Alberi senza funerale – spreco di denaro pubblico o spreco di risorse?

Dio non fa miracoli, sono gli uomini consapevoli del loro posto tra gli esseri viventi che li compiono.

I segnali c’erano tutti per prevedere la morte di esseri viventi. Esseri che ci proteggono, che ci danno cibo, che immagazzinano risorse, che ci forniscono energia. Basterebbe ascoltare questi segnali per evitare disastri. Ma per farlo bisogna essere in sintonia con l’ambiente che ci circonda. La capacità semplice di connessione tra noi e la natura sta scomparendo nell’illusione che l’uomo sia capace di dominare qualsiasi avversità. Ogni tanto arriva un tragico evento a ricordarci che siamo solo uomini, piccoli, indifesi e stupidi.
L’amministrazione del Municipio XIII di Roma, diretta da politici a dir poco discutibili, insensibili al luogo in cui vivono ma sempre pronti ad azioni volte alla gratificazione clientelare del loro elettorato, sembra totalmente ignara di ciò che fa. Evidentemente assume ditte incompetenti per la realizzazione di opere pubbliche, oppure non vigila sul lavoro di queste ditte, perché più di una volta si sono verificati fatti spiacevoli che sarebbe stato possibile prevedere, se solo si fosse voluto “vedere”.
Quando abbiamo scritto gli articoli su piazza Anco Marzio ad Ostia Lido e sul Punto Verde Qualità di Dragona, fummo in grado di predire, con la consapevolezza che qualsiasi giovane di buon senso avrebbe avuto, che le querce messe a dimora nella piazza più famosa di Ostia ed i pini del discusso parco di Dragona, avrebbero avuto vita breve. Del resto, una sorte ingiusta è toccata anche alle palme di piazza delle Repubbliche Marinare. Sarebbe bastato chiedere ad un tecnico, prima di affrontare la spesa di denaro pubblico per la realizzazione dei lavori, per comprendere che si stavano compiendo delle scelte sbagliate al fine di correggerle in tempo. Questo non è stato fatto ed il risultato è ora piuttosto chiaro. Molti dei pini sono morti, molte delle querce sono morte.
Valore dei pini? Data la loro età, stimabile in circa quaranta anni, direi oltre diecimila euro ad albero.
Valore delle querce? Sono state piantate da poco, quindi stimerei da mille a duemila euro a individuo.
Se moltiplichiamo questi valori per il numero delle piante che andranno abbattute, aggiungendo i costi che furono necessari alla messa a dimora, più il costo dell’abbattimento e smaltimento dei tronchi senza vita, arriviamo ad una cifra di spreco quasi astronomica per un singolo municipio. Direi che per una cosa del genere il sindaco serio di una città seria, si sarebbe dimesso. Ma siamo a Roma, degli alberi morti ne parlano in pochi e la destra che è al potere alla Regione Lazio, al Comune e nel Municipio XIII, non solo non si vergogna, non solo non si da da fare per risolvere la crisi, ma spreca denaro per feste faraoniche in maschera con gladiatori e belle signorine……
Ma dalla maggior parte dei politici che ci rappresentano, alcuni solo diplomati, parecchi laureati in legge od al più in economia, è necessario solo pretendere che si occupino in maniera adeguata del denaro pubblico, cosa che non fanno quasi mai, o bisogna aspettarsi che siano competenti in materie come ambiente, ecosistemi naturali, territorio e paesaggio? Uomini onniveggenti non ne esistono, ma amministratori previdenti sarebbe bene averne. Amministratori del bene pubblico che sappiano scegliere i collaboratori giusti, invece di stipendiare solo portaborse di partito totalmente riverenti, svolgerebbero meglio il loro compito a vantaggio di tutti, senza sprecare denaro, ma soprattutto senza dissolvere risorse ambientali che, in futuro, diverranno sempre più scarse. Statisti, economisti e avvocati sono utili solo in questa società, una società fragile, che vacilla sempre di più in balia di una economia che schiaccia tutti i valori umani, modello non più sostenibile di progresso sociale. Quando l’economia basata sulle regole attuali fallirà e la società come la conosciamo svanirà, i laureati in legge ed in economia diverranno le persone più inutili al mondo: non hanno studiato per conoscere l’ambiente i cui vivono, non sanno come si cresce una pianta di grano, non sanno come si fa il pane, non sanno mungere una vacca.
