Dal Barone Rampante a “crea da solo il tuo gioco” di space2place

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Terrain for Play – disegno di space2place

“Because a playground doesn’t have to cost a million bucks and come in a box. In fact, it’s better if it doesn’t.”
(Non è necessario che una area gioco costi milioni di dollari e che arrivi in una scatola. Anzi è meglio che non lo sia)
Paige Johnson, 2008

Prima di passare all’articolo, in cui citiamo con piacere Italo Calvino e la narrativa fantastica che lo ha reso indimenticabile per generazioni di lettori, ricordo che si parlerà di Calvino e paesaggio fra tre giorni, nella presentazione del bellissimo libro Paesaggi di Calvino di Fabio di Carlo, che avverrà presso il MAXXI di Roma giovedì 23 gennaio alle ore 18:30.

M. Paul Friedberg - Jacob Riis House, New York, 1966
M. Paul Friedberg – Jacob Riis House, New York, 1966

I due ricordi più belli della mia infanzia, che riguardano aree gioco, sono legati a luoghi che oggi non potrebbero neanche esistere, per ragioni di norme di sicurezza, standardizzazione delle strutture per il gioco, mancanza di immaginazione. I bimbi ne hanno tanta, e se non possono praticarla, questa si vendica trasformandoli in zombie.
Ebbene il primo di questi due luoghi era una piazza, al centro della quale vi era una fontana circolare in cemento, di circa tre metri di diametro, nella quale avrebbe dovuto stazionare dell’acqua. La fontana era secca, profonda circa un metro e con il bordo circolare che degradava verso l’interno con una pendenza, che ora non ricordo bene, ma che doveva avere un angolo tra i 30 ed i 45 gradi. Ricordo che sedevo sul bordo della vasca con altri bimbi e che ad un certo punto caddi dentro e mi ritrovai con i piedi sul fondo. Provai a risalire, ma le mie scarpe scivolavano sul bordo inclinato, rasato e liscio. Non mi preoccupai molto ed altri bimbi scesero pensando fosse divertente. Nessuno riusciva ad uscire, così ci mettemmo a girare correndo intorno, nei pressi del bordo. Capimmo presto che correndo oltre una certa velocità si poteva restare sul bordo inclinato e che addirittura si poteva salire e scendere a piacimento, grazie a quello che un giorno compresi si spiegava con lo studio del moto rettilineo uniforme e della forza centripeta. In breve, la fontana secca divenne il punto di ritrovo di tutti i bambini del quartiere.
Il secondo luogo che ricordo con immenso piacere è ancora vivido in me, nonostante avessi solo quattro anni. In un complesso sportivo di una città del Mar Adriatico, inserito in un giardino con siepi di rosmarino ed alti pini di aleppo, io e mio fratello scovammo un labirinto appoggiato su una distesa di sabbia fine. Il labirinto era composto da muretti di cemento, alti quanto me, che disegnavano una serie di cerchi concentrici con vicoli ciechi e di tanto in tanto delle aperture basse per strisciare verso l’esterno in caso di difficoltà. Ho amato quel posto in modo intenso. Potevo perdermi, sentirmi indipendente, vivere il mio mondo, fantasticare su mostri che mi inseguivano, e giocare un nascondino infinito con mio fratello. Tutto a discapito di mio nonno che, a seguito di richieste insistenti, ci portò al labirinto tutta l’estate.

Lawrence Halprin - Freeway Park – Seattle, WA, USA
Lawrence Halprin – Freeway Park – Seattle, WA, USA

Due luoghi che hanno caratterizzato la mia interpretazione del gioco da bambino, uno casuale, l’altro progettato, non erano affatto oggetti tutti uguali e di brutto design, che si vedono oggi nei parchi di tutte le città d’Italia. Parlo di quelle orribili strutture colorate in plastica e metallo che, a detta di chi le produce, sono sicure al cento per cento. Forse anche la fontana ed il labirinto erano brutti. Fatti di cemento, senza colore, senza vita apparente. Ma la vita, nel gioco, ce la deve mettere il bambino. Fui io a fornire ciò che mancava, con l’immaginazione. Avevo scoperto un gioco che andava esplorato, che non era “standard”, che non era sicuro al cento per cento, ma che era il massimo del divertimento.

Questa frase è esplicativa:
“Better a broken arm than a broken spirit.”
(Meglio un braccio spezzato che uno spirito infranto)
Lady Allen of Hurtwood, 1968

La nostra letteratura è una inesauribile fonte di esempi di come si possa curare lo spirito. Come non citare in questa occasione “Il Barone Rampante” di Italo Calvino. Il protagonista del libro Cosimo, spinto dalla ricerca di libertà e dalla voglia di ribellione alle regole, trasforma i boschi del paesaggio ligure in un parco gioco senza limiti. La sua immaginazione gli permette di dialogare con gli alberi, considerarli dispense di cibo, riparo, scale, letto, amici, tutto quello di cui aveva bisogno. E’ l’immaginazione che costituisce il cuore del gioco, la struttura è solo il veicolo di stimolazione della creatività. Come si può essere stimolati da strutture tutte uguali, decontestualizzate, standard, come quelle che le amministrazioni locali piazzano ovunque per pigrizia e mancanza di voglia, sopra quattro fili di erba ingiallita?
Basta qualcosa di povero ma ben pensato, per permettere che i bambini si divertano, si ingegnino, possano vivere liberi come vogliono, almeno per un paio di ore fuori di casa. Un semplice muretto da scalare, una collinetta da cui buttarsi, un disegno colorato sulla pavimentazione. Semplici ed economici elementi che possono scatenare effetti benefici persistenti nello spirito di ogni bambino.

Kuro Kaneko - Teppozu playground, Chuo-ku, Tokyo, 1935, re-built 1962
Kuro Kaneko – Teppozu playground, Chuo-ku, Tokyo, 1935, re-built 1962

La guida che il gruppo space2place ha prodotto per il notevole sito Playscapes, è un interessante studio di come si possa creare uno spazio gioco con soli movimenti di terra.
Sarei molto lieto se i progettisti interni alle amministrazioni pubbliche italiane smettessero di affidarsi solo a ditte che producono strutture gioco di design senza design, ed iniziassero a creare vere aree gioco, appropriate per i luoghi che vanno a modificare.
Pensare non costa nulla, fa risparmiare in fase di realizzazione, ed alleggerisce la vita di coloro che potranno godere di quel pensiero fatto gioco.

Per un approfondimento, potete guardare il video della conferenza Paesaggi ludici, crescita e gioco

Francesco Tonini

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