Paesaggi e Acqua – utilizzo sostenibile dell’acqua anche per il paesaggio

La conferenza sui “Paesaggi e Acqua” è rimasta, come tanto altro materiale che non abbiamo tempo di lavorare, nel nostro archivio per qualche mese, ma non perché non sia interessante, anzi. Ci vuole la mente libera per comprendere le cose, elaborarle e scriverne. Non volevamo di certo passare un messaggio superficiale su qualcosa che ci sta molto a cuore, la salute del pianeta. Siamo convinti da tempo anche di una cosa che trapela dai contenuti della conferenza: un ambiente sano si manifesta attraverso un bel paesaggio e viceversa. Se avete davanti agli occhi un bel panorama, se riuscite a percepire i suoni della natura, se riuscite a respirare il profumo della terra, se un paesaggio vi resta nella memoria dei sensi, vuol dire che il territorio in cui quel paesaggio si manifesta è anche sano, solido, sostenibile.
La conferenza, organizzata dall’Aiapp Lazio presso la Casa dell’Architettura di Roma lo scorso aprile, è fruibile da tutti nel video in fondo all’articolo, ma essendo zeppa anche di contenuti tecnici mi appresto a descriverla in punti sintetici, per permettere di capire quanto l’elemento acqua sia importante non solo alla vita degli esseri viventi, ma alla stessa sopravvivenza del mondo come lo conosciamo. Non è un caso che nelle rappresentazioni del paradiso siano spesso presenti brillanti ruscelli dalle acque cristalline senza i quali verrebbe meno la fonte della vita. Una delle sette meraviglie del passato, i giardini di Babilonia, erano descritti come terrazze pensili rigogliose di vegetazione e di acqua. L’acqua è sempre stata dunque concepita come la più importante risorsa da tutte le culture, una risorsa da proteggere e dirigere verso un utilizzo completo, spesso ostentata come una ricchezza. Si pensi alle fontane delle ville di ogni epoca. Mi vengono in mente le ville romane dell’antichità, la cascatella di Villa Lante a Bagnaia, i giochi d’acqua di Versailles, un intero fiume deviato per la Reggia di Caserta. I romani hanno costruito migliaia di chilometri di acquedotti per portare l’acqua nella capitale dell’impero, fondamentale anche per gli usi e costumi sociali dell’epoca, come i bagni nelle terme.
Dalla storia abbiamo imparato che l’acqua dolce può essere anche veicolo di distruzione, come nelle alluvioni, ed opportunità di protezione, come nella più bella città del mondo sull’acqua, Venezia.
Oggi l’acqua dolce è protagonista delle cronache spesso come causa di vicende disastrose. L’inquinamento di un fiume con sostanze chimiche tossiche, lo smottamento di un versante a causa delle abbondanti piogge, la siccità che distrugge i raccolti, le alluvioni assassine della Liguria. Ma si parla sempre più spesso anche di acqua dolce come bene limitato da conservare e da utilizzare in maniera sostenibile, anche nella progettazione del paesaggio.
Su questi argomenti si è concentrata la conferenza “paesaggi e acqua”.
Il video inizia con l’intervento sulle “smart cities” di Giorgio Pineschi, della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente. Smart city, o città intelligente, altro non significa che la pianificazione od adeguamento delle città in modo che consumino meno energia, meno rifiuti e meno acqua e che lo facciano nella maniera più sostenibile possibile. Per quanto riguarda l’acqua, nelle smart cities è importante controllarne l’uso, progettarne il riciclo (delle acque grigie), realizzare sistemi di raccolta dell’acqua piovana, ridurre l’impermeabilizzazione dei suoli per tre motivi: si aumenta la filtrazione che va a riempire le falde, si diminuisce l’evaporazione che disperde l’acqua nell’atmosfera aumentando l’umidità, e si riduce lo scorrimento superficiale che in caso di eventi meteorici rilevanti può portare ad effetti catastrofici (alluvioni ecc.). Pineschi ci ha ricordato che tra le prime cento smart cities d’Europa ve ne sono solo quattro italiane, con Trento prima al 45° posto, ed ha terminato dicendo che gli allagamenti cittadini sono sempre il risultato di cattiva urbanizzazione e/o mancata manutenzione degli impianti dedicati allo smaltimento delle acque meteoriche.