Quindi, nei loro calcoli economici, quando con la calcolatrice fanno i conti, non sanno neanche quante risorse costa far crescere un albero per poi farlo morire perché messo dove non andava messo o perché trattato male.
Per ogni albero morto, che vedete nella galleria in fondo all’articolo, si è partiti da una talea o da un seme e si è ottenuta una piccola piantina. Per anni la piccola piantina è stata innaffiata con la risorsa acqua, è stata nutrita con risorse non infinite, come minerali e sostanza organica, al fine di permettere che trasformasse l’energia fornita dal sole in biomassa, energia immagazzinata per il futuro. Una volta cresciuta al punto giusto, con le cure di un uomo che intanto si è nutrito e dato da fare per quello scopo, il giovane albero è stato espiantato e caricato su un mezzo meccanico, che spreca energia stipata da altri alberi milioni di anni fa (benzina insomma), e portato nella sua dimora definitiva. Poi è stato nutrito nuovamente con acqua, minerali e sostanza organica attraverso il lavoro di altri uomini che si nutrono. Poco dopo è morto! Ora sarà necessario prendere un altro mezzo che sprecherà benzina per estirparlo, portarlo in qualche luogo isolato e disperdere l’energia immagazzinata nella sua biomassa dandogli fuoco in un bel falò che diffonderà anidride carbonica che aumenterà l’effetto serra. E si pianterà un altro albero….
Non sapere queste cose è più grave di non saper gestire i conti pubblici. Quando questa crisi economica finirà, se finirà, fatto in cui dubito, ci si guarderà in faccia è ci si dirà “ed ora che facciamo?”. Perché non ci saranno più terreni su cui costruire, non ci sarà più pesce da mangiare, non ci sarà più campagna da coltivare. L’umanità morirà di stenti.
Tutte le società che hanno sottovalutato il pericolo dell’esaurimento delle risorse dell’ambiente in cui vivono si sono annientate da sole. Gli abitanti dell’isola di Pasqua sono morti di fame dopo aver tagliato tutti gli alberi, i Maya non si sa che fine abbiano fatto, agli Aztechi è bastata solo una spintina ad opera degli spagnoli. E che faceva la popolazione di quelle società: pregava…..invocava il miracolo con offerte di sangue od aspettava un segno divino! Spero che nessuno si metta più a pregare nella speranza di ricevere un miracolo dal cielo, visto che Dio non si è mai scomodato per farne uno, ma è rimasto a guardare che fossero sempre gli uomini a compierli. Spero anche che nessuno si aspetti miracoli dalla nuova divinità, la tecnologia. La tecnologia non ci salverà quando non ci sarà più niente da mangiare e niente da bruciare. La tecnologia non è umana, come l’economia.
Ed il politico laureato in economia o peggio in legge, non si cura né dei principi della natura, né delle leggi dell’universo, quelle che bisogna conoscere per evitare di fare una brutta fine. Lo stolto economista non sa nulla di entropia. Si, dell’entropia, quella roba detta anche “secondo principio della termodinamica”. A che serve conoscerlo? Serve a capire che l’energia, vediamola come risorsa, non è infinita e quando inizia a scarseggiare, beh, arriva il caos.
In questa società l’uomo, attraverso l’economia aumenta l’entropia, produce caos e cosa più riprovevole, alleva alberi per poi farli morire anzitempo. Gli alberi non hanno voce, non si lamentano e muoiono per starci accanto, ingiustamente, senza motivo, senza funerale, senza dio.

