Città senza nome……foreste urbane senza guida? Ripartire da Renato Nicolini…..

foreste-urbane

Lo scorso 23 novembre abbiamo potuto seguire gli interventi di chiusura della serie di conferenze della due giorni “Foreste Urbane” dedicata alla città ed alle soluzioni per renderla a misura d’uomo, organizzata presso il MAXXI di Roma dal presidente dell’Associazione Italia 2020, Claudio Cipollini e dal presidente del CENTRO INTERDISCIPLINARE DI RICERCA SUL PAESAGGIO CONTEMPORANEO, Fulvio Caldarelli.
Il nome di questo quarto evento annuale di Foreste Urbane è stato preso da un intervento del 2009 del più amato assessore alla cultura di Roma, il recentemente scomparso Renato Nicolini, dal titolo “Una città senza nome”.
Sono molto dispiaciuto per la scomparsa di Nicolini, ma ancora di più per non averlo potuto conoscere di persona perché ogni volta che mi imbatto in uno dei suoi scritti, in una delle sue interviste, in una delle sue dichiarazioni, mi accorgo della intelligenza e lungimiranza del suo pensiero.
Il ciclo di conferenze ha avuto come capisaldi alcune tematiche che da tempo sono oggetto di discussione nell’ambiente che si dedica allo sviluppo sostenibile della città: produrre nella città, gestirne l’evoluzione, come viverci, come muovervisi, sperimentare le utopie nel tentativo di trovare nuove strade di convivenza.
Prendiamo come spunto una citazione dal testo di Claudio Cipollini su italia2020.wordpress.com per comprendere di cosa si è discusso durante l’evento:
“Agli inizi del terzo millennio ci troviamo di fronte a due realtà con le quali interagire per poter cercare di gestire i fenomeni di sviluppo urbani e territoriali. Da un lato una realtà fisica e materiale: miliardi di persone che si muovono da una città all’altra in pochi minuti o in poche ore: le foreste urbane. Dall’altro lato abbiamo la realtà culturale e socio-economica che vede le nostre vite caratterizzate da notevoli complessità, accompagnate da incertezze diffuse e dalla mancanza di norme di comportamento condivise. In questo quadro complessivo nuovi modelli (?) di riferimento per lo sviluppo socio-economico stanno emergendo basati su formule di interrelazioni umane accompagnate da una rilettura della “mano invisibile” di Smith. Collaborazione, empatia, assertività, sociale, qualità, rete, sistemi, integrazione, indipendenza, sono alcuni ingredienti . Traslando tutto questo nel sottosistema delle modalità di gestione delle città e dei territori, emerge la necessità di abbandonare le vecchie certezze e i vecchi manuali per entrare in una sfera di approcci possibili e processi probabili.”
Tutto quello che abbiamo ascoltato ci è sembrato ampiamente condivisibile, ragionevole ed in buona parte già sentito, ma abbiamo anche paura che tutte queste parole circolino nel vuoto del presente, perché si concentrano sul perché ci sia bisogno di cambiare, ma non sul come attuare praticamente il cambiamento.
Ci sono piaciute molto anche le parole di Ugo La Pietra e di Riccardo Venturini. Il primo ha parlato della necessità di iniziare ad occuparsi di tutti gli spazi dell’urbano (come abbiamo già affrontato in questa serie di articoli sui micro spazi), attraverso la progettazione dei più piccoli spazi interstiziali, che se realizzati propriamente possono dare un enorme contributo qualitativo sociale alla città: la realizzazione di piccoli spazi, sino ai vani sottoscala, porterebbe sollievo ad una enorme quantità di cittadini, obbligati sempre più nelle loro mura domestiche a vivere una situazione di attesa in una solitudine che non si risolverà dal di dentro. Vi sono sempre più single nel mondo occidentale. Se non si creano spazi di socializzazione pubblica nei pressi di ogni edificio abitato, le relazioni fisiche tra gli individui diverranno sempre più rare, sino al non permettere più l’abitazione dei luoghi, quel fenomeno che arricchisce l’esperienza del vivere. Abitare vuol dire dare significato al posto in cui si vive, espanderlo di significati e di memorie. Ugo La Pietra offre anche la soluzione, lasciare la progettazione degli spazi agli artisti ed artigiani, coloro che non hanno posizione chiara nella società contemporanea e che quindi soffrono anche una situazione economica drammatica, che con la loro visione aperta potrebbero dare un grande contributo alla vivibilità della città.
Riccardo Venturini ha parlato in termini più astratti ed in certo senso pessimisti. Ha citato la diatriba tra pensiero favorevole alla Tecnologia e quello degli scenari catastrofisti di chi pensa che la Tecnica possa solo portarci alla rovina (ne abbiamo discusso commentando le foto di Shiftless), ed ha poi aggiunto che secondo lui il “limite tecnologico” non può essere superato. In pratica dovrebbe essere evidente a tutti che i problemi creati dalla tecnologia, come l’inquinamento, possono essere risolti solo dalla tecnologia, quindi vi sono due strade: continuare a fidarsi della tecnologia cercando di non farsi dirigere totalmente da essa, o in maniera drastica rinunciarvi del tutto, cosa non fattibile allo stato della nostra evoluzione tecnologica. Impressionante di fatto l’introduzione al discorso di Venturini che ha citato prima una frase del 1937 di Paul Valéry “non è possibile fare previsioni sull’avvenire” a causa della sua estrema variabilità, ed ha poi parlato dei “periodi assiali dell’umanità”, definiti da Karl Jaspers come momenti della storia in cui avvengono cambiamenti epocali, veloci ed incontenibili, nell’evoluzione umana. Quello della globalizzazione è sicuramente uno di questi periodi assiali, come lo sono stati la presa di coscienza della condizione umana da parte dei Greci nel quinto-sesto secolo A.C. e come lo è stato il rinascimento e la rivoluzione industriale.
foreste-urbane

