Viaggiare per far “nascere luoghi” e “generare la memoria”

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“Infiniti sono (i) posti in cui ci possiamo collocare per vedere come è fatto il paesaggio.”

Non è solo farina del mio sacco. Anzi, la totalità delle citazioni di questo articolo sono state tratte dal testo scaturito dall’intervento:

Socco C. (1999) Paesaggio, memoria collettiva e identità culturale, Forum “Paesaggi italiani, per il governo delle trasformazioni, Castelfranco Veneto.

Poi il resto è una serie di considerazioni che sono sorte spontanee ed hanno bussato sulle mie palpebre affinché le schiudessi quanto bastava a pensare.

“il “paesaggio visivo” o “percettivo” è un paesaggio inesistente; per farlo esistere dobbiamo dire a quale significato ci fa approdare.”

Paesaggio musicale, visivo, mentale, illusorio…..il paesaggio è sempre nella nostra testa, pronto a rivelarsi in base all’imponderabilità degli eventi. Così, l’occasione di un viaggio in terre a me estranee, oltre il limite del fiume PO, mi ha catapultato in ambienti che non pensavo esistessero. Gomo, mezz’ora a sud-ovest di Milano, posto su di un cucuzzolo isolato in una pianura all’apparenza senza fine. La collina che non ti aspetti di trovare. Ed i brevi pendii su cui si erge sono bagnati da un sole e accarezzati da un brezza non appartenente alla pianura del clima continentale che circonda la capitale economica della penisola.

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“senza il soggetto che, collocato in un determinato posto, si guarda intorno per decidere dove si trova, il luogo non nasce: il luogo nasce dall’interazione del soggetto con la fisicità del territorio (…) viene da questo trasformato nel senso del proprio paesaggio”

Con un accostamento banale non ho potuto non immaginare di essere sulle dolci colline marchigiane, punteggiate qua e la da casali tanto ambiti da forestieri in pensione. Il mondo è pieno di sorprese? No, il territorio ci sorprende sempre perché cosi deve essere, è la natura della realtà. E viaggiare non è altro che il modo migliore di vivere la realtà. Si fa esperienza di un posto, lo si elegge luogo, lo si immagazzina nella memoria incastonandolo nel mosaico dei sentimenti, e si cerca di condividerlo con gli altri, se non altro per raccontare l’unica cosa per cui è degna la vita, l’unica verità che possiamo sperimentare come genuina perché generata dentro di noi: il sentimento.

“il flusso del vissuto non avviene mai nel vuoto, ma nella matericità dei luoghi che vi fanno da teatro (…) se non avessimo un immaginario paesaggistico non sapremmo più dove siamo e verso dove vogliamo andare.”

La virtualità della rete ci fa sperdere, ci toglie radici che non verranno mai più recuperate! Ed allora lo strumento che mettono in atto i Social Networks sono grandiosi e dalle potenzialità infinite, ma i contenuti che diffondono devono essere generati nella realtà, nel territorio, vivendo.

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“la memoria mette in azione quella dimensione cognitivamente imperfetta della sfera del senso dove risiedono le nostre emozioni, delle quali in qualche modo dovremo pur dare ragione, se non vogliamo trascurare una fetta importante del senso del paesaggio”

Evviva le emozioni ed il tentativo di veicolarle, perché genera l’arte che è in ognuno di noi.

“tutti i vedenti vedono, ma quando si tratta di dire cosa vedono si scopre che ognuno vede solo ciò di cui sa parlare”

Questo è l’unico limite dell’arte. Ritengo che il mezzo con cui riesco ad esprimermi meglio è la fotografia. Ed allora condivido con voi le mie foto.
I territori rappresentati in queste immagini non sono immuni da inquinamento, come quasi tutto il territorio italiano del resto. Lo scarto tra ciò che ci dice la scienza ecologica e ciò che il nostro immaginario collettivo identifica come valore di naturalità è sempre più ampio. Un paesaggio ordinato alla vista ha quasi sempre un valore naturalistico inferiore ad un impervio ed impenetrabile territorio composto di una vegetazione respingente ed esteticamente irrilevante. Ma non è di questo che voglio parlare. Non mi interessa una analisi del luogo che ho scoperto e che ha impresso una nuova memoria in me.

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Il modello che ho percepito, in forma di teatro che mi si è presentato davanti, è una unità di paesaggio a mio avviso indimenticabile.
Un paesaggio composto da pochi elementi, ma molto significativi per me, in quel momento ed in quelle condizioni emotive, che ora cerco di riguadagnare nel guardarlo nelle immagini che ho impresso sul sensore della mia fotocamera. Il pensiero è stato sin da subito quello di condividerle con voi e con il me stesso di oggi. Spero di esserci riuscito, per quanto si possa riuscire attraverso lo schermo di un PC. Per questo ho, per la prima volta credo su paesaggiocritico, manipolato le immagini nel tentativo di replicare le emozioni di quella magnifica serata. Grazie anche a voi per aver tentato di fiutarle guardandole.

Senza la spinta emotiva il nostro corpo non si metterebbe in moto, ma neppure sapremmo distinguere tra la bellezza e, per quanto discutibile, la bruttezza delle cose. Una cosa su cui bisogna per forza fare i conti.

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Il nostro sito tenta continuamente di fare i conti con la bellezza. Ambiamo ad essere un documento di memoria storica del paesaggio, ma non possiamo certo esimerci dal tentare di contribuire anche alla memoria collettiva del paesaggio. E’ questa che decide delle sorti del nostro territorio, che lo vede, che lo rispetta, che lo elegge a tradizione e cultura.

Francesco Tonini

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