La conferenza ha visto poi l’intervento di Erich Trevisiol, docente di urbanistica presso l’Università IUAV di Venezia. Trevisiol ha parlato del Nexus WEF (water, energy, food), un convegno tenutosi a Bonn lo scorso anno e totalmente ignorato dai media italiani. Il convegno è stato importante perché ha prodotto il risultato di iniziare a considerare il bene acqua, non più solo come bene importante in se stesso, ma fondamentale nella sua proprietà di essere un tutt’uno con il cibo e l’energia. In pratica, il consumo dell’acqua non deve essere studiato in se, ma come fenomeno globale assieme all’energia ed il cibo. Il passo chiave per noi è che dove c’è acqua, energia e cibo, c’è anche paesaggio. Il paesaggio è dunque strettamente correlato all’acqua, che con la sua maggiore o minore abbondanza ne determina l’aspetto immediato naturale e gli aspetti indiretti dell’utilizzo umano dell’acqua. Si pensi ai sistemi di irrigazione di tutti i tempi, di come hanno modificato e continuano a modificare il paesaggio, di come diano vita ai prodotti della terra e di conseguenza a noi. Quello di considerare l’acqua come bene non scindibile da cibo e dall’energia non è una novità, gli antichi lo sapevano bene, ma è importantissimo che se ne tenga conto oggi che l’acqua è sempre meno accessibile a vaste porzioni della terra popolate, al fine di studiare soluzioni integrate di gestione dell’acqua. Soluzioni integrate particolarmente importanti per tutta quella serie di paesaggi italiani che discendono dall’utilizzo massiccio dell’acqua dolce, come la pianura padana, che non potranno essere difesi se non con l’utilizzo di Piani Regolatori delle Acque, di cui solo la provincia di Venezia è dotata nel nostro paese.
Una evidenza: vi sono indicatori di qualità (sotto forma di loghi) per il cibo, per l’energia, per le spiagge, per i prodotti, per gli edifici, ma non per il corretto utilizzo dell’acqua. Lo IUAV sta cercando di crearne uno, One Blue Energy. Mentre uno già nato è molto significativo per ottenere città “mangiabili”, cioè produttive dal punto di vista agricolo, che si chiama CPUL (Continuous Productive Urban Landscape), e mira ad un paesaggio ibrido città-campagna, applicabile alle periferie. Qualcosa che va oltre gli orti urbani perché è inteso come pianificazione di paesaggio attraverso la messa in rete estetica degli orti e superfici coltivate.
Chiude il video l’intervento di Beatrice Pucci sul “recupero e riuso delle acque in ambito urbano”. E’ comune parlare di scarsità di acqua dal punto di vista del consumo umano di acqua potabile, ma non se ne parla quasi mai intendendo l’acqua come importante risorsa paesaggistica, sociale ed ambientale. Il recupero dell’acqua è fondamentale per la manutenzione del paesaggio urbano e può essere attivato attraverso progetti di realizzazione e manutenzione di aree che prevedono l’utilizzo di specie vegetali. Le piante, specialmente quelle che vivono in ambienti ricchi di acqua, possono intercettare e conservare le acque meteoriche e possono filtrare le acque grigie producendo fito-depurazione delle stesse. Tutte le specie vegetali possono inoltre produrre ambienti con microclimi favorevoli alla vita sociale urbana, producono ossigeno, intercettano gli inquinanti aerei e possono essere utilizzate per creare una città più bella e vivibile.
L’acqua è la basa primaria della vita, dell’ambiente e del paesaggio. E’ necessario iniziare a considerarla come tale.

Francesco Tonini
il sito dell’Aiapp Lazio

A causa di problemi tecnici per il video ci vorrà un po’ di tempo…..scusate

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