“Ripensare la metropoli” ante-Monti. Città senza futuro, dal governo opaco alla dichiarata politica inumana.

Unico risultato: consumo di suolo

E’ bene contestualizzare la conferenza “Ripensare la metropoli” al momento storico prima della venuta preannunciatrice di catastrofi del governo Monti. La conferenza in fondo all’articolo, che potete vedere in versione ristretta a circa 90 minuti ma comunque ricca di interventi significativi, fu organizzata dall’INU Lazio e si svolse lo scorso 04 novembre 2011.
Negli interventi, che già prendevano in esame la grande problematica dello strozzamento forzato della distribuzione delle risorse economiche pubbliche alle amministrazioni locali, è possibile scorgere ancora delle speranze che oggi, in seguito all’affossamento dell’economia italiana ed allo svuotamento dei portafogli di tutti i cittadini italiani per il godimento dei mercati finanziari globali, sembrano anacronistiche.
Il dato più evidente discusso all’incontro è stato il grande deficit infrastrutturale e sociale innescato dalla crisi economica e dall’incapacità governativa della classe politica e dirigenziale italiana. In questo ragionamento parlare di realizzazione, riqualificazione e valorizzazione di spazi pubblici tradizionali, come parchi e giardini, sembra sempre superfluo: i giardini non sono merce di scambio per i mercati finanziari e non producono denaro direttamente. Servono all’uomo però, al suo benessere psico-fisico, sono il primo e migliore luogo di incontro dei giovani, veicolo primario per i contatti sociali e la costruzione di una collettività unita. Non bisogna poi dimenticare gli effetti economici di una rete di spazi pubblici di qualità: minore spesa sanitaria generale dovuta all’abbattimento degli inquinanti ed al miglioramento della qualità di vita, miglioramento dell’immagine della città e conseguente aumento del fatturato proveniente dal turismo ecc. Se visto a lungo termine l’investimento sugli spazi pubblici porta notevoli vantaggi economici.

E’ chiaro che se si parla di una grande città come Roma, i problemi ed i benefici derivanti dalla risoluzione di questi vanno visti in una proporzionata macro-scala. Questo è il nodo reso evidente dalla conferenza “ripensare la metropoli”. La capitale può risolvere la maggior parte dei punti che non le permettono di essere considerata un modello di riferimento tra le capitali europee, solo se si prende evidenza di un fatto: l’area metropolitana di Roma, con la sua influenza e le sue diramazioni, corrisponde oramai ad un’area vasta quanto il territorio della sua provincia.
Per risolvere i punti critici principali di Roma, come quello della mobilità, è necessario iniziare a considerare strumenti di coordinamento che coinvolgano non solo il comune di Roma, ma anche i numerosi comuni coinvolti dalla rete infrastrutturale. Non è più pensabile poter risolvere l’incertezza dei trasporti privati e pubblici della capitale senza il coinvolgimento dei comuni della provincia. Con questa premessa è necessario produrre nuovi strumenti urbanistici non solo programmatici, ma anche attuativi, che si vadano a sostituire all’oramai datato Piano della Mobilità del 2000, parte fondante del PRG di Roma, e che siano concertati da assetti istituzionali sovra-comunali. Roma è un motore economico fondamentale per il paese ed alla gestione del suo assetto economico-strutturale dovrebbe quindi contribuire attivamente lo stato italiano.
Un ultimo spunto degno di sviluppo, sollevato durante la conferenza, è fondamentale per capire il senso di smarrimento nella gestione del territorio metropolitano: nel tentativo ventennale di annullare la forza accentratrice di Roma, è stato prodotto un effetto contrario che ora è sfuggito al controllo. L’area metropolitana romana è divenuta immensa, ed ha effetti su di un territorio molto più grande di quello coperto dalla sua area urbana, che a sua volta cresce velocemente inglobando i fragili territori intermedi. In questa situazione si è prodotta una accelerazione delle speculazioni edilizie e del consumo di suolo, alimentata anche dalla urgente mancanza di denaro nelle casse delle amministrazioni locali, prodotta dalla minore distribuzione del finanziamento pubblico e dai patti di stabilità, e frenata per ora dalla grave crisi economica. Il nuovo ciclo edilizio, previsto dal 2013 in poi, dovrà essere comandato da un nuovo piano composto da adeguati strumenti programmatici efficaci e veloci, con l’obiettivo di fermare la crescita della città e contemporaneamente di consolidare i territori intermedi attraverso la produzione di spazi e servizi pubblici, che garantiscano un miglioramento delle condizioni di vita e la tutela del paesaggio. I giovani che solitamente si concentrano nei territori intermedi meritano un presente migliore di quello attuale.
In un quadro così ampio è necessaria la collaborazione totale dei comuni della cintura metropolitana, restii ad accettare un piano coordinato con il comune di Roma per paura di vedersi sottratti i pochi proventi economici diretti che possono gestire, quello proveniente dai trasporti pubblici e quello proveniente dai compensi versati per l’edificazione di nuove aree. Considerando che proprio i trasporti e la nuova edilizia sono i fattori principali che dirigono l’incoerente e convulsa modificazione del paesaggio, un piano a scala metropolitana sembra sempre più urgente.

Francesco Tonini

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