Moving Design nel paesaggio urbano – Studio OSA, dimostrazione di giovani capacità paesaggistiche – RUFA, Rome University of Fine Arts

“La nostra società ha sempre generato spazi di esclusione, espressione territoriale delle differenze sociali, politiche, ideologiche, economiche e culturali tra i gruppi umani. E le scienze sociali hanno indagato e continuano a studiare a fondo i processi di esclusione sociale e spaziale, ovvero i meccanismi che portano un settore della società a estromettere spazialmente chi, per diversi motivi, non trova un suo posto nel sistema.”
dal saggio Spazi di eccezione in Joan Noguè, ALTRI PAESAGGI, 2010 Franco Angeli

Siamo arrivati all’ultima conferenza del ciclo Moving Design nel paesaggio urbano della RUFA, quella tenuta dagli ancora trentenni membri di un piccolo studio con grandi idee, che si occupa di architettura e paesaggio nella capitale .
Purtroppo nel nostro mestiere è consuetudine quella di essere considerati giovani ben oltre la soglia dei quaranta anni, quindi Annalisa Metta, Caterina Rogai, Luca Reale, Luca Catalano, Marco Burrascano e Massimo Acito possono essere definiti degli adolescenti dell’architettura. Citando un altro nostro collega “dieci anni fa eravamo giovani promesse, ora siamo ancora giovani promesse. Iniziamo a pensare che forse abbiamo disatteso la promessa” o, aggiungerei io, qualcuno vuole mantenere le promesse tali……
Quello che più ci ha sorpreso negli ultimi anni sono proprio gli studi dei nostri coetanei che si occupano di paesaggio, come lo studio OSA. Questo perché come noi mettono grande impegno e passione nella progettazione del paesaggio, e questo permette di produrre risultati impensati per gli studi di millantati architetti che spesso si improvvisano paesaggisti.
Il filo comune della complessa tensione concettuale intrinseca ai progetti dello studio OSA, che tengono sempre conto con sensibilità del Genius Loci dei territori in cui vanno ad operare, sembra emergere con evidenza da due approcci che abbiamo apprezzato moltissimo: il progetto vincitore del concorso per il giardino urbano con infrastrutture ipogee a Matera (2009), ed il progetto per il Costa Central 1 de Posadas in Brasile (2011). Da entrambi i progetti ci sembra manifesta l’intenzione di utilizzare gli spazi per distribuire spazi connettivi per la riappropriazione della città da parte dei cittadini. La decisa volontà di ottenere tale obiettivo è talmente forte che lo studio si è lasciato andare più di una volta nella progettazione di un mondo più umano da finire fuori bando nei concorsi.
Insomma, onore allo studio OSA. Buona visione.

Francesco Tonini


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