Miscuit utile dulci: l’Orto botanico di Palermo – di Irene Cuzzaniti

Articolo e foto di Irene Cuzzaniti (Twentytrees) per Paesaggiocritico

Già prima di entrare, anche non sapendo di cosa si tratti, l’Orto botanico attrae il passante.
A differenza dei milanesi i palermitani non possono ignorare il loro giardino botanico, nè per l’ubicazione rispetto alla città (all’ingresso del quartiere storico la Kalsa, e a due passi dal lungomare), né per la mole e la raffinatezza degli edifici sulla strada, in stile neoclassico, dominati dal decorativismo tardobaroccho (su progetto dell’arch. Léon Dufourny in collaborazione con il palermitano Giuseppe Venanzio Marvuglia).
Appena varcata la soglia il primo pensiero che mi passa per la testa è: ‘E’ grande ed è lussureggiante. Questo è un giardino ricco!’. Subito ci s’imbatte in un enorme Ficus macrophylla, (o F. magnoloide) che accoglie i visitatori abituati a vederlo qua e là in giro per la città, grande e sano.
Da questo momento in poi si possono scegliere molti percorsi, il che scatena nell’appassionato di piante un’infantile euforia.
Svolto verso la serra dei cactus: il vivace vivaio esterno di vasi e vasetti zeppi di talee, è un ottima vetrina per queste piante grassocce e praticamente naturalizzate (le temperature minime a Palermo scendono raramente sotto i 4°). Lungo la serra colpisce la presenza di un altra gradita ospite, una pianta naturalizzata ormai in città al punto di divenirne un simbolo: la Plumeria, o Francipani. Di origine caraibica, arrivò proprio in questo giardino botanico per poi diffondersi in tutta l’area palermitana e sulle coste della regione intera. Ad inizio novecento era utilizzata alla stregua dei gerani e si usava anche in mazzetti recisi: lascio alla vostra immaginazione lo splendore dei balconi e delle terrazze palermitane di allora. Qui all’orto botanico convivono ben 18 varietà di questa generosa e al tempo stesso sobria pianta.
In questo luogo tutto è monumentale e trasuda storia: l’attuale giardino risale infatti al 1786 e misura 10 ettari. Il primo orto botanico del 1779 ne misurava solo tre e si rivelò infatti ben presto insufficiente.
Continuando a girovagare impressiona l’acquarium, casa di una colonia di spigliate tartarughe, le uniche a smuovere le acque perfettamente ferme della grande vasca e ghiotte di lattuga acquatica (Pistia stratiotes). Alti loti indiani e un bambuceto alto, fitto e rigoglioso completano lo scenario.
Di questo acquarium colpisce l’armonia dei contrasti, le piante in acqua, basse e immobili, e il bamboo sul fondo, alto e vanitoso nei suoi tanti colori, frusciante al primo soffio di vento.
Impressionano anche i viali, incolumi al malefico sterminatore punteruolo rosso, di Cycas (tra cui una C. revoluta risalente al 1799, fu la prima introdotta in Europa), accostate ad altre specie di palme. Tra le ‘Princes planetae’ come le definiva Linneo, riconosco la Royostonea regia (Cuba) o la Bismarkia nobilis (Madagascar).
Tutte queste bellezze ne anticipano un altra: il viale di Chorisia speciosa. La forma tondeggiante e rigonfia del tronco pungente di questi alberi sudamericani fa ridere gli occhi: in Argentina, in cui sono diffusissimi, questo vengono chiamati ‘palos borrachos’, ossia alberi ubriachi. Il viale da la sensazione di trovarsi in una fiaba e per un momento mi riporta a un altro giardino italiano che non si può non amare: quello de La Mortella, ad Ischia. Vederlo e fantasticare non è affatto strano!
Ma torniamo a Palermo, nel cui giardino botanico sono state importate pre la prima volta in Europa numerose altre specie esotiche. E sembra che canne da zucchero, piante del cotone e del caffè, Mimose spegazzini, Boehmerie niveae ed anche alberi da frutto come manghi, papaye, l’Annona, noci del Queensland (Macadamie) e alberi di pomodori (Tamarilli), avocadi e banani abbiano voluto ricambiare l’ospitalità acclimatandosi perfettamente e rendendo omaggio al mondo intero, riunendosi in un solo luogo. Una passeggiata qui (bella lunga!) evoca un giro per i cinque continenti.
Completano la collezione che stima 12 mila specie l’Herbarium Mediterraneum, la biblioteca con più di mille opere rare e la moderna Banca del Germoplasma che conserva specie minacciate ed a rischio di estinzione. Un ulteriore servizio offerto da questo incantevole luogo è l’Index seminum, la lista dei semi appartenenti a piante spontanee in Sicilia utilizzato per scambi con oltre 600 istituzioni scientifiche di tutto il mondo.
Non posso concludere senza quantomeno accennare all’Albero tra gli alberi, che ci riporta all’ingresso, all’inizio di questo percorso: un altro gigante di Ficus magnolides, che rimette tutti coloro che lo incontrano al loro posto (nel pianeta). Spesso confuso con la Magnolia grandiflora, è alto 25 metri ed ha una chioma che occupa la bellezza di 1200 m2, e presto occuperà con le sue fortissime radici aeree anche parte dei percorsi asfaltati dell’orto botanico.Venne importato nel 1845 dall’Australia ma 167 anni sembrano pochi per un energumeno del genere!
Uscendo da questo giardino, incantata, ripenso al primo pensiero che mi ha suscitato ‘questo è un giardino enorme, ricco e lussureggiante’ e sorrido ancora di più, concludendo che a volte sì, ci si può fidare della prima impressione.

RIFERIMENTI:
ortobotanico di Palermo

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