Paesaggi ludici, crescita e gioco – video del seminario di aggiornamento del 27 febbraio 2013

paesaggi-ludici

“Il gioco è una attività serissima.”

Daniela Beccari, durante la conferenza

L’essenza del bambino, il suo bisogno primario è quello del gioco. Un diritto fondamentale che non va sottovalutato.
Ed i parchi gioco, totalmente ignorati dalle amministrazioni locali italiane, specialmente quelle del centro-sud che pensano sia sufficiente piazzare uno scivolo in mezzo ad un prato falciato, sono di qualità sciatta, se non infima.
La conferenza organizzata dall’AIAPP centro Italia ed introdotta dalla presidentessa Maria Cristina Tullio lo scorso 27 febbraio 2013 presso la Casa dell’Architettura di Roma, è stata un primo passo, che vogliamo assolutamente approfondire, nei confronti dell’universo fondamentale dei parchi ludici per tutte le età, e del loro inserimento paesaggistico nell’ambiente cittadino.
Le aree gioco sono uno strumento fondamentale per lo sviluppo motorio, sociale e psicologico dei bambini, e quindi è necessario che siano progettati da professionisti, supervisionati da psicologi e specialisti dello sviluppo motorio, e realizzati da ditte competenti che sappiano concretizzare gli studi e le ricerche di chi sa come creare spazi gioco educativi adatti alla crescita di persone di tutte le età, bambini, adulti, anziani e diversamente abili.
La conferenza si è aperta con le parole esperte di Daniela Beccari che ha fatto un sunto della necessità del gioco per i bambini. Ha poi seguito l’intervento di Amilcare Acerbi, presidente di GioNa (Associazione Nazionale delle Città in Gioco), una persona che da decenni si confronta con le amministrazioni locali e che conosce i problemi ed i cavilli burocratici e politici che impediscono la realizzazione di aree gioco di qualità. Sono poi intervenuti due specialisti del Dipartimento di Salute Pubblica e di Medicina della Comunità dell’Università di Verona, Guido Francesco Fumagalli e Patrizia Tortella, che con competenza assoluta ci hanno esposto gli studi e le ricerche che permettono di acquisire i dati necessari per un corretto indirizzamento delle metodologie di apprendimento del gioco dei bambini.
Hanno poi proseguito la mattinata gli interventi dei soci Aiapp, Barbara Invernizzi ed Uta Zorzi Muhlmann che ci hanno parlato nell’ordine delle specie vegetali adatte alle aree gioco e dell’esperienza personale nella progettazione di spazi ludici all’aperto. Ha chiuso la mattinata il contributo di Irene Soriano e Raquel Diaz della rivista Paisea, che hanno esposto le linee editoriali della loro bella rivista.
Il pomeriggio è stato invece dedicato alle aziende produttrici di aree gioco e spazi ludici per tutti, ditte serie che si impegnano nella progettazione e sviluppo di nuove attrezzature rispondenti alle rigide normative in materia, che lasciano poco spazio di manovra per quanto riguarda l’estetica e l’originalità delle stesse.
Hanno dunque esposto le loro linee di prodotti e le loro filosofie progettuali le ditte:

MODO
Proludic
Waterplay
Legnolandia
Demetra
Verdesport
Euroform
Lappset
Bindi Prato

Prima del video riassunto della conferenza, che trovate in fondo vorrei ricordare un’altra citazione pronunciata durante la conferenza:

“Le aree gioco vanno inserite in un contesto sociale e culturale adatto.”

Amilcare Acerbi, durante la conferenza

Questa frase credo sia fondamentale. Le aree gioco non possono essere calate dall’alto e piazzate alla rinfusa nella speranza che possano cambiare il destino delle nostre tristi città. Vanno inserite in un contesto sociale preparato per accogliere i bambini in una situazione sana e priva di turbamenti. Vanno inserite in un contesto culturale che sappia trasmettere ai giovani umani l’amore per la terra, per le tradizioni, per la cultura in cui sono nati. Vanno inserite, aggiungo io, in una contesto paesaggistico che possa trasmettere la passione per l’ambiente, per la bellezza, per l’estetica del paesaggio italiano.
Tutto questo è ignorato dalla maggior parte dei nostri amministratori pubblici locali, che di fatto quindi sono ignoranti.

Francesco Tonini

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