Che succede a piazza Vittorio ? – di Marina Fresa

A novembre 2011 viene presentato dall’Assessorato ai Lavori pubblici un progetto per il completo rifacimento del giardino di piazza Vittorio, spesa prevista 2 milioni di euro. (1, in galleria in fondo all’articolo)

Se ne comincia a parlare nel rione e i commenti non sono benevoli.

Il giardino di piazza Vittorio, realizzato come square romantico nel 1888, era stato oggetto di un completo rifacimento nel 1992. Un progetto molto architettonico e poco paesaggistico, firmato dal gruppo GRAU. Un progetto all’epoca avversato (non soltanto dagli abitanti) per l’eccessiva discontinuità con storia e memoria, perchè troppo costruito, poco accogliente. (2)

Al contrario il tempo trascorso e la frequentazione quotidiana da parte di un pubblico vasto ed eterogeneo hanno accentuato l’originaria natura di square di questo giardino urbano rendendolo centrale nella vita del rione. Dunque un giardino molto frequentato, amato, piuttosto degradato a causa della sistematica carenza di competente manutenzione e per la mancanza, condivisa con l’intero territorio comunale, di un qualsiasi progetto di governance del patrimonio vegetale urbano. (3)

Nelle prime riunioni, gli abitanti del rione (tra i quali anche architetti, antropologi, esperti di giardini, storici dell’arte, artisti) cominciano a individuare gli argomenti che diventeranno centrali nella riflessione e nella comunicazione di quello che successivamente si strutturerà come Comitato Piazza Vittorio Partecipata. (CPVP)

Il primo punto è la conoscenza e la conseguente critica motivata e puntuale al nuovo progetto che ignora la storia, la memoria sedimentata nei luoghi, il valore del patrimonio vegetale del giardino, i problemi di gestione e le caratteristiche socio culturali degli utenti del giardino/piazza.

Un progetto che nasce vecchio, non si misura con il contesto esistente e pretende di ripristinare elementi di un passato mal riletto e non compreso. Un esempio di tale atteggiamento è la creazione di un laghetto che dovrebbe ripristinare quello ottocentesco, senza considerare che oggi, sotto il progettato laghetto, passa il corridoio della metropolitana che da anni subisce infiltrazioni di acqua piovana. Il progetto inoltre non prevede alcun piano di manutenzione.

Successivamente comincia la fase di analisi puntuale delle criticità del giardino esistente. L’elemento più eclatante viene individuato nella mancanza di manutenzione, intesa anche nella sua accezione di « prendersi cura dei luoghi ». Centinaia di foto documentano il degrado e l’incuria.
Insieme alla criticità si individuano anche i « valori forti » di un paesaggio urbano amato. Sulla piazza si aprono 13 strade e per tutte, i grandi platani del giardino rappresentano la quinta verde prospettica che riqualifica vie dai prospetti ormai invisibili per l’assedio delle auto. (4 e 5)
I quattro ingressi al giardino lo connettono alla storia e a quella che all’epoca della sua costruzione era la « modernità ».
Gli ingressi sui lati corti si aprono su via Carlo Alberto e via Conteverde che insistono sull’asse sistino (la strada Felice, connessione tra S.Maria Maggiore e S.Croce in Gerusalemme) cosicchè dal centro del giardino è ancora possibile traguardare le due basiliche. Gli ingressi sui lati lunghi sono in asse con le entrate monumentali dei due edifici ottocenteschi che strutturano la piazza.(6)

Ma oggi il giardino appare soprattutto come un’oasi di verde assediata da edifici, traffico e da un surplus di utilizzo. E’ chiaro che non potrà più a lungo resistere all’assedio. (7)

Il Comitato PVP, in particolare il « gruppo tecnico » che si è costituito al suo interno, ha quindi approfondito la riflessione su due piani : il primo che vede il giardino come un elemento del paesaggio urbano costituito da piazza/ alberature/ assi viari/ edifici storici/ musei/ servizi ecc. (8) ; il secondo che si concentra sul giardino come spazio specifico ricco di un patrimonio vegetale bisognoso di un progetto di manutenzione programmata.

