Paesaggi filtrati – racconto del terzo allontanamento tra uomo e natura – filtro 19: CATTEDRALI RURALI di Marco Maria Zanin

COPERTINA-Zanin

“(Un contemplatore) si smarrisce con una deliziosa ebbrezza nell’immensità di questo bel sistema con il quale si sente immedesimato. Allora gli oggetti particolari gli sfuggono; non vede e non sente che il tutto”

Jean-Jacques Rousseau, 1782

Questa frase di Rousseau credo possa aderire bene al lavoro fotografico che Marco Maria Zanin ha gentilmente concesso di condividere con Paesaggi Filtrati. Prima di presentare le immagini di questo viaggio nella pianura veneta, proposte dal fotografo in un ritratto complesso da percepire nel suo insieme, vorrei accogliere l’invito dell’autore a sfruttare l’arte come seme di nuovi pensieri.

La fotografia non è stato certo il primo strumento utilizzato per raccontare il paesaggio. La letteratura, la poesia, la pittura, sono stati i mezzi prediletti dagli artisti per cercare di duplicare le emozioni suscitate dall’esperienza del paesaggio (anche se non distinto come tale sino al secolo XVI dai primi “vedutisti”) per millenni. Come non citare “ascesa al monte Ventoso” di Petrarca?
La fotografia di Zanin è però la principale testimone di quello che mi piace definire “il terzo allontanamento tra uomo e natura”. Il primo allontanamento, avvenuto con la fine del medio-evo, produsse il sentimento nostalgico (mai soffocato) del genere umano nei confronti della natura ed ha innescato una serie di fenomeni concettuali ed artistici come il movimento pittoresco, il vedutismo, il Grand Tour, l’arte dei giardini, l’estetica del paesaggio ed altro ancora, che hanno modificato radicalmente la cultura e la società. Il secondo allontanamento si è consumato con la rivoluzione industriale. Le città crebbero a dismisura provocando grandi conflitti sociali, l’ambiente in cui viviamo è stato irrimediabilmente inquinato e la vita degli uomini è divenuta vuota, dolorosa, anche rabbiosa. Il terzo allontanamento, quello attualmente in atto, è frutto della società post-industriale. Sino a quando il sistema industriale occidentale ha retto, con tutte le sue incongruenze ed incompatibilità ambientali, ha tenuto duro anche il sistema economico che dava rilevanza alla campagna ed al sistema agrario. Poi siamo entrati nella società dei servizi, le città hanno continuato a crescere succhiando al proprio interno anche i pochi abitanti “esterni” e l’economia italiana ha cercato di non crollare facendo l’unica cosa che poteva fare: speculare sul territorio.
L’effetto non ha portato solo all’abbandono della campagna e del sistema sociale, economico e culturale alla base del suo paesaggio, ma ha innescato la nascita di uno spazio misto ed ibrido città-campagna, sempre più rilevante a livello areale, senza cultura e senza identità. In questa nuova realtà territoriale ibrida si rinuncia alla bellezza della cultura materiale della terra, composta dal lavoro umano che per secoli ha permesso il riconoscimento simbolico, visivo e tecnico del paesaggio. Il paesaggio agrario non è solo esteticamente rilevante, ma è anche eticamente fondamentale. Con la perdita progressiva di questo paesaggio, documentato dalla caduta del simbolo rurale più evidente, le cattedrali rurali in rovina immortalate da Marco Maria Zanin, si smarrisce la memoria della bellezza connaturata allo spirito della terra.
Non vi è altra soluzione che ristrutturare il sistema economico agrario fondato sul lavoro nelle campagne ed imporre un limite invalicabile di crescita delle città (una nuova moenia?) al fine di salvare la diversità dei paesaggi.

Ancora una volta siamo infinitamente grati al fotografo, in questo caso Marco Maria Zanin, che ci invita nel suo raffinatissimo punto di vista sulla campagna veneta, perché ci permette di confrontare quello che sappiamo con quello che non sapremmo dire.

“abbiamo il compito di difendere il rapporto città-paesaggio salvando contemporaneamente la forma della città e la bellezza della natura”

Pier Paolo Pasolini, 1974

Francesco Tonini


Le fotografie sono consultabili nella galleria in fondo all’articolo.

