L’altro Paesaggio – pensiero scritto sul paesaggio dinamico creato dall’arte

Il sole e la luna di Yoshimi Hashimoto – percorso d’arte a Castiglione di Palombara Sabina – maggio 2012

Foto delle opere di Marco Mazzei

Ieri abbiamo pubblicato la locandina del prossimo evento organizzato dall’Accademia di Belle Arti di Roma per il 1 luglio 2012.
Oggi vi parlo di un altro evento organizzato organizzato dall’Accademia nel 2011.
A fine estate 2011 fui invitato dalla prof. Oriana Impei presso Licenza, un piccolo comune della provincia di Roma situato nel Parco Regionale dei Monti Lucretili, per visitare il Percorso d’Arte nel giardino dei Cinque Sensi, evento d’arte ambientato in un paesaggio naturale.
Personalmente non rimasi impressionato dal giardino dei Cinque Sensi, che poi giardino vero e proprio non è, e non fui neanche colpito da ciascuna delle opere scultoree, molte delle quali lavorate su Travertino Romano, anche se devo riconoscere che alcune mi sono piaciute molto (ammetto comunque di essere ignorante in materia di scultura, quindi è probabile che mi siano sfuggite le sfumature sia concettuali che di forma delle opere che ho gradito meno).
Anche la disposizione delle opere, in questa valletta rada di vegetazione che facilitava i movimenti e permetteva di goderle pienamente alla vista, ha forse tolto un po’ di sorpresa allo scoprire le opere una ad una all’interno magari di un fitto bosco…..ma non è di questo che voglio parlare.
Quello che mi ha fatto pensare molto è l’influenza che le opere hanno dimostrato di avere sull’ambiente circostante, la loro capacità di creare un ambiente nè naturale, nè artificiale, ma unico.
Quello che riporto di seguito è quindi un breve saggio che scrissi un paio di mesi dopo, su richiesta di Oriana, sull’esperienza ricevuta dalla visita a Licenza.


L’altro Paesaggio

Mai come negli ultimi decenni si è parlato di Ecologia e Paesaggio. Il termine Ecologia è oramai noto a tutti ed ha iniziato ad occupare le cronache dei giornali, i banchi delle scuole, i discorsi di chiunque dall’inizio degli anni ’70, anche se molti non conoscono il vero significato della parola ecologia – lo studio del luogo in cui si vive – ed ecosistema – le relazioni tra sistemi vivi -. Alla locuzione ecologia, che viene spesso usata impropriamente quando qualcuno non vuole assistere a cambiamenti che interessano lo spazio in cui vive, nell’ultimo decennio si è iniziato ad affiancare la parola Paesaggio, con il risultato di confonderla e sovrapporla senza cognizione all’ecologia. Paesaggio ed ecologia sono due termini molto diversi, con un significato diverso, che definiscono concetti molto diversi. Di fatto quando si parla di “ecologia” si intende l’estrapolazione e l’analisi accurata di numeri che definiscono in maniera scientifica le dinamiche di sistemi naturali. Quando si parla di “paesaggio” si intende lo studio e l’interpretazione delle sensazioni che l’uomo percepisce durante l’esplorazione di un luogo od anche solo durante la percezione visiva di una serie di elementi naturali ed artificiali associati fra loro in un territorio. In altre parole, la parola ecologia definisce lo studio di qualcosa che esiste, la parola paesaggio dovrebbe essere usata per intendere la percezione che l’uomo ha nei confronti di ciò che lo circonda.
Il paesaggio è per sua concezione qualcosa di intangibile, qualcosa che esiste solo nella mente delle persone, emozioni create dalla sensazione ricevuta durante la percezione di qualcosa che si coglie. In pratica, “paesaggio” è l’espressione di un concetto proprio dell’uomo, che non esisterebbe senza di questo o senza la cultura e le esperienze di questo.
Tale premessa è necessaria per introdurre il tema di questo breve scritto: l’altro paesaggio. E’ fondamentale comprendere che il paesaggio deve essere inteso come esperienza sensoriale. Nella concezione comune, un territorio con prevalenza di vegetazione naturale viene puntualmente frainteso come paesaggio alla semplice vista, come forma che suggerisce un panorama da ammirare. Se si pensa quindi al paesaggio in maniera restrittiva, non sarà mai possibile pensare ad una sua evoluzione, fisica e metafisica, e quindi non potrà mai essere legittimata una sua trasformazione artistica e culturale. L’iniziativa del Percorso d’Arte nel Giardino dei Cinque Sensi di Licenza ha definito una esperienza sensoriale, come proposta per un altro paesaggio. Una nuova natura è sempre pronta per essere concepita, quindi elaborata formalmente al fine di essere percepita. Le sculture e le opere d’arte presenti nel percorso, sono state proposte per una fusione temporanea con l’ambiente preesistente, al fine di creare un nuovo paesaggio. Non sappiamo se l’impresa sia riuscita totalmente, se tutti i visitatori della mostra siano stati colpiti a tal modo da creare nella loro mente una nuova forma di paesaggio tra natura ed artificio, ma quello di cui siamo sicuri è che la strada verso nuovi “altri paesaggi” è l’unica percorribile se non si vuole arrivare ad una negazione totale, ad una contrapposizione definitiva tra uomo e natura. E’ l’uomo che modifica il territorio per dominarlo, per modellarlo ai suoi scopi. Durante l’opera di modellazione rispettosa, a stretto contatto con la natura, l’uomo riesce a comprendere l’ambiente in cui vive, da cui proviene, e di riflesso a comprendere se stesso. Se dalla storia umana non si distingue l’opera continua millenaria che ha portato il paesaggio ad essere il risultato di quello che volevamo, riflesso di quello che siamo, non è possibile neanche apprendere cosa è il paesaggio e perché la sua percezione è così affine alla nostra cultura.
Tentare di congelare il paesaggio allo stato attuale non solo non basta a conservarlo e tutelarlo, ma viola anche il rapporto tra uomo e natura, un rapporto fatto di trasformazioni ed influenze reciproche mai interrotte. L’arte è la via maestra per la creazione di un altro paesaggio, l’ultimo avamposto di relazione tra uomo e ambiente, relazione di rispetto, di conoscenza, di evoluzione. Viva dunque il percorso d’Arte di Licenza che apre la mente alla contemplazione di una nuova meravigliosa frontiera nel paesaggio laziale.

Francesco Tonini

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