“S/CULTURA” NELLA VALLE DEL TREJA – di Serena Tosti

1 Calcata (1)

Siamo felici di presentare l’articolo conclusivo di un filone di scritti legato all’arte nel paesaggio, che ha indagato l’interessante interazione tra il corso di Scultura Ambientale dell’Accademia di Belle Arti di Roma ed il territorio pedemontano del Lazio. Vi lasciamo dunque al puntuale articolo di Serena Tosti.

Francesco Tonini


di Serena Tosti – Laurea in Storia e Conservazione del Patrimonio Artistico

Un “periodo di formazione” è tale in quanto determina una “forma”.
Dopo la fase progettuale, “I Luoghi della S-Cultura: pause d’arte sul sentiero”, esplicita la propria fisionomia di Sentiero d’Arte nel viterbese Parco Regionale Valle del Treja, a Calcata.
Il tessuto boschivo accoglie permanentemente le sette sculture lapidee, create durante l’anno da allievi dell’Accademia di Belle Arti di Roma e da Oriana Impei, loro docente di scultura.
Un progetto di produzione artistica che attualizza la tradizione dei Parchi Tematici italiani. Campo del Sole a Tuoro (PG), negli anni ‘80, sviluppava la tematica della “Colonna”, negli anni ‘50 nasceva il Parco di Pinocchio a Collodi (PT), e Calcata Vecchia oggi si propone sul tema della “Natura”.
Del resto, natura e arte sono le protagoniste storiche di questo luogo. Un suggestivo borgo medievale arroccato su uno sperone tufaceo, eletto, sul finir del secolo, a musa e isola di artisti.
E se, nella varietà di interventi d’arte nella natura, i giardini delle ville rinascimentali proclamavano la potenza del committente, il vicino Parco dei Mostri di Bomarzo suscitava inquietudine, e vari parchi decantavano lo svago e il divertimento, il Sentiero d’Arte di Calcata intesse una relazione nuova tra la natura e l’uomo.
Un percorso in cui il fruitore coopera alla realizzazione dell’opera, riconoscendone l’artisticità, tanto quanto fa l’autore col suo talento individuale. Non più l’artista genio della concezione romantica, estraniato dalle relazioni sociali e creatore di opere di valore assoluto. Non a caso, nel Workshop finale, lo spettatore partecipa al compimento in loco delle sculture, quasi come, remotamente, un garzone di bottega assisteva all’operato del suo maestro d’arte.
“Luoghi della S/Cultura”, appunto, “Cultura”, dal latino colĕre, “coltivare”, indica la conoscenza, elemento indispensabile per le attribuzioni di valore. Ecco come le scuole materne fino ai licei in visita, vengono rieducate alla stima e rispetto per l’arte, e inoltre con una libertà tattile e motoria scongiurata dai tradizionali circuiti museali.
Il materiale principe, pietra locale come è tradizione dei Sentieri d’Arte, è il peperino di Vitorchiano (VT), eloquente nel lavoro dello scultore, in quanto le parti dure di basalto abradono e respingono la lama del disco meccanico, rispondendo al taglio con il fuoco.

La peculiarità insolita di questo Percorso d’Arte, è che l’iniziale gestazione nelle viscere boschive è poi terminata con un parto a ridosso dell’urbe, a causa degli smottamenti del terreno nei tratti più interni.

2 Quattro Porte Genetiche - Rafail Georgiev (4)
La scultura che inaugura il Sentiero è Quattro Porte Genetiche di Rafail Georgiev.
Collocata in Piazza Roma, rievoca il verticalismo squadrato degli obelischi nella cinquecentesca Roma Sistina, punti prospettici dei nuovi assi viari cittadini. Dei rettilinei urbani sostituiti qui da serpentine curve del suburbio.
Come in Tempio degli Elementi, del precedente Percorso Artistico a Castiglione, nuovamente un’archi-scultura e nuovamente un fulcro visivo a strapiombo sul belvedere, ispirato all’antico Tempio della Sibilla a Tivoli.
Si mostra come uno statico blocco materico, progressivamente più libero, dinamico e svuotato della materia, quattro porte mosse dal vento e aperte a passaggi vitali.