Soluzione delle criticità e valorizzazione degli elementi di qualità e delle caratteristiche del luogo sono al centro delle linee guida elaborate dal CPVP. Anche le linee guida sono molto « partecipate ». Il censimento delle alberature del giardino viene realizzato la domenica mattina, coordinato dall’ Associazione Respiro Verde Legalberi e con il contributo di esperti come l’ingegnere e botanico/palmologo Francesco De Santis, l’agrotecnico Aurelio Valentini e il fitopreparatore Giuseppe Castelli. (9)

Per quanto riguarda gli interventi a scala urbana, nella elaborazione delle linee guida il gruppo tecnico discute e coinvolge tutto il Comitato e ciascuno mette in comune le proprie competenze ma anche la voglia di imparare in una esperienza di partecipazione autogestita mai sperimentata prima.

Una premessa metodologica è costituita dal riuso dell’esistente (pavimentazioni, percorsi, patrimonio vegetale) che il progetto comunale al contrario eliminava, prevedendo in particolare la demolizione di tutta la pavimentazione in travertino degli anni ’90. Altro elemento di metodo è individuato nella ricerca di soluzioni a bassa manutenzione, economiche, realizzabili nell’immediato e di qualità.

L’impostazione divulgativa porta al rifiuto della stesura di un « progetto alternativo » a favore di linee guida strutturate in schede che evidenzino le criticità esistenti e presentino le possibili soluzioni con esempi di « buone pratiche ». (10 e 11)

Ma soprattutto, l’ipotesi di partire dal giardino per riorganizzare gli spazi urbani è l’idea forte delle « linee guida ».

Nel documento conclusivo di una prima fase di lavoro del Comitato, si afferma che « Premessa a qualsiasi intervento è la comprensione del valore paesaggistico del giardino esistente e delle sue relazioni col restante patrimonio architettonico, archeologico e vegetale del rione. In particolare si propone di inserire il giardino in una “trama verde” che unisca i pochi e asfittici spazi verdi presenti nel rione per dare maggiore consistenza a ciascuno e cominciare a praticare anche a Roma i principi della gestione del patrimonio vegetale delle grandi capitali europee ». (12)

Le linee guida sono state presentate e discusse con l’Assessore alla Cultura e con l’Assessore all’Ambiente e presentate in incontri pubblici con consiglieri del municipio e comunali.
Sui temi di un nuovo approccio alla manutenzione, alla valorizzazione e all’incremento del patrimonio vegetale urbano, a una gestione sostenibile degli spazi comuni, il silenzio dell’Amministrazione comunale e della politica istituzionale e partitica è stato unanime.

Al momento il progetto dell’Assessorato ai Lavori Pubblici è fermo, bloccato dal forte dissenso degli abitanti che si è manifestato in incontri pubblici all’Acquario Romano, in manifestazioni ludiche e culturali svoltesi nel giardino, nella raccolta di oltre 1000 firme contro il progetto di rifacimento del giardino e a favore di un progettto di manutenzione programmata dell’intero rione.
Ma la richiesta di utilizzo dei fondi comunali per la realizzazione di un progetto di manutenzione programmata nel rione rimane senza risposte.

In un contesto politicamente inadeguato come quello romano, non è facile mantenere alto il livello di elaborazione collettiva. Il pericolo del piccolo obiettivo ninmby è sempre presente, così come quello della separtezza dal contesto nazionale. Anche per questo la partecipazione al programma « I luoghi del cuore del FAI » con la richiesta di votare e far votare « il giardino di piazza Vittorio » come luogo del FAI 2012 si configura come un elemento di connessione a un ambito nazionale e come ricerca di visibilità per una originale esperienza di tutela e progettazione partecipata.

(iluoghidelcuore cliccando poi su « segnala questo luogo del cuore »)

Marina Fresa

(Il gruppo tecnico del CPVP è costituito da Francesca Abruzzini, Federico Caiola, Marina Fresa, Samantha Iovenitti, Massimo Livadiotti, Alessandro Macchia, Sonia Sabbatini, Carmelo Severino, Filippo Trevisani, Paolo Venezia e con la collaborazione esterna di Giuseppe Castelli, Marta Chiogna, Francesco De Santis, Claudia Rosati, Ilaria Rossi Doria, Aurelio Valentini)

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4 pensieri riguardo “Che succede a piazza Vittorio ? – di Marina Fresa

