Leggere Giardini, la recensione di Lucilla #24 – Botanica: la fantasia al potere

Leo Lionni “La botanica parallela” Roma 2012 Carlo Gallucci editore
La botanica parallela – Universale Gallucci

I paralleli hanno sempre una storia affascinante. Da piccola, l’idea che due rette corressero insieme all’infinito senza mai incontrarsi e probabilmente inconsapevoli l’una dell’altra, mi inquietava parecchio e mi faceva pensare che quello che stavo vedendo non fosse tutto quello che c’era da vedere. Ora so che ci sono tante forme di vita attorno a me che non posso percepire, probabilmente perché troppo piccole o troppo grandi, oppure semplicemente perché non servono direttamente alla mia sopravvivenza. So anche che le storie fantastiche non sono poi così fantasiose, ma hanno sempre a che fare con la percezione di qualche cosa che è al di là di quella che noi chiamiamo realtà.
Così, quando ho incontrato questo affascinante libro, mi sono subito incuriosita e l’ho comperato. Sapevo che Leo Lionni è stato un illustratore di libri per bambini, perciò pensavo che fosse un testo leggero e divertente, ma leggendolo mi sono resa conto che non è affatto letteratura per l’infanzia, denso com’è di rimandi filosofici e psicoanalitici: sarebbe come dare al vostro pupetto il “Manuale di zoologia fantastica” di Borges.
E’ un trattato di una botanica che forse non esiste ed è illustrato magnificamente e rigorosamente in bianco e nero, perché le piante parallele non hanno colore, oppure sono nere con una sfumatura vagamente bronzea. Sono di una materia che non conosciamo e forse per questo non tutti riescono a vederle e poi non sono ancorate alla terra, ma a un tempo inerte. Anti-materia? A un certo punto l’autore racconta che il nome a loro attribuito ha preceduto la percezione della loro esistenza fisica, cioè quel nome sarebbe esistito indipendentemente dalla “cosa”, dalla realtà in se. Come il cielo. Linguistica e percezione visiva.
La premessa del libro e il capitolo sulla morfologia sono forse sono le parti più interessanti e destabilizzanti: enunciazioni di teorie così false da essere vere o così vere da sembrare false, citazioni di grandissimi scienziati di cui non avrete mai sentito parlare e allora vi troverete a consultare spasmodicamente Wikipedia e non riuscirete a trovarli perché forse non sono mai esistiti, ma alcuni ci sono, come il designer matematico Aldo Montù e la sua geometria. Troverete ancora le tesi di molti protagonisti della cultura degli anni 70, da Deleuze e Guattari a Roland Barthes, c’è l’arte concettuale, il diritto il rovescio, il pieno e il vuoto…la materia e l’antimateria. E Gustav Jung e i suoi archetipi ,ovvio.
Poi ci sono le schede delle piante con i loro nomi che sono per se stessi già un programma: Tirillus, Mollette di bosco, Tubolara, Camporana, Protorbis, Labirintiana, Artisia, Germogliante, Strangolatore, Giraluna, Solea e Syguria. Ogni scheda ha minuziose descrizioni botaniche oltre che dai famosi disegni, e riporta ogni sorta di mito e di leggenda che la riguardano. Anche qui il vero e il falso si mescolano vertiginosamente.
Ora bisogna parlare dell’autore. Chi è questo signor Lionni? Leo Lionni (Amsterdam 1910 – Radda in Chianti 1999) era un olandese arrivato giovanissimo in Italia per studiare economia all’Università di Genova. Terminati gli studi, messo accuratamente in tasca il suo pezzo di carta, si diede al design, molto più consono alle sue attitudini, sposò una signorina italiana e con lei fuggì in America per sfuggire alle leggi razziali. Là, precisamente a Philadelphia, divenne un grafico pubblicitario di grande successo entrando in contatto con Andy Warhol, Steinberg, de Kooning, Calder e altri. Nel 1960, ritornato in Italia, si dedica ai libri per bambini, pubblicandone una quarantina, quasi sconosciuti da noi e famosissimi invece in America. Visse i suoi ultimi anni nel Chianti, dedicandosi alla cura del suo giardino e alla scrittura di questo eccentrico trattato, pubblicato per la prima volta nel1977 dall’editore Adelphi.
Però l’altro giorno, mentre passeggiavo nel mio quartiere romano, sorto negli anni ’20, le ho improvvisamente viste, le piante parallele: erano nei fregi che adornavano le case. Ho riconosciuto le Molette di bosco, le Germoglianti, i Giraluna, leTubolare… e allora mi sono ricordata che le avevo intraviste raffigurate nei paesaggi di sfondo dei quadri dei grandi artisti, negli intagli di certi vecchi mobili in legno, sulle pianete dei sacerdoti che officiano la messa, sui capitelli di marmo, nelle decorazioni delle chiese barocche… ma non ci avevo fatto caso.