Francesco Tonini

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5 pensieri riguardo “Alberi senza funerale – spreco di denaro pubblico o spreco di risorse?

  1. Potrebbe sembrare un po’ cinico, caro Francesco, parlare di alberi solo in termini economici, cioè dei soldi che costano, di quanto valgono etc., ma forse è l’unico modo per farsi capire dalla gente oggi, in questo mondo sovrastato e devastato dall’unico principio “morale” rimasto: il denaro. Non solo nelle città, ma anche in campagna. Anni fa a Farfa ho visto sradicare un centinaio di meravigliosi ulivi ultra secolari (illegale), perchè la raccolta non era economicamente produttiva, cioè non praticabile con macchinari. Sono stati sostituiti con dei peschi, ai quali sarebbe stata concessa una vita di cinque anni e poi via! Questo in campagna, figurarsi in una città ormai composta al 90% da contadini in fuga, dove la potatura selvaggia fa sempre audience, perchè legata a vecchi concetti di produttività. Se un albero non è fornitore di cibo, non vale nulla, dunque non fa alcun scalpore un’alberatura cittadina lasciata morire e invece prende così piede la moda dell’orto urbano. Quello è di roba da mangiare! Il discorso certamente non è centrato sui contadini delle campagne, che capisco anche, vessati come sono da leggi contro.
    Capita anche che i costi di un’alberatura “decorativa”, potrebbero sembrare a molti uno sperpero di denaro, meglio i parcheggi che servono molto di più.
    Sono rimasta molto colpita dalla notizia che un recente studio sia arrivato alla conclusione che il coefficiente di intelligenza della popolazione sia raddoppiato negli ultimi anni, ma in fondo non è difficile capirlo: tutti vanno a scuola, mangiano meglio, si spostano facilmente, guardano la tele, internet, etc. Però Howard Gardner, grande studioso dell’intelligenza, dice anche che, mentre molti settori del nostro cervello si sono enormemente sviluppati, altri si sono completamente atrofizzati. Uno di questi settori riguarda la “biofilia”, cioè il rapporto con la natura, detto in parole molto molto povere.

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  2. Condivido lo sconcerto Francesco…..ci sono passato quest’estate (Ostia) e vedere quelle giovani querce rattrappite mi ha fatto cadere le braccia! Volevo approfittare,a proposito di Punti Verde Qualità (situazione assai torbida con indagati e cantieri sequestrati…) per citare il parco di Tor di Quinto (laghetto) dove la società che ha in appalto i lavori aveva pensato bene di piantare più di 70 giovani alberi (altezza 3 metri) tra roverelle,carpini,betulle,pini….verso la fine di maggio!!! Alberelli che non sono mai stati innaffiati (se non nell’ultimo mese dopo una mia denuncia…) per cui vi lascio immaginare,dopo questa estate bollente quanti ne siano rimasti vivi o moribondi!!! Una cosa vergognosa e senza che nessuno si sia degnato di intervenire? Un certo Salinas (da me interpellato) del Comune di Roma e responsabile al procedimento per i punti verde qualità cadeva dalle nuvole come al solito….e il X dipartimento ovviamente si è giustificato asserendo che è competenza del Comune! Insomma una situazione analoga a quella da te trattata e dove appunto gli alberi sono come al solito oggetti di complemento d’arredo..usa e getta!

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  3. Caro Francesco, la situazione è esattamente quella che descrivi. Per le roverelle di Via dei Misenati (Piazza Anco Marzio), la storia è ancor più triste poichè hanno (inutilmente) abbattuto platani di 50 anni che davano ombra alla strada, per mettere queste povere roverelle, che credo abbiano pagato di più di quello che stimi, visto che hanno una circonferenza di cm 40 circa. Tutto questo per la scelta egoista dei commercianti che considerano la strada di loro proprietà, anzichè un bene pubblico. E quindi vai con le panchine da 5000 euro (quando una panchina costa 500 euro). Ora la strada è una landa assolata e desolata nei giorni d’estate, che vive solo la sera quando nella “gabbia di Titti” fanno qualche spettacolo che tiene svegli i malcapitati residenti; perché non fanno gli spettacoli al pontile, dove non darebbero fastidio a nessuno? Perché altrimenti qualche commerciante non fa gli affari d’oro. E lasciamo stare le palme di Via delle Repubbliche Marinare: a Ostia sono morte il 90% delle Phoenix, sono riusciti a far morire persino quelle alte 10 metri che stavano davanti al Municipio, figurati cosa gli importa di quelle di Via delle Repubbliche Marinare….. Una tragedia insomma, a dimostrazione che l’esperimento di autonomia del servizio giardini del XIII municipio è fallito miseramente.

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