DIARIO DI UN VIAGGIATORE, Via delle Sette Chiese #1 – di Francesca Troiano

Pubblichiamo con piacere il primo di una serie di articoli, scritti dalla laureanda Francesca Troiano, che si concentrano sull’oggetto della sua tesi, via delle Sette Chiese, una via con un lungo passato che attraversa il noto e suggestivo quartiere della Garbatella.

Francesco Tonini


DIARIO DI UN VIAGGIATORE – Via delle Sette Chiese.
articolo e foto di Francesca Troiano. Il sito di Francesca.

“Datemi un punto di fuoco e vi narrerò il mondo.”
O. Barbieri

Costretti a cercare il punto di fuoco, una volta trovato ci scopriremo minuscoli e infinitesimali, nel macrocosmo artificiale naturale che è il nostro pianeta – casa.

Via delle Sette Chiese, è una parte dell’antico percorso della Via del Pellegrino, percorsa dai fedeli per ottenere l’indulgenza plenaria.
Anticamente non era altro che l’antica tangenziale sud che collegava l’Appia antica, al porto Grapignano, che si trovava nell’area corrispondente all’attuale parco Schuster, avendo ai due estremi due delle cinque basiliche (San Paolo e S. Sebastiano). Oggi perde la sua interezza e unicità, perché è divisa in due da Via C. Colombo che ne definisce nettamente una parte moderna, composta dal quartiere della Garbatella, e una più bucolica, comprendente le catacombe di Domitilla, quelle di S. Callisto, e il Parco dell’Appia Antica.
Volendosi immaginare dei viaggiatori, il paesaggio, che io definisco di passaggio, è l’interpretazione e il filtraggio della percezione del viandante che vuole immagazzinare e raccontare, il suo viaggio che, se vogliamo definire “immaginario” si pone tra camera oscura e viaggiatore, ovvero la macchina fotografica e fruitore.
Racconta cosi un paesaggio in questo caso, che va da quello del così detto “Agro romano”, a quello della città consolidata.
Il viaggiatore non fa altro che percorrere e vivere un paesaggio diverso, come se fosse una linea del tempo immaginaria, per “arrivare”, a uno scopo, motivo che ci ha spinti a intraprendere il viaggio.
Come nei film “Viaggio a Kandahar” e “La strada verso casa”, i protagonisti ritrovano se stessi, intraprendendo un cammino, che nel primo caso si pone verso una conoscenza più profonda di se stessi, attraverso culture, usi e abitudini differenti. Il secondo caso invece propone una metafora dalla propria vita, attraverso l’ultimo viaggio verso casa ricordando attimi passati, lungo il percorso, terminando il suo viaggio dove era incominciato.
Via delle Sette Chiese rappresenta un passaggio dove, da un lato, il paesaggio bucolico dell’Appia antica con le sue rovine e catacombe, contrapposto alla città moderna. Passando per luoghi leggendari come quello dove Remo fondò Remuria, in opposizione a Romolo, e dove i due profeti Enoch ed Elia arriveranno precedendo la fine del mondo.
Percorrendola tutta di un fiato si presenta come una sovrapposizione di epoche diverse, romana, repubblicana, imperiale, moderna e contemporanea; vissuta e abitata da diverse etnie, e divisa in diversi ambiti: turistico, di quartiere e lavorativo, che ne definisce differenti paesaggi linguistici, intendendo la lingua come sentimento e riconoscimento della realtà tra i soggetti parlanti, definendone un’identità propria. La correlazione con il paesaggio come qualcosa di condivisibile, rispetto ad un percorso soggettivo sia in termini tensioni verso un obbiettivo, che di percezione, ma anche qualcosa di sociale.
Il tema del percorso, strettamente legato alla concezione del movimento e la percorrenza, è uno strumento strategico per la valorizzazione del paesaggio, infatti, secondo le velocità di percorrenza, mezzo utilizzato, e tempo impiegato varierà la nostra percezione dell’intorno. Il camminare si rivela, uno strumento che, proprio per la sua caratteristica di lettura simultanea e scrittura dello spazio, si presta ad ascoltare a interagire nella mutevolezza degli spazi, così, muoversi all’interno del tracciato percorrendolo nella sua interezza, evidenzia le sue molteplici peculiarità.

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