Paesaggi filtrati – Terra: tempio degli uomini – filtro 15: “SUSPENDED” di Massimo Cristaldi

Le fotografie di Massimo Cristaldi sono consultabili nella galleria in fondo all’articolo.

“La terra, per trasposizione simbolica ed architettonica, è tempio degli uomini. Essa è sacra per fertilità, splendore di cose, vivente divinità.”
Raffaele Milani, L’arte del Paesaggio 2001, Bologna, IL MULINO

Introduco il lavoro che il fotografo Massimo Cristaldi ci ha gentilmente inviato per la pubblicazione del filtro 15 della rubrica Paesaggi Filtrati, con un discorso che vuole essere risposta alle critiche non fondate, a mio avviso, sulla fotografia di paesaggio in Italia.

Rovine.
Non sono d’accordo con chi pensa che la fotografia di paesaggio, specialmente quella che ritrae la forza geometrizzante dell’uomo, quella che ha disegnato le città “moderne” sotto la spinta ossessiva di igiene e di ordine, sia solo il risultato di un movimento intellettuale fine a se stesso in cui si rifugiano i fotografi italiani.
C’è addirittura chi dice che sarebbe bene strutturare uno stile fotografico italiano partendo dai punti forti del “made in Italy”, quelli che ci contraddistinguono come italiani nel mondo intero: cibo, automobili sportive, design, alta moda. Gli italiani sono molto complessi, articolati e diversi tra loro per essere ridotti a dei marchi di riconoscibilità, che si sono stati utili a farci sopravvivere nel mercato globale, ma che sono anche estremamente riduttivi del panorama enorme della nostra cultura. Che dovremmo fare, fotografare i piatti dei nostri più famosi chef in attesa che i nostri paesaggi peculiari, quelli che danno vita alla varietà culturale e culinaria del nostro paese scompaiano per lasciare posto ad una indistinta distesa di villette a schiera interrotte da ecomostri? E fare ciò solo perché il mercato delle fotografie offre opportunità di lavoro in questo senso? Guardiamo a lungo termine. Una volta che i cinesi riprodurranno anche i nostri paesaggi peculiari mediterranei da qualche parte nella loro sconfinata nazione, cosa ci distinguerà da loro?
L’autenticità, ecco cosa ci distinguerà. E se perdiamo il nostro paesaggio, perderemo anche la nostra autenticità a vantaggio di nuove urbanizzazioni simil provincia americana, dove non sin produrranno più formaggi tipici, dove non ci saranno più cipressi a proteggere vitigni pregiati e dove non vi saranno più feste e sagre di paese perché non esisteranno più piazze in cui incontrarsi. Allora non credo proprio che fotografare il paesaggio italiano, specialmente quello a rischio o già inficiato dalle macchie del profitto e della speculazione, sia da definirsi una operazione intellettuale per pochi rifugiati in una cultura arretrata ed obsoleta. Fotografare il paesaggio italiano è una operazione consapevole, partigiana, intellettuale, perché presuppone la conoscenza della nostra cultura. Non mi aspetto che qualche turista ignaro e sprovveduto che cerca gli spaghetti alla bolognese, concepisca per forza questo lavoro di protezione e valorizzazione della nostra cultura, della nostra tradizione, dell’Italia.
La cultura ha valore solo per chi ha cultura sufficiente per comprenderla. Per riconoscere una cultura è necessario esserne permeati, esservi nati o vissuti all’interno od avere una cultura elevata ed aperta, diciamo superiore a quella che ci si trova davanti. Se quello che si conosce della cultura italiana è pizza e mandolino, sarà impossibile comprendere il suo territorio, la sua terra. Qualcosa di simile a chi vive in città e che ha volutamente ignorato la cultura contadina per decenni trascurando allo stesso tempo di accrescersi culturalmente. Non mi stupisco quindi che lo stile fotografico italiano percepito all’esterno della nostra cultura non possa coincidere con lo stile fotografico, a ragione introverso, percepito dagli italiani. La fotografia degli italiani Basilico, Giacomini, Ghirri, Chiaramonte, Guidi, nonostante sia riconosciuta come alto esempi di fotografia dalla critica e dal mondo fotografico, non è mai divenuta un messaggio diffuso della nostra cultura né in Italia, a causa di una certa non curanza su argomenti di fotografia e paesaggio, né all’estero. Nella fotografia più bella del paesaggio italiano, definita da una sensibilità non comune del fotografo che non mira alla sensazionalità del messaggio fotografico, la cultura immessa è di natura molto specifica per essere compresa da un vasto pubblico. Non è un caso che la street photography od i reportage di guerra godano spesso di un vasto pubblico, perché contengono messaggi appartenenti ad una cultura di tutti i giorni o sono intrise di contenuti cruenti inequivocabili.
Sono il primo a dichiarare la mia ignoranza e pertanto sarò anche lacunoso in sensibilità di paesaggio e fotografia, ma sono molto infastidito da chi non comprende lo sforzo dei fotografi italiani. Una buona parte della difesa della nostra cultura minacciata dall’onda d’urto della globalizzazione e della uniformazione degli usi e costumi che porta, è messa nelle mani dei fotografi.
Non mi sembra che negli stati uniti non vi siano fotografi di paesaggio. Ne potrei indicare al volo una dozzina che hanno sviscerato il bello ed il brutto del paesaggio made in USA, al fine di difenderlo e di farlo comprendere da chi è meno sensibile al problema contemporaneo del paesaggio. Se lo fanno i fotografi statunitensi, perché non dovremmo farlo anche noi che abbiamo molto di più da perdere? Abbiamo forse definito copioni quelli di Hollywood perché sono venuti a studiare l’industria italiana del cinema degli anni 60 per poi andare per la loro strada?
Massimo Cristaldi è un fotografo sensibile, che non si rifugia nell’intellettualismo. Una di quelle persone che lavora per anni su di uno stesso progetto perché crede in quello che fa e perché ama la sua terra, la Sicilia, che lui ritrae in un momento critico della sua esistenza. I soggetti su cui Massimo si concentra sono, come suggerisce il titolo del lavoro, “sospesi” nel tempo. E Massimo li ritrae come se fosse un turista del tempo, che porta a casa i propri scatti delle vacanze con quel senso di nostalgia che li pervade. Una nostalgia che sembra legata all’emozione del momento in cui la foto è stata presa, tristezza dovuta alla vista di uno spettacolo che non trova collocamento nel tempo, come una rovina nel paesaggio. Qualcosa in grado di colpire nel segno, di suscitare emozioni e quindi di scuotere le coscienze di tutti coloro che non vogliono vedere che il paesaggio italiano si trova sospeso in un limbo tra paradiso ed inferno. Sta a noi invertire la tendenza di discesa negli inferi, per tornare nel paradiso, colmo di giardini.

