Spazio pubblico, spazio condiviso, spazio privato. Dal 1748 la soluzione della “strada completa” di Giovanni Battista Nolli

In piccole ma importanti scelte si celano particolari fondamentali che possono sembrare geniali a distanza di secoli, come quello definito a priori da Giovanni Battista Nolli nella sua mappa di Roma del 1748. Senza soffermarsi sulla accurata bellezza dell’istantanea di una piccola Roma leggiadra che non c’è più, perché trasformata dalle necessità dello sviluppo economico e tecnologico operato nei quasi trecento anni che ci separano da allora, è per nulla banale dichiarare la scelta che rende queste carte così preziose. A differenza delle mappe contemporanee di qualsiasi città sulle quali, oltre che monumenti e centri commerciali (messi oramai sullo stesso piano), è possibile distinguere i pieni (cioè gli edifici) dai vuoti, la mappa del Nolli sembra avanti di mille anni perché contrappone gli spazi privati agli spazi pubblici. Avete capito bene. Se guardate con attenzione i cortili dei palazzi, i parchi, gli interni delle chiese, sono trattati allo stesso modo delle piazze e delle strade. L’oggetto scuro è non transitabile, non solo perché solido, ma soprattutto perché privato. Nel secolo XVIII un uomo illuminato aveva compreso perfettamente il male della crisi contemporanea della città: la cronica mancanza di spazi pubblici causata dall’avidità umana. Il particolare dell’interno delle chiese, con in evidenza la sola struttura portante come se la casa di Dio, disseminata nella città eterna, fosse sempre un grande portico in continuità fisica con la strada e sotto cui proteggersi nei giorni di pioggia, è una visione dell’animo umano talmente ottimista da commuovere.
Bisogna fare una distinzione per capire perché lo spazio pubblico, in molte grandi città italiane, sta scomparendo.
Nella definizione di spazio pubblico vengono comunemente comprese: le strade, le piazze, i parchi e giardini pubblici, le scuole, gli ospedali, gli uffici pubblici e tutti quei luoghi di proprietà pubblica ed in teoria di proprietà di ogni singolo cittadino nei limiti dell’uso pubblico (non consideriamo in questo elenco i centri commerciali come spazi pubblici, anche se aperti al pubblico e sentiti come pubblici da molti). E’ bene anche separare a parte quelli che sono da sempre considerati spazi pubblici di senso comune o tradizionale e che sono l’oggetto del nostro parlare, cioè le strade, le piazze, i parchi ed i giardini non privati. In queste esili porzioni di vuoti, quale è la percentuale di spazio realmente utilizzabile? In pratica, in che modalità viene condiviso lo spazio?
Se consideriamo che, nelle strade e nelle piazze, la proporzione tra spazio utilizzabile dai pedoni e quello non utilizzabile perché occupato da mezzi in sosta o dedicato al transito di autoveicoli, è molto a sfavore dei primi e che in Roma specialmente, molti spazi pubblici del centro storico sono aree di attrazione (soprattutto archeologiche) riservate a turisti paganti, è ovvio che di spazio pubblico ne rimane ben poco. Aggiungiamo l’abitudine alla sosta selvaggia e la consuetudine accettata dell’appropriazione di aree pubbliche con i tavoli di bar, ristoranti e caffè e lo spazio realmente utilizzabile si riduce all’osso. Di piazze pedonali ne sono state fatte negli ultimi decenni, ma certamente non in numero sufficiente nella capitale.
E’ necessario quindi cambiare prospettiva, come ha fatto il Nolli, ed iniziare a pensare non in termini di spazio pubblico, ma di spazio condiviso come descritto nel saggio Shared space di Daniel Gauthier nel libro Atlante delle nature urbane.
Un estratto dal saggio:
“Quello di spazio condiviso è un concetto (…) finalizzato sia a ridefinire l’organizzazione dello spazio pubblico, sia a ottenere un utilizzo degli ambiti della circolazione urbana ripartito in forma più equa tra i diversi tipi di fruitori. (…) Nello spazio condiviso ciascun utente e cittadino urbano ha i suoi diritti e le sue responsabilità, la segnaletica è minima o inesistente (per inquinare visivamente al minimo la percezione del paesaggio urbano), gli spazi della circolazione sono configurati e adattati al numero e al tipo di fruitori reali (…)”. ( per approfondimento potete vedere il sito completestreets.org).

