AlfaBeto Paesaggio #5 – la campagna non esiste


Illustrazione di Federica Fruhwirth per Paesaggiocritico

“Non ho molto da dire a proposito della campagna; la campagna non esiste, è un’illusione.

Per la maggior parte dei miei simili, la campagna è uno spazio di svago che circonda la loro seconda casa e che fiancheggia un tratto delle autostrade che prendono il venerdì sera quando vi si recano, e di cui la domenica pomeriggio, se se la sentono, percorreranno qualche metro prima di tornare in città dove, per il resto della settimana, saranno i cantori del ritorno alla natura. (…)

mi piace stare in campagna: si mangia pane casareccio, si respira meglio, certe volte si vedono animali che non si vedono praticamente mai nelle città, si accendono i caminetti, si gioca a scarabeo e ad altri giochetti di società. (…)

La campagna è un paese straniero. Non dovrebbe esserlo, ma invece è così; (…) è già troppo tardi per cambiare qualsiasi cosa. Sono un uomo di città”

Georges Perec dal libro Specie di spazi.

Parole verissime. E’ troppo tardi, siamo uomini di città. Lo saremo sempre di più, in numero maggiore, e la campagna sarà sempre più estranea alle nostre abitudini, consuetudini, ai nostri ritmi.
La campagna è uno spazio vago, presente in maniera confusa nei ricordi, di non ben precisata forma ed identità. Fino a qualche decennio fa si capiva che si era in campagna perché vi si trovavano i contadini. Ora son sempre meno e quindi facciamo fatica a capire se si è usciti dalla città e si è giunti alla nostra meta, un paesaggio passato immaginario.
La campagna oggi può essere percepita, dalle menti più attente, dalla vista degli edifici rurali in rovina. O forse sono stati messi li per far credere che quei territori un giorno erano abitati? E chi poteva abitarli? A quale scopo?

Sempre dal libro di Perec dal saggio “L’utopia del villaggio”:
“Ci piacerebbe sedere (se fossimo nati nel villaggio) sulla panchina del paese, sotto l’olmo centenario, di fronte alla chiesa. Andremmo per i campi con le scarpe alte e un bastone a punta ferrata con l’aiuto del quale decapiteremmo le malerbe.
Giocheremmo a carte con la guardia campestre.
Andremmo a far legna nel bosco comunale.
Sapremmo riconoscere gli uccelli dal loro canto.
Conosceremmo tutti gli alberi del nostro frutteto.
Aspetteremmo il ritorno delle stagioni.”

Per approfondimenti potete visitare il bellissimo lavoro fotografico di Vito Bellino sul paesaggio rurale della Basilicata.

Quando si parla di paesaggio meglio essere chiari e partire da zero. La rubrica AlfaBeto Paesaggio tenterà di chiarire ogni dubbio e di rispondere al maggior numero di domande sul paesaggio con una frase, una citazione, ogni settimana.

Francesco Tonini

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