Francesco Tonini


Sospeso (Suspended, testo di Wayne Ford tradotto in italiano)

La costruzione di un ponte nella città di Siculiana si interrompe bruscamente, la sua funzione rimane insoddisfatta; Libertinia giace deserta, i residenti da lungo tempo sono partiti, mentre Poggioreale si trova in rovina in memoria delle 500 persone che hanno perso la vita nel terremoto del 1968, che vide 70.000 senzatetto; e il teatro di Pietro Consagra, progettato negli anni settanta, appare come un esoscheletro concreto nel paesaggio, in attesa del completamento. Queste sono le scene rappresentate in Suspended, l’ultima opera su larga scala di Massimo Cristaldi, che segue le serie, simulacri (2009), in cui il fotografo Esplora piccoli santuari religiosi trovati lungo la strada del sud Italia, dipinti di notte e da un ‘impersonale distanza di mezzo;’ e Insulae, una serie in divenire iniziata sempre nel 2009, che ancora una volta vede di fotografo italiano a lavoro di notte, documentando i vasti complessi residenziali navali degli Stati Uniti in Italia meridionale, che appaiono come isole di luce sospesa tra la ricchezza e le profondità della notte. Documentario naturale, Suspended è iniziato nel 2006, ed ha richiesto cinque anni per essere completato ed esplorare lo spazio fisico tra passato e presente. In questi paesaggi Cristaldi tenta di collegare la realtà esterna ed interna, la mente e la materia, in spazi e luoghi che conosce al meglio, trasformando ciò che egli chiama la sua forma mentis, in una realtà fisica che raffigura il contemporaneo, ma che riflette e si connette anche al passato.

