza dell’ibridazione, ovunque presente intorno a noi. I più la rinnegano continuamente per comodità, per economia di percezione. Inserire gli ambienti in categorie semplicistiche (artificiale o naturale, ordine o disordine), è una necessità della nostra mente che normalizza la capacità di vedere. Guardare con occhi nuovi come se fosse la prima volta, all’oscuro dell’esperienza, è un esercizio obbligato se si desidera scoprire l’infinito nell’universo in cui ci muoviamo.
Lucilla lo desidera, lo sa fare. Dona i suoi occhi. Di questo le sono grato.

Francesco Tonini


Le fotografie sono consultabili nella galleria in fondo all’articolo.

PIONIERE

[…] in un’epoca che sa distruggere, e lo fa anche in modo massiccio, ma che privilegia il presente, l’immagine e la copia, alcuni artisti sono stati sedotti dal tema delle rovine. Non più come i pittori di rovine del Settecento, per giocare – malinconicamente o edonisticamente – con l’idea del tempo che passa, ma per immaginare il futuro. […]
Marc Auge’ da Rovine e macerie

Il pioniere e’, secondo le definizioni dei dizionari, “l’operaio di cui si serve l’esercito che spiana il cammino e rimuove gli ostacoli”, analogamente le specie pioniere in botanica sono “piante rustiche ed adattabili senza particolari esigenze, a cui spetta il compito di colonizzare un ambiente fisico inospitale. Queste piante esercitano un’ azione modificatrice sull’ambiente, rendendo il terreno più adattabile ad altre specie che si
insedieranno successivamente.”
Pioniere e’ una serie assemblata a posteriori, contiene fotografie di luoghi sparsi per l’Italia realizzati in periodi dell’anno e in anni differenti e con diverse macchine fotografiche. Si tratta di un lavoro svolto al contrario, non piu’ scegliendo una tematica, un soggetto prima dello scatto ma una specie di rivelazione raggiunta lentamente in un secondo momento guardando e rivalutando delle immagini che inizialmente, inserite nei vari contesti, risultavano quasi marginali. Queste fotografie, il cui soggetto sono le piante pioniere che si insediano nei luoghi costruiti e poi abbandonati dall’uomo, sono quindi esse stesse pioniere all’interno della mia ricerca in quanto mi hanno indicato una strada, un modo di guardare chiarificando cosa mi affascinava tanto dei luoghi abbandonati che da anni ricercavo e ritraevo. Scrive George Simmel nel saggio Die Ruine, (Philosophische Kultur. Gesammelte Essays, Klinkhardt, Leipzig 1911)“ La rovina di una costruzione, mostra che nella scomparsa e nella distruzione dell’opera d’arte sono cresciute altre forze e altre forme, quelle della natura, e così, da ciò che in lei vive ancora dell’arte e da ciò che in lei vive già della natura è scaturito un nuovo intero, una unità caratteristica.”Era proprio quell’unita’ caratteristica ad interessarmi piu’ che la stessa architettura abbandonata, era l’intervento della natura a renderla speciale. Secondo Vitruvio, i tre requisiti di un edificio sono utilitas, firmitas e venustas. Nelle rovine, venendo a mancare l’utilità e la sicurezza, rimane in evidenza la bellezza, enfatizzata ulteriormente dallo scontro visibile tra ordine naturale e umano. Nell’interazione tra l’azione naturale e l’azione umana le pioniere oggi mostrano che in realta’ non vi e’ scontro ma pacifica convivenza, il residuo dell’azione umana lasciato a se stesso, abbandonato viene infatti prima o poi “rassicurato”dall’abbraccio della natura che lo riassorbe delicatamente e inesorabilmente. Le pioniere rappresentano il divenire, il coraggio e l’altruismo e il loro insediarsi nei luoghi inospitali per renderli adatti ad altre specie e’ un’azione naturale assolutamente senza sforzi, totalmente affascinante, e’ il frutto del disegno della natura giardiniera che silenziosamente lavora creando delle oasi autosufficienti in continuo mutamento: e’ proprio la perfezione primordiale di questo disegno che avanza ad avermi stregato.

Su di me

L’anima di un luogo deve essere scoperta nello stesso modo dell’anima di una persona. E’ possibile che non venga rivelata subito. La scoperta dell’anima e il suo divenire familiare richiedono molto tempo e ripetuti incontri.
James Hillman “L’anima dei luoghi”

Appassionata esploratrice di anime.

www.lucillaesce.it
Facebook: Secret Gardens

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