Il Giardino dei Ricordi al cimitero Flaminio – Prima Porta, Roma

Ricordi (9)

Progettista: arch. Roberto Vannelli

Luogo: Prima Porta, Roma

Committente: AMA e Comune di Roma

Superficie: 25000 mq circa

Anno: 2005

Fotografie: Francesco Tonini e Luca Dionisi

Cosa ne pensiamo: Luogo suggestivo che assolve al suo scopo ma che avrebbe potuto offrire maggiore varietà vegetale

Siamo molto dispiaciuti e chiediamo scusa, all’architetto Roberto Vannelli, per aver lasciato passare quasi due anni dalla data del nostro appuntamento per discutere del Giardino dei Ricordi. Come potete vedere dalle immagini, abbiamo visitato il giardino in un caldissimo giorno di fine luglio del 2011. Subito dopo andammo in vacanza e perdemmo il materiale dell’intervista, comprese le foto del giardino. Ma il nostro archivio, diviso in decine di dischi rigidi, non risparmia sorprese e qualche giorno fa ho avuto la fortuna di ritrovare il materiale. Con grande piacere presentiamo dunque oggi il Giardino dei Ricordi, luogo che tutti gli studenti di architettura del paesaggio di Roma dovrebbero visitare, e che si trova all’interno del Cimitero Flaminio.

Il Cimitero Flaminio si trova nella periferia nord di Roma, posto fra la Flaminia e la Tiberina, a ridosso della stazione di Montebello della ferrovia Roma-Civitacastellana-Viterbo.
Con i suoi 150 ettari di estensione, è il cimitero più grande d’Italia. È percorso da 70 km di strade interne, sulle quali si circola con automezzi e autobus.

Il concetto del progetto nasce da suggestioni letterarie riguardanti il passaggio dalla vita alla morte. A livello planimetrico il giardino si presenta come un invaso circolare dalla forma imperfetta, pensato come se fosse una conca di origine naturale, raccolta e contornata da una vegetazione molto fitta, in modo da dare l’impressione di entrare in un luogo racchiuso ed intimo, che fa riferimento all’idea del giardino Persiano e del paradiso terrestre. Nel progetto iniziale era addirittura previsto lo scavo della collina per rafforzare questa sensazione, idea poi abbandonata per ragioni logistiche.
Gli elementi che caratterizzano il progetto sono pochi e simbolici come la forma circolare, indicata da un percorso ligneo che muore nel prato e da un muro di contenimento che limita il giardino dalla parte del crematorio. All’interno del giardino è invece realizzato un pontile, una sorta di trampolino che assolve alla chiara funzione di sbalzo verso il versante della collina, sotto il quale è collocato un grande piatto circolare, un calice con zampilli d’acqua con un macchinario, al suo interno, che aiuta a disperdere le ceneri dei defunti nella collina stessa. Le ceneri vanno quindi ad arricchire lo stesso terreno della collina, concimandolo per la nascita di nuove piante, al fine da creare il circolo della vita. Ma il percorso sul trampolino ha anche una valenza simbolica, quella del viaggio della vita e del trapasso. Anche i materiali del trampolino ricordano quelli del ponte di una nave, ad indicare ulteriormente il tema del viaggio.

Nella fase realizzativa del Giardino dei Ricordi sono intervenuti dei fattori che hanno in parte modificato il progetto originale. Alcuni elementi sono stati trasformati peggiorando l’effetto previsto inizialmente dal progetto, come l’ombreggiamento, che sarebbe dovuto essere garantito da specie arboree a chioma allargata. Queste invece sono state sostituite dall’AMA durante i lavori, che ha optato per alberi a forma fastigiata come i cipressi e le magnolie, che indicano sicuramente la forma classica del cimitero, ma che non garantiscono la frescura necessaria. Un’altra caratteristica originale disattesa in fase realizzativa è stata la grande lapide di contenimento circolare in travertino dove vengono applicate le targhe a memoria dei defunti “dispersi”, che è stata rimpicciolita e che assomiglia più ad un parapetto del terreno che ad un elemento simbolico. Un terzo elemento modificato è stato l’utilizzo del tufo per la pavimentazione di ingresso al giardino, che non ha garantito la resistenza all’usura come previsto dalla pavimentazione in selce scelta dall’arch. Vannelli. Anche all’interno del giardino è stato posto del tufo per la pavimentazione, che non inficia l’uso del giardino, ma che non ha garantito quella varietà cromatica delle pietre scelte da Vannelli, rigatura di Santa Fiora, travertino e basaltina che avrebbero dato un tocco prezioso al cammino verso il trampolino.
Ad ogni modo le specie vegetali scelte per la “conclusione” del giardino sono tutte specie appartenenti alla serie vegetazionale mediterranea, corbezzoli e specie del sottobosco e poi alberature varie: olmi, roverelle, cipressi, palme nane, lecci, anche se alcuni accostamenti sembrano forzati.
A metà della collina comincia una lunga passeggiata in terra battuta costeggiata da tigli, purtroppo lasciata un po’ andare a causa della mancanza di manutenzione.
Il tema della mancanza della manutenzione è chiaramente evidente anche in questo giardino, come in tutti i giardini della capitale, anche se qui ci si aspetterebbe una maggiore cura, visto il già fragile stato d’animo delle persone che vengono a dare l’ultimo saluto ai propri cari.
Quello che avremmo dunque voluto vedere maggiormente sviluppato, è quindi proprio quella caratteristica che definisce un giardino tale: maggiore varietà nella scelta delle specie cespugliose, più colore, accostamenti meno banali. Ma come evidenziato dall’architetto, questa lacuna è dovuta ad una serie di concause, non ultima, la mancanza di sensibilità e capacità dei responsabili della fase di realizzazione.
Una dei punti deboli di chi si occupa della capitale, no?

Francesco Tonini

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