Paesaggi Senza Confini– anacronismi di città future – passaggio 1: “Il tempo meccanico” di Alessandra Carloni

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Benvenuti nella nuova rubrica “Paesaggi Senza Confini” dedicata agli artisti che si occupano, in qualche modo, di rappresentazioni del paesaggio. Qui nel sito non facciamo altro che di parlare di paesaggio, ma non perché pensiamo di saperne più degli altri, semplicemente perché parlandone cerchiamo anche di comprenderlo, di approfondire la conoscenza di tutti i suoi aspetti e punti di vista. Con la rubrica Paesaggi Filtrati, inaugurata circa un anno fa, siamo andati alla ricerca di risposte attraverso l’interpretazione del paesaggio dei fotografi. La prospettiva del fotografo sul paesaggio, il filtro che ne deriva dalla loro esperienza di persone pensanti, ci ha aiutato a porre l’attenzione su argomenti, fatti e decodificazione di segnali desumibili dal paesaggio che altrimenti avremmo ignorato. Ora abbiamo deciso di esplorare il mondo fantastico delle altre arti visive, principalmente la pittura, la scultura e le illustrazioni grafiche, per cercare risposte non consce sul paesaggio, massima espressione di estensione della nostra cultura sull’ambiente reale.
Abbiamo deciso di aprire la rubrica con una giovane artista romana, Alessandra Carloni, che ha appena concluso con successo la mostra “Il tempo meccanico” presso la Galleria Moderni di via Giulia nel centro di Roma. Ho visitato la mostra di Alessandra con molte aspettative assieme ad alcuni laureandi in Storia dell’Arte di Roma Tre (Claudia Garro, Francesca Iozia, Serena Tosti, Francesca Romana Lanzino, Noemi Longo e Antonio Silvestri). Dopo aver visto alcuni quadri di questa artista instancabile via web, sono andato in cerca della risposta ad alcune delle infinite domande che ogni giorno nascono dal contatto con il paesaggio urbano della capitale. Fatto è che l’arte spesso non riesce a dare risposte definitive, ma ha il potere di elevare il livello di coscienza di chi è pronto a ricevere il suo messaggio, proponendo nuove meditazioni e ragionamenti utili ad una nuova consapevolezza.
Il mondo senza confini espresso nell’arte di Alessandra Carloni è ricchissimo di spunti che generano nuovi pensieri e riflessioni. Fin da subito, oltre a notare l’alta qualità delle sue visioni e della tecnica con cui le trasferisce sulla tela, sono stato attratto dalle sue parafrasi di città. Devo dire che ultimamente sono ossessionato dalla città, dal suo significato e dalla sua evoluzione in seno allo sviluppo della società, e quindi ho esplorato minuziosamente i dipinti di Alessandra alla investigazione di segni che mi portassero a qualcosa che non so. Ed ho trovato molto, anzi moltissimo. Non mi soffermo sulla recensione dell’artista perché più sotto trovate la bella ed interessante descrizione della D.ssa Claudia Garro, Laurea in Storia e Conservazione del Patrimonio Artistico, sulla mostra ed in generale sul lavoro di Alessandra.
Le città di Alessandra, quando sono popolate da uomini, lo sono solitamente di individui smarriti, disorientati, che non sono padroni delle loro azioni, che sembrano dettate da una forza oscura, intangibile. In più visioni gli uomini sono addormentati, in balia del sonno e quindi inermi, oppure sono sotto la minaccia di grandi imbuti azionati da macchine che li risucchiano in una sorta di apocalisse contro cui nulla possono. In un piccolo quadro, di cui ora non ricordo il nome, vi sono delle scimmie al posto degli uomini, e queste sono le uniche che sembrano avere un minimo di controllo sulle “macchine”. In effetti per comandare le macchine non ci vuole grande intelligenza, anzi un po’ di stupidità aiuta ad azionarle, senza che si pensi alle conseguenze nefaste che possono generare. Nei dipinti di Alessandra vedo un messaggio chiaro, di cui abbiamo già parlato in altre occasioni: attenzione alla tecnologia perché spersonalizza le nostre azioni e prima o poi ci si ritorcerà contro. Certo, queste visioni apocalittiche non sono nuove nel mondo dell’arte, ma nelle mani di Alessandra ed in questo preciso periodo storico, acquistano ulteriore vigore ed attualità.
Nella città contemporanea, che guida i nostri movimenti forzatamente, si spegne qualsiasi fantasia per dare spazio ad una follia alimentata dall’insensibilità agli eventi, e peggio, orientata dalla totale mancanza di emozioni.
La città è sotto vetro (come in “città del tempo”), manovrata da un meccanismo a clessidra non più governato da noi, senza coscienza.
Chiudo con un estratto dal testo di presentazione della mostra scritto da Alessandro Morino:
“E cosa ne rimane se non presenze. Se non automi meccanici racchiusi nella ripetitività del tempo che non sanno più guardare (…)”

