MARIA TERESA PARPAGLIOLO SHEPHARD, Le città giardino/Casal Palocco – di Mauro Masullo

Relazione presentata il 18 ottobre 2012 al Premio “Lavinia Taverna” a Villa Taverna di Canonica Lambro


CASAL PALOCCO e le CITTA’-GIARDINO
di Mauro Masullo

Le prime città giardino apparvero in Inghilterra con una precisa funzione e cioè quella di migliorare la qualità della vita del ceto operaio, favorendo loro una vita più salubre ed una maggiore socializzazione; Port Sunlight, Bournville e Letchworth furono le prime ad essere realizzate e Ebenezar Howard fu colui che nella sua opera La città-giardino di domani ne promosse l’idea ed il piano.
La città-giardino nacque con un preciso schema paesaggistico al fine di combinare la città con la campagna, destinando la maggior parte del terreno all’agricoltura; questi campi coltivabili dovevano circondare la città, le case dovevano essere piene di aria e di luce, circondate dal giardino, intramezzate da spazi destinati allo sport e da piazze e separate da ampi viali alberati che terminavano in aperta campagna. L’idea di Howard incontrò subito consenso e nel 1889 nacque una Garden-City Association per promuoverne il progetto e nel 1903 (anno di nascita della Parpagliolo) si costituì la prima Garden-City Limited.
In Italia la prima città-giardino ad essere progettata fu Milanino, come il promotore commendator Luigi Buffoli, presidente dell’Unione cooperativa (tipo di società importato dall’Inghilterra dove operava la Co-partnership Tenant’s Limited C), la denominò e l’inizio della sua costruzione si fa risalire al 1912; il progetto del quartiere era incentrato su un ampio asse alberato rettilineo (attuale viale Buffoli) e su sinuose strade residenziali e fu curato dall’ing. Giannino Ferrini, ma non ebbe fortuna. Le città-giardino nel nostro Paese trovarono all’inizio molti ostacoli sia a causa della prima guerra mondiale e successivamente per motivi di carattere socio-politico; solo dopo la seconda guerra mondiale se ne riscoprirono i vantaggi e di conseguenza se ne riprese l’interesse.
A Roma la prima città-giardino nasce nel 1924 con il nome Città-Giardino Aniene, sorta sulla collina di Monte Sacro; qui l’architetto Gustavo Giovannoni la progettò e la realizzò ed il nuovo modello urbanistico-paesaggistico fu orientato alla tipizzazione della “garden city” d’oltremanica, composta da costruzioni con struttura “a villini” inseriti nel verde, e con servizi indipendenti: scuola, chiesa, ufficio postale, parco pubblico. La Città Giardino Aniene nella sua impostazione originale resistette meno di trent’anni: già negli anni cinquanta, infatti, numerosi villini furono abbattuti per far posto a palazzi residenziali.
Negli anni ’60 la Società Generale Immobiliare affidò a Maria Teresa Parpagliolo Shephard la progettazione paesaggistica di una nuova Città-Giardino, posta lungo la via Cristoforo Colombo tra il quartiere dell’EUR ed il mare, poco distante dalla Tenuta presidenziale di Castel Porziano; la Parpagliolo già negli anni precedenti si distinse per le progettazioni paesaggistiche che interessarono l’EUR, soprattutto in sinergia con Raffaele De Vico.
La nuova Città-Giardino, sorta sulla via Colombo, prese il nome di Casal Palocco; essa trae origine da un’area bonificata e la creazione di canali artificiali ne testimoniano un’origine paludosa.
L’area è ricca di falde acquifere superficiali, il suolo, leggero e permeabile, ha facilitato l’insediamento ed il veloce accrescimento di una vegetazione igrofila; nel contesto paesaggistico, in cui Casal Palocco è inserita, sono presenti aree di notevole valore naturalistico, quali la Tenuta di Castel Porziano e quella di Castel Fusano. Le strade di Casal Palocco sono dedicate principalmente ad educatori e personaggi storici greci; le due vie principali sono viale Gorgia da Leontini e viale Alessandro Magno, che compongono un anello centrale a cui confluiscono le altre vie.
La fornitura del materiale vegetale fu garantita dall’Azienda vivaistica Nicolini di Capranica (VT) e più precisamente da Pier Luigi, che affiancò la Parpagliolo anche nella realizzazione dell’Hotel Hilton di Roma, della Sede RAI di via Mazzini e di altri giardini privati; inoltre l’Azienda Nicolini fornì anche il materiale vegetale alla Società Generale Immobiliare per la realizzazione dell’Olgiata.
Il 21 ottobre del 1960 fu istituito un Consorzio ad hoc per la gestione della Città-Giardino, che aveva ed ha tuttora sede a Casal Palocco; nella primavera del 2000 il Consorzio mi affidò un incarico professionale, che ho tenuto fino al 2002, per controllare, assistere e seguire i lavori per la gestione del verde e del patrimonio vegetale del comprensorio consortile.
Tra le varie prestazioni professionali da me fornite una certa rilevanza è stata rivestita, oltre ad alcune risistemazioni paesaggistiche di spazi centrali degradati anche attraverso collegamenti psicologici mediante l’utilizzo di elementi naturali che consolidassero l’identità del sito e di una vegetazione che fosse di collegamento con i parchi ed i giardini dell’EUR come il Prunus serrulata var. Sakura, dal fornire indicazioni utili al restauro vegetazionale e paesaggistico degli assi viari principali quali Viale Alessandro Magno, Viale Gorgia da Leontini e Via di Casal Palocco.
