Moving Design nel paesaggio urbano – “percorsi museali” di Amedeo Schiattarella – RUFA, Rome University of Fine Arts

Siamo abituati a pensare al presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Roma, Amedeo Schiattarella, solo nelle vesti istituzionali della sua evidente posizione di rilievo. Non conoscendo quasi nulla sulla carriera di architetto del nostro illustre personaggio, lo scorso 18 aprile 2012 sono quindi andato con molta curiosità, ma poche aspettative, nella sede dell’Accademia di Belle Arti “RUFA” ad assistere alla prima conferenza organizzata per il ciclo “Moving design nel paesaggio urbano” coordinato dall’architetto Raffaella Gatti, per far incontrare la carriera di progettista del Presidente con le aspettative degli studenti dell’accademia. Nonostante si possa pensare che dedichi poco tempo alla progettazione, sono rimasto abbastanza sorpreso nell’apprendere che invece Schiattarella è molto attivo nel campo della progettazione di musei.
Il tema della progettazione di percorsi museali è molto specifico e forse è stato mal digerito da parte degli studenti alle prime armi con l’argomento architettura, ma può risultare molto interessante nell’inquadramento generale di qualsiasi progetto d’architettura, perché può aiutare a capire le dinamiche di movimento delle persone all’interno di percorsi proposti ai fruitori di uno spazio pubblico. Per quanto riguarda il paesaggio, e nello specifico piazze, parchi e giardini pubblici, credo che l’attenzione ai percorsi sia una prerogativa particolarmente attinente, ma spesso sottovalutata sin dalle fasi preliminari della progettazione, che può decretare il successo di uno spazio pubblico. Non sto parlando, come potrebbe essere ovvio, solo di percorsi obbligati contrassegnati da segnaletica e superfici pavimentate, ma di tutti quei particolari legati alla forma delle superfici, al suggerimento di soglie psicologiche e al posizionamento di elementi che agiscono a livello conscio ed inconscio che influenzano la percezione dello spazio e quindi il movimento delle persone all’interno di esso.
Detto questo è necessario che gli individui non vengano ingabbiati dal progettista in percorsi troppo rigidi, pena uno scadimento della qualità dello spazio pubblico che, in quanto tale, dovrebbe essere fruibile liberamente ed apertamente nei modi ritenuti più opportuni (ne abbiamo parlato in occasione della conferenza di Martin Rein-Cano, “Personal Public Space”) e non stabiliti a priori da ragionamenti, le cui soluzioni saranno sicuramente limitate rispetto all’immaginazione della moltitudine umana.
La grafica colorata utilizzata per comunicare l’intricata rete di percorsi proposti nei progetti, mostrata da Schiattarella, mi è sembrata non solo accattivante, ma anche adattabile con successo alla trasmissione del progetto di paesaggio, che nell’era del digitale sembra abbia perso gran parte del suo fascino artistico. Il passaggio dal disegno a matita ed acquerello, ai freddi disegni cad o agli scialbi e realistici renders, poco dotati di “potere evocativo”, ha prodotto un livellamento verso il basso soprattutto del progetto di paesaggio, della sua creatività e della sua attrattiva.
E’ ora di iniziare a ragionare sui diversi aspetti che fanno bello il progetto di paesaggio e si può iniziare a farlo dai pensieri di un presumibile lontano museo…..non ci sono più scuse per non conoscere gli infiniti aspetti della professione al fine di essere meritevoli del titolo di paesaggista.
Vi lascio al video della conferenza. Seguirà prossimamente l’articolo sul secondo incontro del ciclo Moving Design con lo studio ma0 “emmeazero”.

Francesco Tonini


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