Suspended

The construction of a bridge in the town of Siculiana stops abruptly, its function remaining unfulfilled; Libertinia lies deserted, its residents long since departed, whilst Poggioreale stands in ruins as a reminder of the 500 people who lost their lives in the 1968 earthquake, which saw 70,000 made homeless; and The Theatre of Pietro Consagra, designed in the 1970s, appears as a concrete exoskeleton in the landscape, awaiting completion. These are the scenes represented in S u s p e n d e d , the latest large-scale work by Massimo Cristaldi, which follow’s his series, Simulacra (2009), in which the photographer explores smallscale religious shrines found along the roadside’s of southern Italy, each depicted at night and from an ‘impersonal middle distance;’ and Insulae , an going series also begun in 2009, which again see’s the Italian photographer working at night, documenting the vast United States Naval housing complexes across southern Italy, which appear as islands of light suspended in the richness and depth of night. Documentary in nature, Suspended was begun in 2006, taking five years to complete, and explores the physical space between the past and the present. In these landscapes Cristaldi attempts ‘to link inner and outer reality, mind and matter,’ in the spaces and places he knows best, turning what he calls his mindscapes, into a physical reality that depicts the current, but also reflects and connects to the past.
Text by Wayne Ford

Massimo Cristaldi
(breve biografia tradotta in italiano)

Massimo Cristaldi è nato a Catania nel 1970. La sua carriera professionale è iniziata nel 1994. Dopo una laurea in geologia, ha iniziato la gestione di progetti di ricerca internazionali. E’ cresciuto in un ambiente artistico e la fotografia è stato il modo che ha impostato naturalmente il suo lato creativo. La motivazione che guida il suo lavoro si concentra sulle tracce che l’uomo ed il tempo scolpiscono sulla natura e sulle cose, che rappresentano in particolare gli effetti ed i segni su “ciò che rimane”. Massimo ha esposto in gallerie in USA, Belgio, Francia, Regno Unito e Italia. Vive e lavora in Catania e Roma.

“Stiamo vivendo in un momento di cambiamenti in accelerazione. Una delle conseguenze involontarie della rivoluzione tecnologica e della globalizzazione è la perdita di meraviglia e curiosità da quando la banca immagini del mondo è stata ridimensionata in punti della familiarità e uniformità. Specialmente nell’occidente, le nostre città e paesaggi suburbani si sono disseminati in maniera indifferenziata, monotona. Il mio interesse è focalizzato sulla raffigurazione di questo momento di transizione in cui il passato diventa una metafora per il presente. Come i pentimenti, il passato svanisce, ma lascia dietro di sé le tracce sottostanti. È la mia passione nell’identificare e documentare queste linee di frattura tra passato e presente che istruiscono le opere nel mio lavoro.

Biografia originale in inglese.

Massimo Cristaldi was born in Catania (Italy) in 1970. His professional career started in 1994. After receiving a degree in Geology, he began managing international research projects. Art is the environment he grew up in and photography was the way he set his creative side free. The driving concern of his work is focused on traces that man and time carve over nature and things, representing, in particular, effects and signs on “what remains”. Massimo is represented by Galleries in USA, Belgium, France, UK and Italy. He lives and works both in Catania and Rome.

“We are living in a time of accelerated change. One of the unintended consequences of the technology revolution and
globalization is the loss of wonder and curiosity as the world’s image bank is downsized into pixels of familiarity and uniformity. Particularly in the West, our towns, cities and suburban landscapes are all becoming one undifferentiated, monotonous sprawl. My interest is focused on depicting this transitional moment in which the past becomes a metaphor for the present. Like pentimenti, the past fades but leaves behind its underlying traces. It is my passion for identifying and documenting these fault lines between the past and the present that inform the works in my portfolio.”

www.massimocristaldi.com
www.thevisualexperience.org

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