Paesaggi Senza Confini – emozioni da mondi paralleli – passaggio 2: Herbert D’Ambrosio

Herbert D'Ambrosio (1)

“E’ l’immaginazione che conta, non la percezione”
Wilhelm Worringer

In Astrazione e empatia, la tesi di Wilhelm Worringer del 1906, pubblicata con successo nel 1908 e letta da migliaia di artisti delle avanguardie del primo ‘900, l’autore ha cercato di spiegare come gli stili artistici si sono evoluti nei millenni, al fine di rispondere alle richieste di felicità del momento. In sintesi quello che sosteneva Worringer è un pensiero molto fine: in periodi storici confusi, in cui è alta una attività degli istinti umani e lo spettro dell’agorafobia si palesa con intensità, l’arte propone stili astratti, che semplifichino la percezione del mondo ed aiutino a rifugiarsi in forme semplici; in periodi storici in cui l’istinto si indebolisce e vi è necessità di un riavvicinamento alla forma organica, l’arte si orienta verso l’empatia e crea gli stili figurativi, ricchi di vita e particolari.
Se trasportiamo questo discorso agli ultimi cento anni circa, proprio dal momento in cui i movimenti artistici astratti si sono susseguiti a ritmo costante e preponderante, questo vorrebbe dire che l’umanità è nel mezzo di una bufera emozionale che ha precedenti solo in quella fase, corrispondente alla fine del medioevo, in cui il bisogno di tornare a forme chiare, ad un ordine lineare, venne poi definito qualche secolo dopo con il nome “rinascimento”.
A parte la fotografia di paesaggio, in cui la lettura del territorio assume sfumature varissime che vanno dall’empatia all’astrazione, le arti che si occupano di paesaggio tendono ad evitare di confrontarsi con forme troppo organiche da decenni. La confusione che si è impadronita della società, in balia continua di evoluzioni tecnologiche incessanti e di cambiamenti economici repentini ed altalenanti che investono in maniera indelebile il paesaggio con forme speculative, sembra siano trattate dagli artisti in maniera astratta, nel tentativo di ricercare le radici del cambiamento e soprattutto le origini di un paesaggio che mai come oggi è stato così poco chiaramente percepibile nella commistione con aree urbane ricche di fenomeni alienanti per l’uomo.
Herbert D’Ambrosio non esce dallo schema stilistico astratto, ma lo fa paradossalmente in maniera empatica. L’artista, con cui abbiamo parlato a lungo, ci ha più volte affermato che non vuole rinunciare alle emozioni, ma lo fa trasportandosi in un mondo di sogno che gli permette, con chiarezza, di riesumare sensazioni primordiali, ma in apparenza sotto controllo. I paesaggi di Herbert sono ricchi di colore e di forme organiche animate, ma tutte inserite in un contesto molto semplice e semplificato. Lo spazio diviene etereo, in sostanza assente, la prospettiva non risponde a regole precise e la forma geometrica più pura, il cerchio, immedesimato in bolle fluttuanti ci ricorda quanto vi sia bisogno di credere in qualcosa di perfetto.
Ci regaliamo quindi un viaggio in un semplice e meraviglioso mondo fantastico, quello di Herbert D’Ambrosio, prima di avventurarci, nei prossimi articoli, nello scempio reale della nostra società e del nostro paesaggio, che mai come oggi soffre dell’incertezza causata dall’egoismo dei singoli.

Francesco Tonini


Le immagini dei dipinti sono consultabili nella galleria in fondo all’articolo.

La recensione dell’artista Herbert D’Ambrosio
di Francesca Iozia, Laurea in Storia e Conservazione del Patrimonio Artistico

“Che cos’ è il bello? È tutto ciò che dà emozione, tutto ciò che muove qualcosa”.

Con questa affermazione è iniziata l’intervista a Herbert D’Ambrosio, artista romano la cui formazione inizia a soli quattordici anni nella fonderia trasteverina dello zio Remo Andrometti e che proseguirà con il Liceo Artistico. La scultura in bronzo rappresenta il suo primo banco di prova nel mondo artistico, anche se presto si rivolgerà maggiormente alla pittura. Inizialmente è una pittura figurativa, di paesaggi e ritratti, e poi, riappropriandosi quasi inconsciamente di quel tipico procedere per via di levare della scultura, applica una sintesi ed eliminazione del superfluo, approdando con maturità tecnica e formale a un linguaggio astratto, in cui l’istintività e l’equilibrio armonioso dei colori danno vita a composizioni di grande impatto emotivo.