Per vedere dal vivo il lavoro di Alessandra Carloni, la troverete dall’8 di febbraio con una personale presso l’HulaHoop Gallery di via Luigi Filippo De Magistris 91/93 al Pigneto e con una collettiva in via Giulia prevista per il 9 di febbraio (troverete gli aggiornamenti sul sito di Alessandra nel link in più sotto).

Francesco Tonini


Le immagini dei dipinti sono consultabili nella galleria in fondo all’articolo.

La recensione della mostra “Il tempo meccanico”
di Claudia Garro

“La Religione, la Politica, la Società vi sfruttano e voi ne siete condizionati […]. Non siete esseri umani; siete ingranaggi di una macchina. Soffrite pazientemente, sottomettendovi alla crudeltà dell’ambiente, quando voi individualmente, avete la possibilità di cambiarlo.”

J.Krishnamurti 20/12/1933, secondo discorso pubblico ad Ayar, Madras, India.

Alessandra Carloni, giovane artista Romana, è stata in esposizione, dal 9 novembre a 5 dicembre 2012, con una personale alla Galleria “Tempi Moderni” a Roma. Titolo dell’esposizione è stato “Il tempo meccanico” e la Carloni, interpretando con la sua arte questa spinosa tematica, è riuscita a garantirsi un posto nel panorama artistico promosso dalla Galleria.
I richiami a Bosch e al Futurismo sono evidenti, non solamente nei temi apocalittici ed esistenziali caratteristici delle sue opere, ma anche nell’uso meditato e attento del colore, nella frammentarietà della composizione e dei supporti (“Trittico delle case” o “Trittico della musica”) o nella ben ponderata concezione della luce che aumenta la sospensione dell’ ambiente e dei personaggi. Questa attenta elaborazione sembrerebbe il frutto di un lento e continuato processo temporale: ebbene, l’artista riesce invece a circoscrivere il suo processo creativo anche in un brevissimo lasso di tempo, una sola notte persino, come dimostra ad esempio, un quadro in esposizione dal titolo “Città che dorme non piglia pesci” a cui l’artista risulta essere particolarmente legata; proprio in quest’opera tra l’altro ben si percepisce la denuncia artistica della Carloni: “Siamo ancora nella pancia di quel pesce, siamo ancora addormentati”. L’elaborazione tanto istintiva però non ha influito sull’immediatezza concettuale: una città sospesa, tra i suoi toni pacati, verdi e grigi, sintomo di una calma ed inerzia quasi paradossali che incidono sull’individuo assuefatto da questo limbo urbano tanto da adattarvisi senza reagire. L’uomo è parte di un meccanismo, una marionetta i cui fili sono tenuti dall’uomo addormentato sul pulsante che muove il mondo (“Miseria e Nobiltà”), un contenitore riempito dagli ordini silenziosi e sibillini del potere, che sia questo religioso (“Apocalisse”) o tecnologico (“Città meccanica”), in una dimensione sempre onirica ma tanto reale perché, afferma l’artista, funzione principale della sua arte è quella di “esprimere raccontando la realtà”.
Città, despoti e angeli. C’è ancora speranza? In un mondo in cui persino un angelo si spoglia delle sue ali (“Dove ho messo le ali?”) perché “non sa scegliere se volare o se rimanere a terra” , è possibile un risveglio? “Crociata Messianica” esprime proprio questo, una speranza sempre viva e presente, di risveglio e re-attività, del ritorno ad una consapevolezza di vita ben incarnato dal sorriso beffardo della donna al centro della composizione, sempre grigia ma questa volta vitale. Un sorriso comunque sospeso nel vortice umano che la circonda, uomini finalmente svegli che si scagliano e si scardinano da quel meccanismo sociale e tecnologico che sino ad allora li aveva incatenati. E lentamente il religioso fugge, la croce avanza, il politico sta a guardare. Verrebbe alla mente “La città che sale”, richiamando la gloria del noto dipinto, ma se in Boccioni la tensione era generata soprattutto dalla tecnica cromatica forte e decisa, la Carloni si esprime con tranquillità, calma, tinte tenui e timbriche, espedienti diverse ma simile messaggio: destarsi è possibile, il caos è inevitabile, è solo necessario volerlo.