3 Tensione per l’Ascesa - Franca Ietto (4)
A scendere lungo Via della fontana vecchia, l’isolata Tensione per l’Ascesa di Franca Ietto, rimarca la doppia istanza urbe-natura. Metà superficie levigata, in accordo alla realtà artificiale del borgo, e l’altra metà ruvida e frastagliata, rivolta al sentiero boschivo.
Ma anzitutto, è una duplice valenza dell’essere umano e della natura stessa. L’instancabile tentativo dell’uomo d’innalzarsi verso la dimensione divina, e la caduta inesorabile sui propri limiti umani. Caducità dell’origine naturale, finitezza temporale, ma anche una natura che crea la materia e può distruggerla con una rossa colata magmatica. Una tensione, del resto, racchiusa nell’equilibrio della forma circolare, simbolo di compiutezza e perfezione divina.

4 Cariatide - Amedeo Porru (6)
Cariatide di Amedeo Porru, desacralizza l’immaginario comune introducendo ironicamente note biografiche. Lo scultore sardo attinge dalla sua terra un’usanza che agevola la tosatura degli ovini, il cosiddetto “incaprettamento”, per cui l’animale è stante e immobilizzato dalla legatura dei quattro arti.
È una lapidea pecora tosata, di cui ludicamente il titolo richiama l’ideale femmineo della cariatide classica, e ne irride la funzione di sostegno architettonico nell’inadeguatezza del peperino a supportare carichi.

5 Metamorfosi nella Natura - Bekim Fisti  (5)
Bekim Fisti realizza Metamorfosi nella Natura, blocco monolitico ispirato al Sacro Bosco di Bomarzo. E se, nel gruppo scultoreo di G. L. Bernini, la mano di Apollo già tangeva la corteccia umana di Dafne, anche qui la forma chiusa della possente figura umana esplicita una mutazione in atto, un reticolo vegetale che conquista la superficie e radica l’opera nel contesto.

6 Arco Vitale - Chiara Santolamazza.  (3)
Passando alla Strada Ceciuli si entra nel cuore del parco, con una nascita, Arco Vitale di Chiara Santolamazza. La linea chiusa morbidamente modellata, rievoca l’effetto di massa lapidea, molle e pastosa, che Pietro da Cortona già sperimentava nella facciata della Chiesa di SS. Martina e Luca.
È una forma ispirata ad un frammento della figura umana. Arco vitale come ciclicità mutevole dell’essere, ma anche pienezza che armonicamente accoglie una cavità generatrice.

7 Cappello di foglie - Oriana Impei (1)
Mimetizzata tra vegetazione e terra affiora Cappello di foglie, creazione della docente di scultura Oriana Impei.
La costante del doppio elemento nelle sue opere, attraversa un’iniziale ricerca di complementarità, con forme geometriche e speculari, sino ad una matura pienezza generatrice.
L’artista infatti, dà vita ad una forma stilizzata, avvolta da foglie, che omaggia la realtà femminile e genera, come una terra madre, un piccolo nucleo satellite. Una foglia leggera come uno svolazzo barocco, in equilibrio tra la saldezza dell’origine e l’autonoma libertà spaziale.
Dall’uso degli antichi romani per i busti di uomini illustri, questa è l’unica scultura lavorata in travertino noce imperiale. Un compromesso cromatico con l’ambiente, sebbene la nota squillante del bianco travertino navona, risuoni nella piccola foglia e nell’ultima scultura del sentiero.

8 Incontro con la Natura - Solmaz Vilkachi (3)
Appunto, scultura conclusiva e sintetizzante, Incontro con la Natura di Solmaz Vilkachi.
Ricapitola tutti i materiali utilizzati nel percorso, peperino travertino e tufo, ma soprattutto, è un libretto d’istruzioni per i Sentieri d’Arte. L’uomo può ritrovare se stesso nel dialogo con la natura attraverso il linguaggio del gioco, proprio come le tre figurette umane interagiscono divertite con tronchi d’albero lapidei.
Colonne “laboratas ad tronchonos”, già Bramante le elaborava a Milano, dalla lezione di Vitruvio sull’origine lignea degli ordini architettonici.
Natura, dunque, musa delle creazioni artistiche dell’uomo, e arte, a sua volta, trait d’union tra l’uomo e la natura.

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