Perché è necessario investire nel Paesaggio? – risposta ad un importante dilemma

Dopo aver parlato dell’architetto del paesaggio, cercherò ora di rispondere il più semplicemente possibile alla domanda: perché investire nel paesaggio?

Parto con una dichiarazione: investire nel paesaggio è normale buonsenso, ed è bene che in Italia si cominci a farlo al più presto. Gli investimenti sul paesaggio fatti da altre nazioni come la Francia, l’Inghilterra, la Germania, dimostrano di ripagare ampiamente a lungo termine non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale, ecologico e sanitario. La vasta gamma di benefici economici prodotti da simili investimenti vanno ad agire anche sulle aziende locali e le comunità sotto forma di maggior numero e migliori posti di lavoro.
Lavorare con e per il paesaggio può ridurre i costi di sviluppo, ottimizzare il potenziale di un territorio ed anche aumentare il valore delle proprietà immobiliari e commerciali situate nel raggio di influenza delle azioni messe in atto per la valorizzazione e la riqualificazione del paesaggio.
L’ambiente naturale, fattore primario cooperante alla progettazione del paesaggio, può agire come punto focale per l’attività di rigenerazione di un’area attraverso la creazione di nuovi spazi pubblici che attirano visitatori ed investitori, soprattutto in aree precedentemente sotto utilizzate. Se prendiamo come esempio il territorio comunale di Roma, esiste una grandissima superficie di aree non valorizzate, e quindi non utilizzate, che potrebbero essere rivitalizzate con investimenti modesti per la generazione di spazi pubblici di qualità (parchi, giardini, piazze, viali ecc.) a beneficio della collettività. Spazi destinati inequivocabilmente ad uso pubblico che sottrarrebbero le aree abbandonate all’aggressione della speculazione edilizia che si nutre della mancata destinazione del demanio.
Se l’architettura del paesaggio comprende una vasta gamma di attività a beneficio del territorio come la pianificazione e la progettazione del paesaggio, il design di piazze e piccoli spazi pubblici e la gestione di aree rurali in ambito urbano, l’investimento sul paesaggio comprende:

– la creazione di spazi pubblici facilmente accessibili da parte di tutti gli utenti, spazi che possono essere vissuti sia fisicamente che emotivamente in modo da aumentarne l’utilizzo. In una piazza ben progettata e realizzata i principali vantaggi sono oltretutto raccolti dalle imprese commerciali locali che vedono un maggior afflusso di clientela a tutte le ore ed in tutti i momenti dell’anno.

– l’aumento di valore dell’ambiente sia naturale che costruito grazie ad un processo di rigenerazione.

– la riduzione dei costi di sviluppo grazie all’uso intelligente delle caratteristiche del paesaggio e l’incorporazione nel paesaggio dei rifiuti edili prodotti dalla disseminazione della città ad opera del consumo di suolo.

– l’aumento di valore e redditività di abitazioni e di immobili commerciali.

– ottimizzazione del potenziale di sviluppo dei luoghi. Una caratteristica fondamentale dell’architettura del paesaggio è la sua capacità di offrire, allo stesso tempo, benefici sociali, ambientali ed economici.

La necessità di affrontare sfide come la fornitura di alloggi, lo stop ai cambiamenti climatici, la gestione oculata della risorsa acqua e l’inversione di tendenza nella perdita della biodiversità, pone l’investimento sul paesaggio all’apice delle priorità per ogni governo nazionale e locale, priorità che dovrebbe rimanere intatta anche in periodi di crisi economica. Non è pensabile, ogni volta che si presenta l’ennesima crisi economica, tagliare i finanziamenti alla gestione del patrimonio culturale e paesaggistico italiano ed al contempo incentivare le pratiche di sfruttamento improprio del territorio al fine di fare cassa immediata. Il paesaggio e l’ambiente vanno tutelati sempre e valorizzati comunque, perché sono l’unica cosa che rimarrà quando il sistema economico basato sul profitto avrà esaurito del tutto la sua utilità.

Prendendo sempre come esempio Roma, la capitale deve ringraziare la storia e la lungimiranza di qualche amministrazione passata (non tutte) per la possibilità di poter godere anche oggi delle grandi ville storiche passate sotto la proprietà del Comune durante il secolo XX. Per quanto riguarda invece l’impegno delle amministrazioni, solo poche si sono prodigate per la tutela e la valorizzazione del patrimonio paesaggistico del territorio comunale e sono riconducibili al periodo storico fascista, a quello del boom economico degli anni 1950-65, ed agli anni ’90.
Portiamo gli esempi di alcune realizzazioni, la maggior parte recenti ma dovute alla spinta di miglioramento inaugurata negli anni ’90, senza dimenticare il primo esempio di parco pubblico moderno, quello di Central Park a Manhattan.

Vi invitiamo dunque alla visita di un parco agricolo urbano esistente e di successo gestito dalla comunità locale alla periferia di Roma, quello di Prato Fiorito, a passeggiare nell’interessante Parco integrato delle Mura Aureliane, e a conoscere un parco ideale ma possibile, quello del Tevere Sud.
Tre esempi di piazze, anche discutibili dal punto di vista estetico, che hanno portato indubbi vantaggi alla collettività sono quelli di piazza Damiano Sauli, piazza S. Zaccaria Papa a Primavalle, e piazza Fabrizio De Andrè.
Due esempi di giardini di successo distanti tra loro sia fisicamente che cronologicamente sono quello delle Esedre Arboree al Vittoriano e quello della piazza-giardino dell’Acquedotto Alessandrino.
Infine merita una occhiata anche uno spazio ibrido particolare che sfrutta un’area in pendio che non avrebbe avuto altrimenti nessuna utilità e che avrebbe invece portato continui problemi, quella dello spazio urbano di via Chiala al Nuovo Salario.

Spero di aver chiarito che l’investimento sul paesaggio non è solo necessario alla sopravvivenza di noi stessi e della nostra civiltà, ma che è anche estremamente utile alle economie locali e nazionali.

Francesco Tonini

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