I contatti per contattare Alessandra Carloni e consultare i suoi quadri:

Sito di Alessandra: www.alessandracarloni.com
Email: carloni.alessandra24@gmail.com

BREVE BIOGRAFIA

Alessandra Carloni è nata a Roma nel 1984 dove vive e lavora come pittrice e insegnante di pittura. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2008 e laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università la Sapienza di Roma.
La sua espressione pittorica si caratterizza attraverso la ricerca di uno stile narrativo e illustrato, dove protagonisti sono la ricchezza del colore e dei dinamici equilibri, fra forme, figure e spazi. Nulla è sintetico, ma tutto si complica fra l’articolazione del segno che costruisce personaggi, luoghi e racconta delle storie, aprendo continue parentesi, rimandi simbolici che arricchiscono la lettura e i significati delle opere.
Dal 2009 al 2012 partecipa a svariate collettive, come: “Adrenalina l’arte emergente in nuove direzioni” organizzata dal Comune di Roma e dall’Ass.ne Zetema, “Giostrarte, giovane arte in movimento” presso la galleria Avatars Gallery a Sulmona, “Artefatto 2010”, organizzato da comune di Trieste e dal GAI, e inizia a collaborare per il progetto espositivo “7” tra Napoli e Benevento della durata di tre anni dedicato ai sette peccati capitali, curato da Roberto Ronca.
Viene selezionata a diversi premi come: il Premio Basilio Cascella edizione 2011 ed edizione 2012, presso il Museo Civico di ArteContemporanea a Ortona , il premio per la grafica umoristica “Sergio Fedriani” a Genova e il “Premio Morlotti 2011” presso la torre viscontea di Lecco.
Sempre nel 2012 viene selezionata a partecipare con il progetto di una personale al “XXVIII Winter Festival of Sarajevo” e partecipa al workshop “Tracciati urbani” a Perugia, realizzando un installazione sotto la guida dell’artista londinese Bob Gibson del collettivo London Police e vince la Residenza Artistica “Arte not” presso il comune di Quadrelle (AV).
Vince il premio Fondazione Moderni ed espone la personale “Il tempo meccanico” presso la Galleria Moderni a Via Giulia.
Tra il 2009 e il 2012 si dedica anche al murales vincendo dei concorsi, realizza tre murales a Piazza Fabrizio De Andrè a Roma dedicati al cantautore, vince il primo premio nel 2010 al concorso “Libera la creatività” realizzando un murales nel comune di Scarperia (FI) e nel 2011 vince il primo premio al concorso “Murale Ovidiano” nel comune di Sulmona realizzando un murales sul tema delle Metamorfosi di Ovidio. Nel 2012 realizza un murales per il concorso “ESCoAdisola” nel sottopasso della stazione Garibaldi a Milano.

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