CATTEDRALI RURALI

Nelle Cattedrali rurali confluisce, oltre al profondo amore per la terra, anche la mia più recente ricerca filosofica e psicologica, di matrice olistica, in cui il recupero della connessione profonda e vitale dell’individuo con i tempi e i modi della terra, diviene un elemento di fondamentale importanza per lo sviluppo pieno e armonico delle qualità umane.
Il desiderio, nel mio lavoro, è che l’arte assuma una duplice funzione: quella del racconto, in cui viene portata alla luce, attraverso un viaggio nelle pieghe più recondite della campagna veneta, la rottura tra la civiltà rurale e quella industriale e post-industriale; e quella del processo pedagogico. L’intento non è la denuncia, l’evidenziare la perdita, e stigmatizzare, ancora, l’atteggiamento dell’uomo moderno, ma innescare una riflessione, aprire nuovi spazi e possibilità.
Le forme essenziali degli edifici rurali, e la gentilezza del paesaggio delle campagne, sussurrati nel candore della nebbia, in quelle tracce del passato che sono resistite al modello urbanistico della città diffusa e della piccola e media impresa, sono forme ed elementi dell’anima. Dai loro ritratti, mi impegno a far emergere la vibrazione di quel linguaggio universale che un tempo era linguaggio comune tra l’uomo e la terra. I suoni, gli odori e i segni di un legame ancestrale, filiale, che esiste latente e profondo dentro ogni individuo.
Credo che l’arte sia un potente strumento maieutico, e che l’esperienza estetica conduca il fruitore verso una dimensione sovrapersonale, in una dinamica espansiva che tende ad identificare il singolo con la totalità del mondo e dei fenomeni, travalicando limiti, rompendo barriere, separazioni, e riconnettendolo con le sue radici.
Ed è questo il mio tentativo attraverso la fotografia: attraverso il racconto della civiltà rurale nelle campagne del veneto, condurre l’osservatore in un viaggio interiore, dove incontrare i simboli e le memorie di quella sacra fratellanza con la terra, e la consapevolezza di appartenere ad un’unica entità vivente, pulsante, da vivere, scoprire e preservare. Per una revisione del nostro vissuto strutturale, da svolgersi dalle nostre piccole azioni quotidiane, fino alla pianificazione territoriale e politica.
Non credo che la violenza sia lo strumento migliore per generare una trasformazione. E nemmeno, oggi, la descrizione intellettualistica. Scelgo, dunque, di parlare a bassa voce, vicino al cuore umano. Questo, nella fotografia e nella sua resa finale, si traduce nell’uso particolare del colore, che desaturo fino ad arrivare quasi alla scala di grigi, e nella scelta della stampa fine art su carta di cotone. Il silenzio, la dolcezza e la tranquillità contrastano con il rumore della nostra quotidianità di esseri umani moderni, e aprono la possibilità dell’ascolto.

BIOGRAFIA
Marco Maria Zanin nasce a Padova nell’ottobre 1983, e sin da bambino, a causa di un grave difetto cardiaco, poi superato, comincia a sperimentare quell’intimo e profondo rapporto con la vita che in seguito esprimerà anche attraverso la sua arte.
Umanista eclettico, si laurea prima in lettere e filosofia e poi in scienze politiche, dedicando gran parte del tempo ad una instancabile esplorazione dell’universo umano, attraverso lo studio di varie culture, la pratica e l’approfondimento di discipline olistiche, e numerosi viaggi nelle più diverse parti del mondo, sempre a contatto con la natura, la persona e i suoi movimenti dell’anima.
Trova nella fotografia lo strumento privilegiato per relazionarsi con il mondo. Essa diventa innanzitutto via di indagine interiore ed autoconoscenza, e poi, secondo la vocazione più intima delle arti, strumento di trasformazione umana e sociale.
Fotografo che può essere definito poeta, attraverso l’inquadratura, l’uso del tutto personale del colore e il dominio minuzioso delle fasi di stampa, traduce sulla carta il linguaggio di una grande Anima, che avvolge, e dolcemente accompagna l’osservatore ad accogliere il suo messaggio universale.
Esposizioni

– mostra collettiva “Arte Padova 2012”, Padova, novembre 2012
– mostra personale “Cattedrali rurali”, Venezia, Galleria La Salizada, ottobre 2012, a cura di Fortunato D’Amico
– mostra personale “Corrispondenze”, Padova, Galleria Biosfera, dicembre 2010
– mostra collettiva “Re-shaping urban life”, Dortmund, ottobre 2010

Presente nelle collezioni

Salsali Private Museum, Dubai
Archivio Italo Zannier, Venezia

Premi

Miglior portfolio di Arte Fiera, di Fondazione Fotografia, Bologna, febbraio 2013

CONTATTI
Facebook: Marco Maria Zanin
www.marcomariazanin.com
info@marcomariazanin.com

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