Quello che credo sia mancato all’interessante incontro di Foreste Urbane è la reale e pratica proposta di soluzione ai problemi della contemporaneità, dovuta proprio alla mancanza di soluzioni individuate da Nicolini alla fine del suo intervento del 2009, origine di tutti i pensieri del convegno. Si, la smart city è auspicabile, si sono necessari nuovi approcci possibili e metodologie probabili di sviluppo della città, sono necessari nuovi e numerosi spazi pubblici, bisogna rivedere il trasporto urbano verso la mobilità pubblica e alternativa, è necessario reinventare la città anche su basi utopiche, è necessario che si produca in maniera sostenibile ecc…ma come? Uno dei motti, inventato da Nicolini (“progettare le situazioni”) e ripreso da Cipollini è “progettare le soluzioni, non la città”. Credo sia più corretto dire: individuiamo le soluzioni che già esistono nel sottobosco latente della foresta urbana e riprogettiamo la città partendo da quelle. Progettare le soluzione è tutto e nulla, il punto di inizio, ma se poi alla città non ci mette mano chi sa farlo, chi già se ne occupa, chi già ci pensa, si creerebbe solo un caos apocalittico. Il problema del pensiero italico è che si affida alla sua enorme cultura e rimane….pensiero. E’ necessario collegare il mondo dell’agire, che ora è immedesimato principalmente dai movimenti “dal basso”, associazioni, comitati, gruppi di cittadini e singoli, incanalare le sue energie in un disegno più ampio, pensato ed individuato dall’alto, da dove è possibile avere una panoramica generale del problema “foresta urbana” e procedere. La città è strapiena di persone che vogliono dare il loro contributo, artisti ed artigiani citati da Ugo La Pietra, giovani paesaggisti, cittadini volenterosi…..basterebbe attingere alla loro passione per riempire la città di soluzioni reali, a basso costo.

Arriviamo dunque al punto cruciale enunciato durante il convegno. La partecipazione. Quello che non è emerso forse in maniera chiara è che basterebbe attivare una nuova rete di strumenti semplici ed efficaci che aumentino la partecipazione sociale non solo alle scelte, ma all’atto pratico della realizzazione della vita della città, per attingere a tutti quei collettivi urbani che già si muovono con atti non ufficiali di riqualificazione dello spazio pubblico, di solito apprezzati, per coordinarli verso il massimo del risultato sociale, estetico e culturale.
Ma questa ricetta, con diversi ingredienti, era già presente nell’attività di Renato Nicolini negli anni ’70. Far uscire i cittadini per non far morire la città, utilizzando la cultura e l’arte mai scomparse nella nostra società, quella del teatro, della danza, del cinema, della musica, del design, dei musei, delle arti visive in generale, dell’architettura, della cucina, dei saperi locali ecc. Basterebbe utilizzare lo stesso spirito per attivare lo stesso processo, in forma più incisiva quartiere per quartiere ed in forma maggiormente legata ai singoli spazi pubblici, per ottenere risultati che potrebbero essere evidenti in poco tempo.
E’ auspicabile in questo modo il ritorno ad abitare la città e non il proprio spazio privato, dove pulsioni, manie e vizi ci porterebbero alla soddisfazione di bassi istinti, in assoluto i più lontani dalla purezza dell’arte, della cultura e dell’uomo.
Ecco alcuni pezzi dell’intervento di Nicolini del 2009:

“Spettacolarizziamo volontariamente la nostra dimora e la mettiamo in collegamento con il mondo. Allo stesso tempo, però, si osserva uno strano fenomeno: lo spazio pubblico si sta privatizzando. (…) C’è una battuta-chiave di Eduardo De Filippo in “Napoli Milionaria” (…) “Un tempo la casa era nu poco tutta la città….ma cambiare casa adesso, che appena uno esce di casa si sente come uno straniero?” (…). Il lavoro progettuale che si fa sui luoghi è molto bello. Ma un brand non potrà mai sostituire la città (si riferisce sicuramente alle archistar). Quello che dobbiamo realizzare è un progetto più complesso (che di certo non può essere realizzato da un singolo, ma solo diretto politicamente in una direzione). (…) Che cosa dobbiamo fare? Io non ho la ricetta. Non sarei in grado di proporre oggi una soluzione. E credo anche che quella da me proposta per Roma alla fine degli anni Settanta era legata a tante cose che non ci sono più (…). Penso che Guy Debord abbia ragione: in un’epoca in cui i progetti sono deboli, bisogna progettare le situazioni.”

Chiudiamo con una filastrocca postata da Renato Nicolini il 9 luglio 2012, a meno di un mese dalla sua scomparsa, sulla sua pagina di FB, una vera miniera d’oro che purtroppo non verrà più aggiornata.

Francesco Tonini

Filastrocca disperata
E’ l’Italia rovinata
Brutta sorte
C’è toccata,
Brutta, brutta, mala sorte,
forse peggio della morte…
Dopo centocinquant’anni,
Siamo, ahimè, per stracci andati…

E’ arrivato Mario Monti
Promettendo mari e monti
Con ministri, la Fornero,
tagliatori e spenditori,
tutti tecnici affermati
(certo non sono sfigati…),
con stipendi milionari
cosa sanno del lavoro?

Quanti mesi son passati…
Ma non tornano ‘sti conti…
Solamente al Quirinale
Dicon che, poi, non va male…
Solo trenta punti in meno
Dello spread sceso è il veleno…
Chi si contenta forse godrà,
se l’Italia non fallirà…

Tra Marchionne e la Fornero,
per chi lavora il futuro è nero…
Tra Profumo, Ornaghi e Passera
La cultura è solo una spesa…
Scuola, Università e la sanità,
diritto di tutti più non sarà
E di Tarantola è la televisione…
Ma cosa farne è un’altra questione…

Scesi sono pure i mutui,
scesi sono anche i consumi,
molti in più i disoccupati,
una cifra gli esodati
Scende il PIL, l’euro traballa,
ma Buffon ancora balla…
Qualche scommessa cosa sarà
Non si discute la sua lealtà

Abbiam perso 4 a 0,
ma non prendiamoci troppo sul serio…
Eravamo tanto stanchi,
cosa potevamo far?
Quel che conta è la Germania,
Balotelli l’ha battuta,
un po’ce la siamo goduta
esser secondi, che soddisfazione!

Terremoto terremoto
Il campanile in aria è saltato,
l’Emilia qualcosa per sempre ha perduto…
Monti è ardito con chi non si difende
Teme invece chi è potente…
Col campanile la dinamite puoi usare
Ma è impensabile la patrimoniale,
chi sta bene stia bene, chi sta male stia male…

Filastrocca sgangherata
Brutta sorte c’è toccata
Neanche più puoi criticare
Che lo spread tu fai aumentare
Per la nostra economia?
Se nessuno la governa
Sempre peggio finirà…
E’ arrivato Mario Monti…

Prometteva mari e monti…
Or ci siamo risvegliati,
siamo i peggio disgraziati
totalmente rovinati…
Filastrocca a chi la tocca!
Torna pure la censura!
Non ti devi nemmeno lamentare
Il nemico ti può ascoltare…

L’unità nazionale
Qualcuno torna pure a predicare
Alleandoci con Casini
Mangeremo i pasticcini…
A sinistra non ci guardare,
che potrebbe andare male…
Massimo D’Alema,
d’affermarlo si dà gran pena…

Filastrocca filastrocca
Filastrocca disperata
Brutta sorte c’è toccata
E’ l’Italia rovinata
Centocinquant’anni è durata
Presto sarà terminata
Mameli Garibaldi e Mazzini
Finiran nei cassettini…

Advertisements

2 pensieri riguardo “Città senza nome……foreste urbane senza guida? Ripartire da Renato Nicolini…..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...