  1. Complimenti a Marina Fresa che ha ben raccontato quella parte della storia del comitato che riguarda, in particolare, l’azione del gruppo tecnico composto da architetti, paesaggisti, ecc., che magna pars ha avuto nella strutturazione dell’analisi e poi nella definizione delle proposte sulla piazza ed il giardino, mettendo in evidenza il tema della manutenzione del verde e degli spazi collettivi, ed in generale del modo in cui noi, cittadini, residenti, fruitori in vario modo di questo magnifico sito situato nel cuore del rione, vorremmo fosse usato il denaro pubblico.
    Mi fa piacere, altresì, ricordare come questa attività di tipo prevalentemente progettuale sia stata costantemente ispirata, messa a confronto, condivisa ed a volte anche corretta e rivista, insieme alle numerose altre realtà ed altre professionalità (a volte si è trattato anche, solo, di cittadini “attivi”) che hanno partecipato alle attività del CPVP. Abbiamo messo insieme non solo decine di singoli operosi individui, che generosamente hanno condiviso con gli altri tempo, idee e competenze, ma anche decine di realtà organizzate, comitati locali e non solo, associazioni, insomma una vasta rappresentanza di quella che si potrebbe definire società civile.
    Tutti hanno collaborato con la loro presenza, le loro idee, le loro critiche, essendo presenti alle numerose occasioni pubbliche organizzate dal comitato, e quindi riempendo di contenuti “reali” ovvero legati alla vita di chi il giardino e la piazza li vive quotidianemente come utente, come residente, come mamma o come bambino, come anziano o come migrante, perhè ci va a ballare il tango o a fare thai chi, a giocare a basket o a cricket, a vedere il cinema d’estate, a leggere il giornale e così via dicendo. La forza di questo esperimento di progettazione “partecipata” di uno spazio urbano è stata anche questa: all’amministrazione che aveva proposto un intervento fuori misura e senza legami con la realtà è stata data una risposta alla quale, ciascuno secondo la sua parte, abbiamo collaborato in tanti, dagli architetti in poi. E tutti abbiamo imparato qualcosa di più, anche attraverso la fatica del confronto e dell’ascolto, ma con enorme soddisfazione. Anche perchè in questo caso, come in altri, quello che conta è certamente il risultato, ma è importante anche il percorso ed il metodo che si scelgono per arrivare alla meta.
    Grazie e cordiali saluti
    Emma Amiconi, per EsquiliNotizie

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  2. Mi sembra che valga la pena sottolineare l’importanza di collegare gli spazi verdi creando un percorso pedonale, ciclabile e – dove non fosse possibile rinunciare al passaggio delle auto – con limite di velocità di 30 km/h. Nella tavola 8 si possono vedere gli assi che attraversano piazza Vittorio (il giardino è il centro) e collegano Santa Maria Maggiore con Santa Croce (asse verticale, storico e turistico) e Piazza Dante con Piazza Pepe (asse orizzontale, dei servizi, ma anche culturale e archeologico). Valorizzando gli assi non solo si darebbe respiro a un rione assediato dal traffico, ma si darebbe anche un importante contributo al commercio ed alla ristorazione, favorendo la convivenza e la socialità. Sabato 29 settembre alle 16:30 il Comitato PVP sarà proprio a Piazza Pepe per un intervento a difesa degli alberi.

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  3. Grazie Marina…..ottimo intervento e devo dire,vista la complessità della vicenda,ottima sintesi! Noi come Respiro Verde LegAlberi abbiamo dato tutto il nostro contributo e competenza fin dall’inizio…..il lavoro che ci attende è lungo e tortuoso ma possiamo dire che si è almeno invertita la tendenza verso un degrado irreversibile! Massimo Livadiotti Respiro Verde LegAlberi

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  4. Venerdì scorso (21 settembre) ho compiuto con Marina una passeggiata nel quartiere ed abbiamo attraversato anche Piazza Vittorio. Avevamo stabilito un preciso percorso, con l’intento di documentarlo anche fotograficamente, e nel percorrere Piazza Vittorio la percezione che ho vissuto è stata di una piazza “confusa”, di un’identità profondamente minata, non connessa con il contesto con il quale invece dovrebbe ricoprire la funzione di fulcro “psicologico”. Le fontane non più funzionanti, l’abbandono della vegetazione, le aree recintate al suo interno e l’atmosfera esistente comunicavano un profondo senso di degrado, dovuto anche ad una infelice sistemazione degli scorsi anni.
    Non posso che augurare successo all’iniziativa del Comitato, al quale va la mia gratitudine per l’impegno che lo contraddistingue.
    Mauro Masullo

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