Lettera sincera sulla Cultura e sul Paesaggio – di Lorenzo Romito

Qualche giorno fa abbiamo ricevuto una mail contenente una lettera di Lorenzo Romito (di cui trovate un video qui) uno dei fondatori di Stalker-Primavera Romana. Durante la lettura del contenuto della lettera non nascondo di aver provato una certa commozione grazie al discorso misurato di Lorenzo, che con poche e chiare parole a cui non è necessario aggiungere altro, è riuscito a descrivere una delle motivazioni fondamentali che causano la difficoltà di comunicazione sul tema “Paesaggio”, ma anche sui temi “Cultura e Società”.
Vi lascio al testo della lettera, sicuro che riuscirete ad apprezzarla quanto me.

Francesco Tonini


“Belgrado, 1 giugno 2012

Ieri ero a Skadarlia, una delle poche strade con ancora il selciato ottomano sopravvissuto alla sistematica rimozione ideologica delle tracce della centenaria dominazione turca, operata con grande danno per la qualità urbana di Belgrado.
Una “fanfara” zingara suona per gli studenti del liceo che celebrano la fine dell’anno scolastico. Mi raggiunge una telefonata, è una giornalista di Repubblica, non capisco il nome ma resto stupito che la passeggiata, “quattro passi critici attraverso il centro storico”, che faremo con European Alternatives e con il Teatro Valle Occupato, trovi tanta attenzione mediatica. La giornalista mi infila una serie di domande sul “centro storico”, sarà la bella giornata e il fatto che con il mio contratto telefonico pago in trasferta tre euro alla risposta ma poi ho trenta minuti senza ulteriori costi, mi sono messo a chiaccherare….
Oggi apro su internet Repubblica e trovo l’articolo in prima pagina di cronaca. Quante cose ben più importanti per la città abbiamo cercato di fare senza mai ricevere questa attenzione. Leggo l’articolo, mi fa pensare, sul modo e sul ruolo della comunicazione mediatica, sulla banalizzazione e sulla strumentalizzazione del linguaggio e come tutto ciò contribuisca allo stesso “degrado” estetico e culturale che ha travolto la nostra città.
E’ per questo che sento il bisogno di parlarvene.
Qui il mio amico Ivan ha commentato laconicamente:” voi italiani parlate troppo, è per questo che è facile farvi dire quello che si vuole.”
Ho ribadito per tre volte che la camminata avveniva in occasione della presentazione di un lavoro realizzato con i familiari di 236 ragazzi tunisini scomparsi da un anno mentre tentavano di raggiungere l’Italia, familiari che pretendono una risposta chiara e definitiva dalle istituzioni italiane e tunisine sulla sorte dei loro figli, e di questo non si dà notizia. Il Teatro Valle Occupato diventa, largo del Teatro Valle, un luogo d’appuntamento, di European Alternatives non c’è menzione. Sicuramente si può facilmente obiettare che tutto ciò non ha a che vedere con il “Centro Storico”.
Del centro città, che non chiamerei mai “cuore pulsante”, ho cercato di mettere in evidenza il carattere di luogo non più abitato nelle mani, si, dei “city abusers”.
Ma mi sono soffermato molto più a lungo sulla cacciata e sull’esodo centenario del popolo romano dalla nostra città verso campagne sempre più distanti. Ho chiaramente posto la questione della cultura che è diventata spettacolo, della politica che è diventata controllo e sicurezza, dell’economia che è diventata pervasiva speculazione. Ho parlato di una città che ha perso la sua millenaria vocazione all’accoglienza, come dimostra l’orrenda staccionata che da dieci anni impedisce di sedersi sulla meravigliosa scalea di S. Maria Maggiore. Ho parlato è vero di retorica delle panchine non solo per la gratuità, la ridondanza e l’esosità di quelle panchine disegnate da Paolo Portoghesi, ma soprattutto perchè la politica della sorveglianza ne impedirà l’uso a chi davvero ne avrà bisogno, i tanti senza tetto
della città con il più grande patrimonio abitativo inutilizzato. Non ho mai pensato che potessero venire migliaia di persone a camminare con noi, ho detto che le esperienze più belle della PrimaveraRomana le abbiamo condivise con centinaia di persone, ho schivato la richiesta di sapere i nomi di chi viene a camminare con noi, per non strumentalizzare io stesso il piacere di stare insieme. Non ho parlato di “doppia o tripla fila”, non direi mai che “Roma muore nel degrado”, sono sempre molto attento a non usare argomenti la cui ambiguità possa contribuire alla valorizzazione speculativa e alla privatizzazione degli spazi pubblici del centro o a sostenere il bisogno di giri di vite securitari. Ho chiaramente detto che sono almeno venti anni che non esiste un discorso sulla città storica, che la cultura è merce e che a Roma le istituzioni non promuovono cultura.
Insomma, credo che seppur animata dalle migliori intenzioni e comunque costretta dentro una linea editoriale della cronaca di Roma di Repubblica (che è una vera e propria fazione politica), la restituzione della nostra chiaccherata di ieri costituisca anch’essa una di quelle tantissime forme di banalizzazione culturale che è ragione e consequenza del degrado della nostra città. Pertanto spero di vedervi per discuterne insieme domenica, camminando, e spero che possiate restare per la presentazione di Dove sono i nostri figli, Waiting News…”

Lorenzo Romito

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2 pensieri riguardo “Lettera sincera sulla Cultura e sul Paesaggio – di Lorenzo Romito

  1. Bello e stridente….ma sulla politica dell’accoglienza di questo paese ci sarebbe da scrivere per ore….specie quella romana che di fatto non c’è! Anzi direi che fino a 50 anni fa c’era ancora qualcosa dello spirito tipico della Mamma Roma di Felliniana memoria….oggi in città è sempre più stridente il contrasto tra le orde di disperati e l’opulenza degli altri. Fino a poche decine di anni fa il povero o il barbone ti guardava con una spensieratezza quasi spiazzante….quasi filosofica (un pò lo sguardo luminoso e sorridente degli intoccabili dell’ India del sud) direi. Oggi molti disperati che vivono in condizioni veramente tragiche (lungo il fiume,sotto i viadotti,nella cloaca massima….) ti guardano con sguardi torvi e alle volte spenti! E’ l’estrema conseguenza di una società multietnica…imposta dall’alto su modello angloamericano,che detto fra noi,è estranea alla nostra cultura più antica,aperta e ricca di contaminazioni. La globalizzazzione impone questo caos pianificato (il pensiero unico) che è ben altra cosa da una società multiculturale e multireligiosa come avviene ad esempio in India da secoli e come era da noi fino a 2000 anni fa….molto ma molto prima delle ‘multinazionali’ della Caritas e Sant’Egidio!

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