Il lusso di uno spazio, distanza e riconoscimento, Via delle Sette Chiese #2 – di Francesca Troiano

Dopo aver letto con piacere l’introduzione alla ricerca di Francesca Troiano su via delle Sette Chiese, presentiamo oggi il secondo capitolo scritto da Francesca. Buona lettura.

Francesco Tonini


“Lo spazio deve essere un luogo dove le persone di sentano bene. Questo è il vero lusso.”
Z. Hadid

OUT OF THERE
Oggi il paesaggio, è prima di tutto un paesaggio mentale (P. Linguistici), e da ciò discende la nostra responsabilità rispetto a come creiamo e viviamo gli spazi di vita (Genius loci), ovvero da come “abitiamo” il paesaggio.
L’omogeneità della percezione stessa, dunque non è altro che la restante culturale della scena rappresentata del soggetto parlante, in relazione a rapporti casuali e occasionali. Definendo così, la lingua come sentimento di riconoscimento di identità, che porta al completamento della definizione di paesaggio linguistico.
Facendo così che il paesaggio immaginario, se volgiamo definirlo così, diventa il referente dei luoghi reali, la città.
Attualmente il paesaggio attuale si mostra come una scena alla Greuze, inasprita dalla dualità del rapporto città-agro, e da etnie diverse.
Il viaggiatore che arriva a S. Sebastiano si trova di fronte a un paesaggio quasi surreale, rispetto a quanto si è abituati vedere a Roma. Sull’appia antica, all’altezza del III miglio incontriamo, il parco, la chiesa con un porticato che accoglie e invita i fedeli alla sosta e alla meditazione, in lontananza poi si scorge la tomba di Cecilia Metella e le catacombe. Le persone vivono questo luogo, infatti, e non è difficile incontrare sacerdoti, pellegrini, turisti, come se il tempo si fosse fermato.
Volendola percorrere tutta di un fiato, incontriamo le catacombe di S. Callisto, più avanti, quelle di Domitilla, fin ad arrivare a Largo Bompiani. Quest’ultimo è uno spazio di conformazione più urbana attuale, in cui ritroviamo tutti gli elementi caratterizzanti percenti, il muro (limite), i materiali, gli usi.
Più avanti Piazza dei Navigatori, spazio che rimanda più al concetto di antica via del commercio, la Via C. Colombo che porta al mare, collega al cuore della città. Il gesto “imperiale” del tracciato della Colombo rompe indubbiamente l’unità e la continuità dell’arteria a scala urbana, dividendo la parte del percorso del pellegrino da quella di borgata.
La sezione stradale subisce un notevole restringimento, il tracciato appare confuso. Si scorge la terza università, gli uffici della Regione Lazio, e la chiesa di S. Isidoro ed Eurosia con annesso parco, quest’ultimo si configura come un’area idi sosta e riposo, utilizzato per lo più dai lavoratori in pausa pranzo e dagli abitanti del quartiere come spazio di sosta e incontro.
Il quartiere Garbatella, con i suoi vicoli stretti e le sue tipiche corti, rappresenta uno dei punti peculiari del luogo, assieme ai casali. In una dimensione di piccolo paese dove, è facile incontrare l’affilacoltelli al mattino presto, dove una vecchietta ancora racconta la storia di com’è nato il nome del quartiere Garbatella e di quando ci si nascondeva nelle catacombe di Domitilla durante la guerra.
Infine il punto di arrivo, tanto agognato, è il parco Schuster, l’antico porto della pozzolana (Porto Grapignano) che si affaccia sull’imponente basilica di S. Paolo fuori le mura, per poi scorgersi fino al Tevere e godersi il tramonto.

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