Concorso Internazionale di Architettura per l’Auditorium di Acilia – specchio del limitato interesse dell’architettura per il Paesaggio

Ad inizio di agosto, presso il Municipio XIII di Roma, sono stati presentati i risultati del Concorso Internazionale di Architettura per in nuovo Auditorium di Acilia. Il concorso è stato indetto da Roma Capitale assieme al Municipio naturalmente. A garanzia della serietà e della trasparenza del concorso, la commissione esaminatrice è stata composta con nomi importanti del panorama romano, come Francesco Coccia, Direttore del Dipartimento “Politiche per la Riqualificazione delle Periferie”, Benedetto Todaro, professore ordinario alla Facoltà di Architettura della Sapienza, Mario Panizza, prof. ordinario alla Facoltà di Architettura di Roma Tre, il prof. Massimo Coppi, associato alla Facoltà di Ingegneria della Sapienza ed infine Piero Giansantelli, collaboratore nello stesso dipartimento di “Politiche per la Riqualificazione delle Periferie”.
Sono molto legato ai quartieri del Municipio XIII perché vi sono cresciuto e vi sono tornato ad abitare dopo alcuni anni. Purtroppo avrei sperato che il concorso fosse diviso in due sezioni distinte, cioè progetto architettonico prima e parco a parte successivamente in base all’esito del primo, in modo da poter partecipare con un gruppo di miei colleghi. Ho quindi deciso di visitare la mostra dei progetti di persona per farmi una idea precisa della efficacia del concorso e delle opere inviate dai partecipanti. Prima di parlare dei risultati del concorso vorrei però precisare alcune cose:

– non sono un architetto, sono un Paesaggista. Qualsiasi opinione espressa sulla qualità, funzionalità o bellezza architettonica dei progetti partecipanti è puramente personale.
– non mi sento un professore, non insegno in alcun corso. Ripeto esprimo solo pensieri personali su alcuni progetti, non tutti, relativi al concorso per l’auditorium di Acilia
– la valutazione espressa è relativa al progetto del parco annesso e della sua relazione con il progetto architettonico. In pratica ho immaginato di ribaltare il fine del concorso: progettazione di un parco in cui è realizzato anche un auditorium.

Complessivamente devo dire di essere stato piacevolmente colpito dal livello generale delle proposte, molte delle quali belle, sia dal punto di vista progettuale che da quello di presentazione grafica del concetto.
Più normale mi è sembrato il fatto che molti progetti si sono concentrati sull’edificio dell’auditorium e quindi sono lacunosi nel disegno degli spazi esterni alla struttura, specialmente per quanto riguarda i percorsi e l’attenzione alla disposizione della vegetazione, arborea e non. Per necessità discorrerò solo una piccola parte delle proposte progettuali, quelle che per un motivo o per un altro hanno attirato la mia attenzione e che mi aiuteranno a costruire un discorso più o meno logico.
Dal punto di vista pratico, a parte i primi tre classificati, parlerò dei progetti citandone il numero sequenziale del concorso. Se vorrete risalire al nome, troverete in galleria una immagine del cartellone con tutti i nomi relativi alle proposte.


Partiamo dal vincitore del concorso, Roberto Scarsato.
Probabilmente è il progetto più completo e quindi meritava di vincere. Il progetto del parco è ben coordinato a livello planimetrico con la struttura dell’auditorium, ma personalmente lo trovo molto rigido e poco fantasioso. Nella speranza che il concorso, come tanti altri in Italia, non rimarrà solo su carta, dovrebbe possedere una affaccio scenico all’edificio.


Il secondo classificato, tale Janusz klilovicz. Qui sono in totale disaccordo. A me il progetto sembra un totale esercizio di stile, almeno per quanto riguarda il parco. Un labirinto assurdo di un ettaro che accoppiato alla struttura, piuttosto austera, sembra essere stato disegnato solo per stupire. Nel nostro passato siamo riusciti a dare fama a ragazzini prodigio, come Antonio Sant’Elia, che disegnavano un mondo utopico ed assurdo. Ma almeno in quel caso quelle fantasie erano frutto di un sentimento dell’epoca. Inizio a pensare che questo progetto sia arrivato secondo solo perché di uno straniero, per dare senso all’internazionalità del concorso.


Terzo classificato, Filippo Lambertucci. Bello, mi piace molto. L’idea che il volume dell’edificio sia semplicemente un oggetto inserito nei volumi del bosco che lo circondano è molto azzeccato. Forse non ha vinto perché la forma dell’auditorium sembra a prima vista più “comune” e forse perché ho l’impressione che non abbia completato lo sviluppo dell’idea, in cui mi sembra di vedere delle incongruenze.


Due proposte molto interessanti. La 73 è molto ben coordinata con l’edificio, bello e ben proporzionato a mio avviso. Rimane lo stesso pensiero di “rigidità” dell’aspetto vegetazionale. Un probabile vincitore….
La 32 è meno coordinata con il parco, e l’edificio è meno sensazionale, ma quella situazione ibrida di alberature percettibilmente scoordinate tra loro e disseminate un po sui percorsi un po’ sulla terra, mi piace moltissimo. Per me è il vincitore del parco, se considerato a se stante.


Entrambe proposte interessanti ed in parte simili per quanto riguarda il concetto del parco formato da dune. Ad entrambi i progetti manca qualcosa in coordinazione tra spazi esterni ed edificio. La proposta 95 è comunque una delle più originali.


30 e 118. Entrambi proposte con un buon coordinamento tra auditorium e parco, ma mi sembrano senza anima, come se mancasse un legante concettuale completo che avesse portato ad una formalizzazione poetica.

Mi fermo qui. Potete vedere alcune altre proposte nella galleria in fondo su cui non esprimo pensieri perché, guardandoli da un punto di vista esterno, li trovo comunque interessanti ma irrisolti dal punto di vista concettuale e/o progettuale, riferendomi sempre principalmente agli spazi esterni. Di fatto, non sentendomi migliore di nessuno dei partecipanti, sarebbe di cattivo gusto esprimere giudizi negativi su opere di intelletto che meritano comunque rispetto. Chi si mette in gioco è sempre da ammirare.

Un ultima considerazione sui concorsi di architettura. Dal momento che in Italia manca un ordine dei Paesaggisti, fatto di cui abbiamo discusso in questi articoli sulla professione, credo sia necessario se non addirittura obbligatorio, che spetti al mondo dell’architettura il compito di invertire la rotta per iniziare a far percepire il paesaggio come bene economico, sociale, ambientale ed estetico sostenibile. Se in questo caso si fossero indetti due concorsi, uno per l’auditorium ed uno successivo per il parco annesso, che avrebbe permesso la partecipazione di molti professionisti in paesaggio esclusi dal concorso perché senza le competenze per la progettazione di edifici, si sarebbe raggiunta una qualità progettuale complessiva molto più alta. In questo modo invece, credo che la commissione esaminatrice si sia trovata nella condizione di dover scegliere tra quei progetti che sono riusciti a mediare alla meno peggio tra struttura e parco, senza riuscire a concentrarsi ne sull’uno ne sull’altro.
Il risultato di anni di errori e cattive scelte sta portando l’ennesimo deperimento del nostro paesaggio, sotto tutti i punti di vista.

Francesco Tonini

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