Di come un mezzo privato come l’auto sottragga spazio pubblico abbiamo già parlato in un altro articolo. La questione preoccupante è motivata da una tendenza che si verifica a livello globale e che abbiamo potuto constatare attraverso la libera circolazione di informazioni del web: nella città di Baltimora la ricerca fotografica ed iconografica “The Arsenal of Exclusion & Inclusion” dei bravissimi paesaggisti di Interboro Partners, cerca di riflettere sui subdoli modi attraverso cui è possibile sottrarre spazio pubblico dalla città (in quanto a sottrazione di spazi pubblici comunque non siamo secondi a nessuno, basta pensare alle spiagge di Ostia lido sul litorale romano).

da The-Art-of-Negative-Space

Arriviamo alle conclusioni di questo ragionamento. Per ottenere una città contemporanea che abbia senso è necessario unire la visione dello spazio pubblico continuo di Nolli, con il nuovo concetto di spazio condiviso progettato in maniera differenziata secondo le abitudini e necessità di tutti i cittadini. Lo spazio della città non può essere tutto omogeneo e generico, ma neanche completamente personalizzato dai singoli cittadini per i loro scopi personali. In entrambi i casi la società è destinata a morire, per suicidio nel primo caso, per omicidio nel secondo.
Vi lasciamo con delle domande a cui cercheremo di rispondere con un prossimo articolo: perché le mappe odierne di Roma sono molto meno interessanti di quella del Nolli? E’ possibile rimappare la città in modo che possa offrire di più di una sequenza di pieni e vuoti contrassegnati da nomi, utile solo ai turisti ed a chi deve spostarsi di fretta con l’automobile? Esiste qualcuno a Roma che sarebbe curioso di esplorare la città sulla base della “mappa dei profumi di Roma”, della “mappa delle contraddizioni”, della “mappa delle crepe nei muri”? Credo proprio di si.
Basta cambiare il modo di guardarci attorno e cambierà anche la nostra vita.

Francesco Tonini

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4 pensieri riguardo “Spazio pubblico, spazio condiviso, spazio privato. Dal 1748 la soluzione della “strada completa” di Giovanni Battista Nolli

  1. Grazie Francesco di questa bella rivisitazioni della mappa del Nolli.
    A me ha fatto venire voglia non solo di fotografare Roma (lo faccio già per me sola) ma anche di costruire insieme ad altre e altri nuove mappe che offrano « di più di una sequenza di pieni e vuoti contrassegnati da nomi ».
    Alcune esperienze che si muovono in questo ambito per fortuna esistono già. Un’ esperienza per qualche verso affine è la toscana http://cartografiaresistente.noblogs.org/
    Ma addirittura nella nostra Roma un approccio innovativo alle mappe e alla conoscenza della città si snoda tra periferie e rilettura delle consolari.
    In particolare mi sembra molto affine alle tue riflessioni sulla mappa del Nolli e sulle nuove mappe possibili questo passo di Lorenzo Romitti di Stalker :

    « Un’altra parola chiave nel nostro lavoro è “cartografia”, una disciplina che rappresenta il paesaggio nel modo più oggettivo possibile, da sempre un dispositivo di misurazione e controllo e del territorio. Noi usiamo la mappa come narrazione, ma anche come lavoro collettivo: quando iniziamo una passeggiata all’interno di Primavera Romana non decidiamo un percorso a priori, ma apriamo una mappa dell’area su google map e chiediamo a tutti di aiutarci a trovare luoghi interessanti… così le persone iniziano a individuare e indicare luoghi, aggiungono segnalibri, linkano video, notizie, commenti, informazioni. La mappa inizia a riempirsi e, dopo il cammino, si arricchisce di altre informazioni, cambia continuamente, diviene un indice. Queste mappe, in qualche modo, divengono la rappresentazione in tempo reale del divenire delle cose. Usiamo la mappa non come mezzo di controllo o di rappresentazione, ma come elemento co-evolutivo. Le mappe sono in relazione circolare col camminare: facciamo la mappa per camminare e dal camminare viene la mappa… » http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=2054

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