Paesaggi filtrati – picnic nei territori attuali – filtro 10: “Les villes sont tranquilles” di Francesca Canu

“Sono i luoghi delle memorie rimosse e del divenire inconscio dei sistemi urbani, il lato oscuro delle città, gli spazi del confronto e della contaminazione tra organico e inorganico, tra natura e artificio. (…) L’ attuale non è ciò che noi siamo, ma piuttosto ciò che diveniamo, ciò che stiamo diventando, ossia l’Altro, il nostro divenir-altro. (Foucault) (…) La loro conoscienza non può che avvenire per esperienza diretta, possono essere testimoniati piuttosto che rappresentati, l’archivio di tali esperienze è l’unica forma di mappatura dei territori attuali.”
dal Manifesto del Laboratorio Stalker

Quello che Francesca Canu ci propone con il lavoro “Les villes sont tranquilles”, nel decimo appuntamento di Paesaggi Filtrati, può essere considerato un crudo viaggio nei citati territori attuali definiti dallo Stalker come “aree di margine e vuoti urbani, spazi abbandonati o in via di trasformazione” della periferia romana. La serie di immagini della ricerca di Francesca sono presentate senza nessuna intenzione frivola: fotografie ben composte senza finalità estetica che catturano in maniera obiettiva, quasi documentaristica, scene di porzioni di campagna aggredite dalla mutazione degradante delle lottizzazioni edili di nuovi, violenti quartieri.
Citiamo con piacere la descrizione di quartiere da Specie di spazi di Georges Perec:

“(…) il quartiere è anche la porzione di città nella quale non si lavora: viene chiamato quartiere il posto dove si risiede e non quello dove si lavora: e luoghi di residenza e luoghi di lavoro non coincidono quasi mai: anche questo è ovvio, ma innumerevoli sono le conseguenze.”

Conseguenze indotte verrebbe da dire.
Francesca Canu dimostra di essere una guida allenata a cogliere numerose variazioni del paesaggio di margine della città, un territorio apparentemente “tranquillo” e deserto che prende vita nello stesso momento in cui lo si osserva, e sembra capace di farlo con l’ironia sottile di chi ha compreso l’uomo e l’ambiente in cui vive.
Siamo felici quindi di pubblicare questo lavoro, che consiglio di guardare senza fretta al fine di non perderne tutte le sfumature sociali e reali.

Francesco Tonini


Le fotografie sono consultabili in questo file da sfogliare oppure nella galleria in fondo all’articolo.

Les villes sont tranquilles
L’espansione di Roma degli ultimi venti anni è avvenuta intorno al Grande Raccordo Anulare con quartieri molto densi, che si configurano come nuove centralità urbane, frutto di una pianificazione comunale unitaria. Sono insediamenti quasi esclusivamente residenziali, molto carenti in termini di servizi pubblici e spazi aggregativi e privi, sopra ogni cosa, d’identità.
La dimensione del fenomeno, che ha radicalmente modificato il paesaggio della campagna romana, porta a interrogarsi sulla natura e sul carattere di quelle che sono oggi le nuove periferie a Roma, insediamenti urbani dall’aspetto molto uniforme, che si caratterizzano per la forte relazione con la campagna circostante.
Il progetto porta avanti questa indagine approfondendo il rapporto tra tali quartieri e il territorio, poiché proprio in questo rapporto si riconosce il tratto comune a questi luoghi; la loro riconoscibilità, infatti, può essere letta in un carattere esterno ai quartieri stessi, prestandosi maggiormente a una narrazione che sappia porsi alla giusta distanza da tali realtà, per giungere alla loro identità.
Si parte quindi da un’osservazione distante, in cui le masse edificate si stagliano nel caldo paesaggio della campagna romana, dichiarando la loro estraneità all’ambiente che le circonda, e si arriva lentamente a un’osservazione più attenta dei margini, delle zone di confine, che si configurano come un terrain vague carico di complessità e ricchezza. Intorno ai confini fisici di questi insediamenti si scoprono realtà stratificate che coesistono, oggetti familiari che colonializzano vuoti urbani, nuove forme di appropriazione degli spazi, che fanno emergere una diversa possibilità di conoscere e immaginare la città.
Le fotografie sono state scattate nei quartieri La Romanina, Ponte di Nona, Malafede, Bufalotta, Lunghezza, Fonte Laurentina.

Francesca Canu
Fotografo e architetto. Lavora dal 2001 a Roma occupandosi prevalentemente di progettazione architettonica e urbana. Coltiva da sempre la passione per la fotografia concentrandosi in modo particolare sull’ambiente urbano ed esplorando le trasformazioni che interessano le zone periferiche e interstiziali (www.flickr.com/photos/kanuka).
Tra il 2011 e il 2012 ha portato avanti, attraverso due workshop promossi dalla Fondazione Fotografia di Modena, prima con Gabriele Basilico e poi con Francesco Jodice, un progetto personale sulle nuove periferie romane sorte intorno al Grande Raccordo Anulare.
Ha pubblicato alcuni scatti sul carcere di Trabuccato nell’articolo «Il fascino discreto di un’isola solitaria, l’Asinara» uscito sul quotidiano Linkiesta, un articolo e una raccolta fotografica dal titolo «Paesaggi marittimi» sulla web-magazine Terristory e alcuni scatti sul Giornale dell’architettura.
Accanto alle ricerche sul paesaggio urbano, si è occupata di sperimentazioni nell’ambiente della musica elettronica, realizzando un lavoro fotografico per l’uscita del pezzo «TWB into the GROOVE MIXTAPE 2» dei musicisti e dj Warbear & Trix e curando il photoshooting di alcuni eventi musicali organizzati in diverse città del centro Italia e del nord Europa.
Ha pubblicato un lavoro fotografico sul festival di musica elettronica Time Warp che si svolge annualmente in Germania dal titolo «A Mannheim per il Time Warp 2009» sulla web-magazine Ziguline.
Ha collaborato con l’associazione romana Consorzio Sperimentazione Immagine e con il collettivo Rejected, sia dal punto di visto fotografico, sia riguardo alla ricerca sulla grafica digitale.
Ha partecipato alla mostra Leonardo Unpacked, tenuta all’Acquario Romano di Roma nel 2004, con un’istallazione fotografica sulle trasformazioni in corso nelle aree periferiche della città di Barcellona.

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