Parco degli Acquedotti – l’Arcadia è qui, oggi

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Grandioso. Non credo ci siano altre parole per descrivere lo spettacolo che si trova avanti appena ci si addentra nel Parco degli Acquedotti (galleria in fondo all’articolo). Roma è stupefacente sotto ogni punto di vista. E’ una città difficile da vivere, con tanto caos ed inquinamento, ma la stratificazione della sua storia la rende ricca senza pari nei confronti con qualsiasi altra città. E poi è infinita nell’offerta di “attrazioni” storiche. Tralasciando il centro storico, dove non basterebbero settimane per visitare tutto il suo passato, nel percorso verso le periferie si possono incontrare resti archeologici di tutto: archi, mura, porte, forti, torrioni, acquedotti, necropoli, monti fatti di cocci, parti medievali, chiese barocche, chiese rinascimentali, ponti rotti, palazzi del primo millennio, del 1200, 1300, 1400, 1500, 1600…..ville e parchi storici. E dopo chilometri che si cammina, quando si pensa che non si potrebbe incrociare più la storia, ci si imbatte in un luogo archeologico, agricolo e naturalistico, l’immenso Parco Regionale dell’Appia Antica, di cui fa parte il Parco degli Acquedotti.
Il parco è situato nel Municipio X ed è delimitato (si fa per dire, è talmente grande!) da via Capannelle, via Appia Nuova, via Lemonia e via del Quadraro. L’area è molto sobria nella proposta di attrazioni alternative e certo non potrebbe essere altrimenti: con l’offerta sublime dello spettacolo in cui ci si può immergere, nulla di meno delle spettacolari viste dei quadri di Caspar David Friedrich, sarebbe inutile rovinare il tutto con edicole, bar ed altri servizi da parchetto di periferia. E’ possibile comunque trovare dei bar su via Lemonia, uno degli accessi più indicati all’area degli acquedotti, molto usato da chi va a correre.
Le viste che il parco più volte mette in scena sono quelle già incontrate nell’arte rinascimentale ed ottocentesca che riproduceva l’Arcadia, il luogo idilliaco e bucolico in cui vivere vicino alla natura e trarre giovamento dai suoi frutti spontanei, come nel paradiso. La fortuna di Roma, nella disgrazia del nostro essere italiani individualisti ed egoisti, è quella di aver avuto un patrimonio storico-archeologico sconfinato che ha permesso la tutela delle aree di pertinenza dei monumenti e delle rovine, nonostante l’attacco scellerato dei palazzinari degli anni ’60, degli anni ’80 ed anche dei palazzinari del nuovo millennio (che comunque non demordono). Ciò ha permesso al Parco degli Acquedotti di preservare il suo fascino tra magnificenti rovine e paesaggi agricoli, degni di un Grand Tour. Ed i romani, di solito poco attenti all’usurpazione dei beni comuni e dello spazio pubblico, che per ragioni storiche ancora non sentono come loro, sembra abbiano capito bene l’importanza di tali parchi, che affondano le radici nella nostra storia, nella nostra cultura, nella nostra dignità di uomini.
Come il Parco degli Acquedotti, vi sono altri parchi degni di essere menzionati, che presentano caratteristiche comuni di valorizzazione dei beni archeologici, come il Il Parco della Torre del Fiscale, il Parco del Torrione Prenestino, o la Piazza-Giardino dell’Acquedotto Alessandrino. I Municipi VII, VIII e IX, quelli delle aree comprese tra Tiburtina e Appia, sono ricchissimi di aree archeologiche che potrebbero e dovrebbero essere messe in rete con sistemi di mobilità alternativa, al fine di rendere la vita migliore per tutti, romani e non, come dicevamo nel documentario Soluzioni Pubbliche.
Invito chiunque non abbia mai visto il Parco degli Acquedotti a dedicare una bella giornata di sole alla sua visita, per una passeggiata serena, per un pic-nic, per rilassarsi, od anche solo per curiosità. Non rimarrete delusi.

Francesco Tonini

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2 pensieri riguardo “Parco degli Acquedotti – l’Arcadia è qui, oggi

  1. Egregio Arch. Tonini, devo dirLe che il suo bellissimo ‘servizio fotografico’ ha tralasciato però di mettere in luce una “pecca” di natura paesaggistica riscontrabile in un’estesa area del Parco degli Acquedotti e che io stesso, circa un anno fa, ho fatto notare alla Direzione del Parco stesso (senza ricevere alcuna risposta). Mi riferisco qui a quel campo di golf che si estende fin sotto le possenti arcate dell’acquedotto Claudio come un panno da poker, per non parlare dei campi da tennis e da rugby, incredibilmente a ridosso del casale di Roma Vecchia. Sono un appassionato di paesaggio agrario, e mi piacerebbe capire come sia stato permesso tale discutibile intervento antropico recente che ha spazzato via un prezioso relitto della storica Campagna romana. E’ inammissibile, infatti, che le caratteristiche agro-pedologiche e floristico-vegetazionali di questa zona del Parco siano andate distrutte per far posto ad un semplice sistema di buche e paline. Nessuno ha pensato, evidentemente, ad un recupero paesaggistico della pur residuale testimonianza agreste del luogo, da destinarsi a contemplazione estetica, riproponendo ad esempio la ‘veduta’ paesistica classica, con le pecore al pascolo sul maggese, per intendersi. Ma le invadenti attrezzature sportive che si parano dinanzi all’occhio dell’osservatore e questa chicca di tappetino erboso da golf, tradiscono invece l’intenzione di voler perseguire un’alterazione d’uso del paesaggio, che è susseguente ad un “riuso” improprio del territorio, in quanto adibito a semplice spazio ove ospitare attività ludiche incompatibili con la fruizione storica, archeologica e naturalistica del Parco degli Acquedotti. Una manomissione questa, che preclude infine a chiunque la libertà di godere di un bene culturale pubblico nemmeno in modo percettivo-visibilistico.

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    1. Francesco,
      grazie della precisa descrizione del danno provocato dai campi sportivi. Hai perfettamente ragione a denunciare tale improprio utilizzo delle aree nei pressi delle arcate. In effetti spesso le amministrazioni competenti mancano enormemente di sensibilità nel miraggio di fare un po’ di cassa.
      Speriamo che il tuo commento risvegli qualche animo.

      Francesco

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