Sperimenta e approda poi a uno stile fortemente personale, caratterizzato e originale, un mondo surreale, onirico, fantastico in cui riappare l’elemento figurativo ma che, in questo caso, interpreta un mondo sognato, immaginato, colorato, “un gioco continuo”, in cui tutto è possibile e non ci sono più legami con la realtà. Una sorta di paradosso poiché è una rappresentazione artistica che di veridico non ha nulla, “è un sogno” ma che trae linfa vitale dal quotidiano vivere, da quelle sensazioni, esperienze e emozioni che nel mondo reale l’animo sensibile dell’artista riesce a cogliere ricodificandole nel linguaggio pittorico. E così entrando in questo mondo altro, fatto di gioco e magia, ci si spoglia delle regole, del tempo, della gravità, e si vola condotti dalla fantasia in luoghi e spazi incantati dove tutto può accadere. I pesci volano in cieli stellati sempre luminosissimi, le bolle di sapone leggere e trasparenti trasportano cose, persone e animali, fiori e alberi galleggiano sul mare e la luna si fa locomotiva di personaggi vagabondi desiderosi di libertà e di girare il mondo… tutto diventa simbolo e stato d’animo.

Attraverso una lettura facile, istintiva, alla portata di tutti, ci si addentra in una pittura che a primo impatto evoca il mondo dell’infanzia, ricordando i libri delle fiabe, ma ad un’osservazione più attenta ci si accorge che l’intenzione di questo repertorio di fantasia è quella di sollecitare negli adulti la capacità immaginativa propria dei bambini.

Nelle sue creazioni Herbert utilizza ricchissime gamme cromatiche vivaci e luminose da cui è escluso un unico colore, o meglio un non colore, il nero. Sperimenta le più varie tecniche artistiche dagli acrilici, agli oli, agli smalti, e tutto ciò diventa funzionale al raggiungimento del risultato ideale insito nella mente dell’artista. Non segue modelli artistici di riferimento specifici, e anche in questo si esprime la libertà assoluta dell’artista, quella di esprimere il proprio mondo interiore in maniera poetica, scissa da qualunque influenza, così come per lui libera dovrebbe essere la scelta nell’acquisto di una qualunque opera d’arte senza il condizionamento prioritario del suo valore economico.

Emozione, dunque, è la parola chiave di tutta la ricerca artistica di Herbert. Per lui qualsiasi forma artistica è un espressione di coraggio, di scegliere questa strada e di seguirla in modo esclusivo, come vocazione. “un quadro, una musica, una poesia non è soltanto il momento in cui dipingi o scrivi, ma è tutta la giornata”. L’arte ingloba la vita, è in simbiosi con essa. Sono proprio le esperienze della vita, le sensazioni, le emozioni vissute che generano la creazione artistica “la devi vivere, ti deve prendere tutto”. Herbert vede il proprio percorso artistico come un continuo divenire, un’evoluzione lenta e progressiva, non priva di momenti di stallo e cambi di rotta, in cui non è possibile indicare una fase o un’opera più importante dell’altra poiché tutte sono collegate e tutte vissute intensamente e in questa visione è la produzione del presente quella sempre più avvincente perché è quella che attualmente vive e lo coinvolge maggiormente.

L’artista collabora da molti anni con la galleria Il Mondo dell’Arte di Roma e le sue opere sono apprezzate oltre che in Italia, anche in Svezia, Olanda, Germania, Portogallo, Grecia, Giappone e Stati Uniti in cui ha esposto in numerose personali e collettive. In particolare ricorda le esposizioni in Svezia, soprattutto a Stoccolma, e in Olanda tra gli anni 80-90, per la grande considerazione e rispetto riservata agli artisti in questi paesi.

Interessante ed esemplificativo della sua sensibilità, è l’assenza totale dei titoli nelle opere, sono infatti i galleristi che eventualmente li inseriscono. Intitolare un quadro, infatti, significa per lui togliere una parte importante dell’emozione trasmessa all’osservatore, poiché si impone con il titolo un tipo di visione, una lettura interpretativa condizionante. “Se dò il titolo, ti tolgo il sogno, te lo distruggo. Il quadro è personale, il titolo è tuo” e questo a mio avviso è un gesto davvero generoso.

I contatti di Herbert D’Ambrosio:

Sito di Herbert: www.herbertdambrosio.it
Mobile: +39.338.9126185
Email: quadri@herbertdambrosio.it

BREVE BIOGRAFIA

Herbert D’Ambrosio è nato a Roma il 28 giugno 1955. Già da giovanissimo manifesta una certa predisposizione all’arte e all’età di soli quattordici anni frequenta la fonderia dello zio Andrometti Remo, maestro nella lavorazione del bronzo. Lì impara a modellare, a creare dal nulla; conosce artisti provenienti da ogni parte del mondo, affinando così quella sensibilità che è patrimonio necessario ad ogni artista e di cui peraltro è già particolarmente dotato. Sarà questa la scelta che condizionerà il suo futuro. Frequenta il liceo artistico, la scuola di figura e di scultura. Da quel momento il suo percorso artistico è in continuo crescendo e le sue opere vengono attualmente apprezzate oltre che in tutta Italia anche in Portogallo, Svezia, Germania, Grecia, Olanda, Giappone e negli Stati Uniti. Oggi vive in una località amena della verde Umbria, dove può dar sfogo al suo profondo e sensibile spirito artistico, lontano dai ritmi frenetici della sua città.

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