Italia: museo consapevole – grandi musei piccoli borghi, IX giornata nazionale FIDAM – di Serena Savelli


Fonte: www.amastuola.it

Quello che segue è un articolo che mi è stato chiesto di scrivere per spiegare il concept grafico della locandina commissionatami per promuovere la IX Giornata Nazionale degli Amici dei Musei, un evento portato avanti dalle cento associazioni che fanno capo alla FIDAM (Federazione Italiana degli Amici dei Musei). Il tema della giornata, ispirato al motto Italia “Museo consapevole” coniato dall’ex ministro Antonio Paolucci, era “Viversi fuori, Viversi dentro, Grandi musei e piccoli borghi” io l’ho interpretato popolando la piazza di Pienza città ideale di personaggi-icona della nostra tradizione artistica che, accorsi al richiamo della Giornata lasciano le tele, le tavole e l’interno dei musei per uscire in quel grande museo all’aperto che è l’Italia ed il suo paesaggio. Il visual, comunicativo fino all’ingenuità, è piaciuto talmente tanto che mi è stato chiesto, dal Presidente Mauro del Corso, di redigere un articolo che è stato inviato alle associazioni e pubblicato su alcune testate regionali toscane. Ho deciso di inviarlo a paesaggiocritico perchè la stesura del pezzo mi è stata utile spunto per una riflessione sul biasimato concetto di paesaggio-museo accusato a lungo di essere foriero di un immobilismo protezionista che, per feedback negativo, ha prodotto devastazione ma che inteso come raccolta di luogo abitato dall’ispirazione ove si raccolgono e producono cose insigni per eccellenza, luogo di conservazione ma anche di creazione, ben si presta a rendersi metafora del paesaggio italiano, tanto più che ormai anche i musei non sono più solo spazi espositivi da visitare in religioso silenzio ma laboratori creativi dove l’arte si produce, vedasi i 4 artisti attualmente in residenza al MACRO che li vivono e portano avanti il loro studio in progress, come accadeva nell’Alessandria di Tolomeo Filadelfo. Inneggiare alla consapevolezza di vivere in un museo, come ha fatto Paolucci, non vuol dire indurre a limitare i gradi di libertà dell’azione e della creatività umana ma orientarla, cercare di operare con intento estetico anche servizio di problemi pratici, che poi è un po’ quello che noi italiani, fino agli anni sessanta abbiamo sempre fatto erigendo una casa, progettando un’auto e mettendo a dimora una vigna.
Qui di seguito l’articolo.

Al centro della piazza di un “piccolo borgo” un quintetto di angeli canta accompagnandosi con dei liuti, poco più in là, sul sagrato, le grazie ascoltano e danzano quella stessa musica, una Madonna siede pensosa e guarda altrove, infine un giovinetto, che sia egli un San Giovannino ispirato da Cristiana Letizia o un monello pagano non toccato dal sentimento religioso, come alcuni sostengono, volge uno sguardo beffardo allo spettatore.
Ride, canzonatorio ed auto-ironico pensando all’effetto “pop” che possono fare queste loro figure uscite dal pennello di giganti come Beato Angelico, di Piero della Francesca, Botticelli, Caravaggio, rispettosamente profanate con pochi comandi di Photoshop, estrapolate dal proprio contesto di meravigliose pitture e manipolate secondo una logica creativa e comunicativa elementare, forse ingenua, che li vede uscire dagli Uffizi, dalla Pinacoteca Capitolina e da altri “grandi musei” per essere riassemblati nella Pienza di Bernardo Rossellino, paradigma della città ideale simbolo tanto del “piccolo borgo” d’altura medievale quanto della città ideale di urbanistica umanista, in un ovvio riferimento al titolo della IX Giornata Fidam.
Nella scena, che si compone come un ipertesto semiotico, si può ricreare, per inferenza, il profilo di borgo San Sepolcro che si staglia nel paesaggio sulla destra della scena della Natività di Piero della Francesca, dalla quale sono stati presi in prestito gli angeli per conseguire una simultanea visione del topos “borgo” dall’interno e dall’esterno, visibile nello scorcio di Pienza, e ricreabile come miraggio attingendo alla memoria.
Quel borgo, meravigliosa emergenza del paesaggio italiano e alveare brulicante di una operosa civitas, superorganismo di pietre vive, tessuto scheletrico di una fiumana sanguigna, pulsata a partire dalla piazza, a percorrere il sistema venoso delle piccole vie sino agli alveoli di anditi e cortiletti, che spesso oggi patisce l’abbandono che consiste nella rovina della materia oppure, forse peggio, nell’abbandono della sua popolazione e nell’utilizzo quale arena estiva per feste popolari e quale centro commerciale, nell’ ipermusealizzazione che sostituisce lo stereotipo al luogo.
Nella Pienza che vedete in figura c’è una festa. Non una di quelle dove il perimetro concluso delle mura diviene accessibile al turista solo pagando un biglietto, una festa spontanea, fatta dai paesani per i paesani come quelle che capita di vedere a Cropani o in altri gioielli remoti sparsi per il nostro Sud. É un assemblamento spontaneo ed estemporaneo di persone che, con grazia, scendone di casa richiamato dalla musica dei liuti.
Il San Giovannino siede beffardo sugli scalini come a sfidare tutte quelle ordinanze comunali che in alcune città-museo vietano tale uso dei sagrati monumentali. La Madonna, siede composta e pensosa celando con la sua veste quella sulla panca di via che è stata massima espressione della filantropia dell’architettura rinascimentale e ci ricorda quanto fosse meravigliosamente labile il confine tra spazio pubblico e privato nei borghi e nelle città fino a poco tempo fa’ evidenziando quanto oggi lo spazio pubblico sia stato progressivamente eroso e contaminato da dehors privati.
Infine c’è la danza delle tre grazie che immancabilmente rimanda al meraviglioso giardino che ne è originale ambientazione che ci ricorda come il concetto di paesaggio, irradiatosi proprio da quei borghi che tutt’oggi lo dominano, sia stato dominato per anni da quell’idea di natura idilliaca derivata dalle fonti classiche che lo ha assimilato a lungo ad un enorme giardino articolato in una serie di bellezze panoramiche considerate, secondo un’impostazione crociana, come dei quadri. Concezione questa, che ha portato all’applicazione di un regime meramente vincolistico i cui esiti sono evidenti a tutti e che solo la Convenzione europea ha modernamente superato col grande merito di riconsegnare il paesaggio agli abitanti poiché il paesaggio, come i borghi, fanno dell’Italia un grande museo che langue guardato da fuori senza lasciarsi “vivere dentro” con amore, gioia e cura.

Serena Savelli

Iconografia
Beato Angelico, Annunciazione, 1435, tempera su tavola 154×194 cm, Museo del Prado, Madrid
Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Giovanni Battista (giovane con montone) olio su tela (129×94 cm), Pinacoteca Capitolina, Roma
Piero della Francesca, Natività, 1470-1475, olio su tavola (124,4×122,6 cm) National Gallery, Londra
Sandro Botticelli La Primavera, 1482, tempera su tavola (203×314 cm) Galleria degli Uffizi, Firenze
Elaborazione grafica a cura di Serena Savelli.

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