Media ed alta valle dell’Aniene – Paesaggi “incantati” non ammirati

Alto-Aniene

“Due o tre ore di cammino dal mio villaggio mi possono condurre nel luogo più straordinario che mi sia mai accaduto di ammirare. E’ possibile scoprire una sorta di armonia tra le risorse di un paesaggio entro il raggio di 10 miglia o i limiti di una passeggiata pomeridiana, ed i 70 anni di una vita umana. Né gli uni né gli altri vi diverranno mai troppo familiari”

da Camminare di Henry David Thoreau

E’ dura far comprendere che il Lazio abbia molto altro da offrire, sia dal punto di vista storico che paesaggistico, oltre l’esperienza della grande Roma imperiale. Il passato è presente in ogni angolo della regione come lungo il corso del secondo fiume della capitale. L’Aniene, chiamato in passato anche Teverone, si incunea dentro Roma incrociando Nomentana, Tiburtina e Salaria, terminando la sua lenta discesa confluendo nel Tevere all’altezza del pratone delle Valli. Se in area urbana l’Aniene è riuscito, con il regime inconstante delle sue acque e le piene, a proteggere ampie parti di campagna romana dall’aggressione edilizia, è nella parte extraurbana, quella che va da Tivoli alle sorgenti di Filettino, che esprime il meglio del suo tragitto. Paesaggi inconsueti rispetto a quelli della piana di Roma e dell’agro-pontino, impervi, incontaminati (almeno da Subiaco in su), selvaggi, composti da profonde gole e piccole valli scoscese ricche di vegetazione spontanea e pioppeti, residui della defunta attività della cartiera di Subiaco. Il fiume, nelle parti meno rapide, quella a valle e subito a monte della diga di Vicovaro e quella del tratto urbano di Subiaco, è utilizzato per attività ludico sportive, che vanno dalla pesca alla canoa, ma presenta caratteristiche paesaggistiche suggestive, al limite del magico, impensabili. L’offerta di questi luoghi non finisce qui: tra culture locali montanare, piatti tipici e presenze storico archeologiche (antichi acquedotti di età romana, la Villa dell’Imperatore Nerone, le Abbazie di San Benedetto e Santa Scolastica), la valle dell’Aniene merita una rivalutazione radicale che va molto oltre la cattiva fama, che gli è stata accreditata negli ultimi decenni, di immissario inquinante del Tevere.
Le diversità paesaggistiche del Lazio vanno approfondite e difese. Certo che se non si riescono a trovare facilmente neanche i finanziamenti per il restauro del più famoso monumento del mondo classico, il Colosseo, l’unica possibilità per la tutela del paesaggio laziale è nelle mani del senso civico dei suoi cittadini. Il paesaggio è un bene comune e come tale va rispettato.

Francesco Tonini

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