In tutti e tre i casi la vegetazione utilizzata dalla Parpagliolo era omogenea e rispondeva ad una determinata e precisa soluzione paesaggistica. L’esecuzione di un restauro della vegetazione ad hoc prevedeva la conoscenza e la consapevolezza di un progetto grafico, che però è risultato introvabile; le aree si presentavano sì omogenee, ma erano evidenti anche inserimenti successivi e che percepivo estranei al genius loci infuso dalla Parpagliolo nel progetto originale.
E’ iniziata così una mia approfondita indagine sui paesaggi più prossimi al sito con particolare riguardo a quelli rientranti nella sottozona calda del Lauretum e pertanto della costa; la vegetazione utilizzata a Casal Palocco presentava una dominanza di Pinus pinea e di Quercus ilex. Mentre i primi (i pini) si presentavano con chiome alte e disordinate, i secondi (i lecci) si presentavano con chiome filate, disordinate e con sesti d’impianto troppo ravvicinati e che ne hanno provocato accrescimenti confusi nel tempo; quest’ultimo aspetto non rifletteva il rigore ed il ritorno all’ordine della natura, che invece ha contraddistinto le opere e gli intenti della Parpagliolo.
Inoltre il progetto della Parpagliolo per Casal Palocco avrebbe dovuto assicurare:
– una matrice paesaggistica, fortemente percepibile,
– la salubrità dell’aria, attraverso la scelta del materiale vegetale e l’apporto di ossigeno durante tutto l’anno con il conseguente utilizzo di sempreverdi,
– il contenimento e la mitigazione dell’inquinamento acustico ed
– una parziale chiusura degli sfondi dalle unità immobiliari per garantire al proprietario, fruitore spaziale, una certa privacy dalla propria abitazione.
L’indagine da me svolta ha condotto dopo un’attenta analisi ad individuare nel forteto della costa tirrenica il paesaggio da cui la Parpagliolo ha trovato ispirazione e le cui componenti essenziali erano appunto costituite da un alto fusto di Pinus pinea e da un sottostante ceduo di Quercus ilex; nella composizione di questo paesaggio “trasportato” a Casal Palocco, la Parpagliolo inserisce altri elementi arborei, tipici del contesto paesaggistico in cui la Città-Giardino è inserita, e un ricco corteggio arbustivo.
Gli elementi arborei inseriti sono: Quercus robur, Quercus palustris, Cupressus sempervirens nelle varietà pyramidalis ed horizontalis, Cercis siliquastrum, Fraxinus excelsior, forme arboree di Laurus nobilis per citarne alcune. Gli elementi arbustivi che arricchiscono il progetto di paesaggio della Parpagliolo sono: Phyllirea angustifolia, Laurus nobilis, Viburnum tinus, Myrtus tarentina e Tamarix parviflora, accompagnati da una vegetazione erbacea costituita essenzialmente da Helichrysum italicum e da varie specie di Gazania.
L’individuazione del forteto, come paesaggio d’ispirazione, è stata successivamente posta da me a Pier Luigi Nicolini, il quale non ha potuto che dare conferma della mia intuizione; a lui sottoposi anche le mie perplessità circa la distanza molto ravvicinata con la quale erano stati piantati i lecci. A mio avviso, infatti, conoscendo bene le strategie delle Imprese edili e la loro necessità di vendere con una certa urgenza le unità immobiliari, la Società Generale Immobiliare aveva mantenuto fede al progetto della Parpagliolo, ma fece piantare lecci in sovrannumero al fine di avere il “pronto effetto”, senza considerare lo stato critico che si sarebbe originato successivamente. Anche su questo Nicolini convenne con me e nella fase antecedente gli interventi di restauro sottoposi al Consorzio l’opportunità di ristabilire quanto progettato dalla Parpagliolo. Ricevetti un secco diniego, motivato dalla necessità di mantenere i tronchi della specie quercina liberi da ramificazioni; a dire del Consorzio nei decenni trascorsi si erano creati problemi di sicurezza e di ordine pubblico, in quanto spesso capitava che le chiome basse venivano utilizzate come nascondigli da parte di malintenzionati e come ricettacoli per rifiuti di ogni genere.
Difatti fino a quel momento il Consorzio aveva provveduto a conservare questo tipo di “paesaggio aperto”, ma questa gestione aveva fatto risaltare una realtà molto critica, che lega le opere di architettura del paesaggio alla loro manutenzione.
Una differenza sostanziale, infatti, tra l’architettura del paesaggio e l’architettura sta proprio nel rapporto che lega la progettazione e la manutenzione, riferite ad uno spazio progettato; nell’architettura del paesaggio è necessario che sia garantita la continuità tra progettazione e manutenzione in quanto è quest’ultima che realizza nel tempo il progetto, mentre nell’architettura lo spazio progettato è finito nel momento della sua realizzazione e la manutenzione ne assicura invece nel tempo il mantenimento.
L’immagine e le percezioni che scaturiscono oggi nel percorrere Casal Palocco sono quindi in parte diverse da quello che la Parpagliolo aveva progettato e, seppur rispettando gli elementi nella loro identità botanica, l’aspetto paesaggistico appare alquanto modificato. Le variazioni perpetuate nel tempo però non hanno condizionato le gradevoli sensazioni, che normalmente si vivono negli spazi sapientemente progettati da professionisti esperti; i paesaggi urbani, i parchi ed i giardini comunicano ancor più questo patrimonio emotivo in quanto una loro essenziale funzione è quella di integrare lo “stato psicologico” del fruitore attraverso la natura, indiscussa madre delle nostre emozioni.

MAURO MASULLO

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