Bonifiche agrarie – il paesaggio italiano del ‘900

locandina-bonifiche

“E’ opera nostra lo sfruttamento dei monti e delle pianure, i fiumi ed i laghi sono in nostro potere, siamo noi che seminiamo i cereali, che piantiamo gli alberi, che fecondiamo i terreni con opere di canalizzazione e di irrigazione, che arrestiamo, che incanaliamo, che deviamo il corso dei fiumi, che ci sforziamo, in ultima analisi, di costruire in seno alla natura una specie di seconda natura”

Marco Tullio Cicerone dal De natura deorum.

Lo scorso 28 gennaio 2013, presso la biblioteca B.A.S.E. del MAXXI di Roma, si è tenuta una conferenza molto interessante organizzata da do.co.mo.mo. Italia (associazione italiana per la documentazione e la conservazione degli edifici e dei complessi urbani moderni), dal titolo “Le bonifiche agrarie – il paesaggio italiano del novecento”.
Alla conferenza hanno partecipato esperti e studiosi di paesaggio e bonifiche agrarie ed anche rappresentanti dei consorzi di bonifica e del MIBAC.
Non voglio fare un riassunto della conferenza, di cui potete vedere la sessione mattutina sintetizzata nel video di circa un ora che trovate in fondo all’articolo, ma vorrei offrire solo degli spunti per riflessioni significative.
Il primo ce lo offre in se il tema delle bonifiche agrarie. L’Italia è caratterizzata da un territorio in gran parte movimentato da colline, monti ed aree pianeggianti, un tempo paludose e malsane, che hanno richiesto un grande lavoro nei secoli XIX e XX, al fine di poter avere superfici coltivabili sufficienti alla produzione di generi alimentari per la popolazione italiana. Anche buona parte dei territori pianeggianti intorno alla capitale sono stati oggetto di bonifiche. Non serve ricordare la bonifica della pianura Pontina che tutti conoscono, basta farsi un giro nel tredicesimo Municipio, nell’area di bonifica di fine ‘800 tra Acilia e Ostia Antica, per avere l’esperienza di quanto le bonifiche abbiano influenzato il paesaggio del Lazio e di molte altre regioni italiane.
La seconda riflessione l’ha offerta Franco Panzini, con il suo intervento (che potete ascoltare circa dal min 30), in cui ha citato l’opera De natura deorum di Cicerone e la “Seconda Natura”. Gli spazi agrari, e quindi le aree di bonifica, sono il risultato dell’incontro tra la natura e l’attività umana, quella sapiente, consapevole della tecnica ma rispettosa del territorio in modo tale da generare un nuovo paesaggio, quello agrario, che si lascia vivere in maniera dinamicamente permanente.
Da non perdere comunque l’apertura di Massimo Gargano (Presidente Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni – A.N.B.I.), l’approfondimento di Federica Letizia Cavallo dell’università IUAV di Venezia e la chiusura accorata di Antonio Pennacchi, autore del libro Canale Mussolini.

Francesco Tonini

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