J. Silvertown “La vita segreta dei semi” 2010 Torino Bollati Boringhieri ed.
La vita segreta dei semi – Bollati Boringhieri

Non è un tema che si discosta molto da quello che tratta Lionni nella sua “Botanica parallela”. Qui si parla di “visibile e invisibile” e del “reale e del fantastico”, infatti il libro comincia così:”I semi hanno due vite: quella vera, in natura, e quella riflessa nello specchio della letteratura e dell’immaginario”, però questo autore ha i piedi per terra.
Silvertown scrive la storia dei semi come un racconto evolutivo costellato di domande. Il primo episodio spiega come e quando la prima pianta da seme si è evoluta dai suoi progenitori, simili alle felci; altri illustrano perché i semi sono soggetti alla dormienza e che cosa li fa germinare; perchè alcuni sono ricchi di olio e altri di amido, perché certi sono grandi e altri piccoli, certi velenosi e altri appetitosi. Spiega perché le piante siano così fissate con il sesso (perché gli umani no?)
Il tema ricorrente è l’evoluzione che inventa sempre nuovi usi per vecchi strumenti e l’evoluzione è il tocco finale nell’adattamento delle piante alla vita terrestre. Nel caso dei semi scienza e fantasia gareggiano e Silvertown, che è un vero scienziato, docente di ecologia alla Open University di Milton Keynes, privilegia il lato fantastico, raccontando storie che hanno poco da invidiare ai romanzi gotici.
Molto piacevole da leggere.

G. Celli “Le piante non sono angeli” 2010 Milano Castaldi Dalai ed
Le piante non sono angeli. Astuzie, sesso e inganni del mondo vegetale

Conobbi Celli da ragazza a Parma in veste di poeta e scrittore d’avanguardia, sapevo che era un entomologo famoso, ma allora gli insetti non mi interessavano, anzi mi facevano un po’ schifo. Una volta però parlammo per tutta una cena di gatti, tra lo sconcerto e il fastidio degli altri commensali ( i gatti non erano ancora di moda). Era un uomo coltissimo, molto simpatico, amante del cibo, del vino, delle donne e della vita in genere. Raccontava storie fantastiche, spesso molto truculente, e tra un’ape, una formichina, una poesia d’avanguardia (faceva parte del gruppo 63), scriveva gialli. E’ stato il nostro entomologo ed ecologo più famoso, anche perché ha prestato la sua faccia e il suo sapere a molte trasmissioni televisive a divulgazione scientifica. Per primo ha impostato tutta la lotta biologica ai parassiti in agricoltura e ha fatto allevare coccinelle su scala industriale.
Dunque perché un entomologo scrive di piante? Perché le piante sono legate a doppio filo con gli insetti e se ne servono spudoratamente, infinocchiandoli a ogni piè sospinto. Insetti spesso babbioni! Come comunicano le piante con gli insetti e anche tra di loro? Comunicano attraverso gli odori. Un vero sofisticatissimo linguaggio profumato o puzzolente a seconda di chi lo odora. Un esempio? Una varietà di patata botanica (non certo quelle coltivate da noi, che attraverso incroci su incroci per ottenerle più grosse e produttive le abbiamo completamente rimbecillite) è una delle mense privilegiate degli afidi. Gli afidi sono a loro volta la mensa privilegiata delle coccinelle, che se li sgranocchiano in quantità industriali come se fossero dei cioccolatini, Gli afidi, per difendersi, come vedono arrivare la coccinella cacciano una certa puzza, in modo da avvertire tutti i soci del pericolo e correre ai ripari buttandosi a terra e nascondendosi tra le zolle. Allora sta patata osservando questo comportamento, è riuscita a sintetizzare lei quella puzzetta e come le arriva addosso il primo afide, la caccia subito e si salva dai malintenzionati che la rosicchierebbero a morte. Geniale. La stessa cosa avviene per l’impollinazione e in questo caso la pianta si serve dell’odore degli ormoni sessuali delle varie specie di insetti dai quali intende farsi “spazzare”. I fiori che amano le mosche, come le araceae, per esempio, invece assumono un disgustoso profumo di carne avariata. Molte di queste storielline le conoscete già, ma la maggior parte no e io non ve le racconto per non rovinarvi la sorpresa e il divertimento.
Però un’altra ve la racconto ed è un episodio che lui scrive con la stessa forza di un Ovidio e vi dimostrerà come gli antichi greci si siano ispirati alle piante per la loro mitologia e quanto ne sapessero loro sulla sessualità vegetale, cosa che noi, nella nostra cultura puritana e ipocrita, abbiamo scoperto solo un attimo prima che arrivasse Linneo e le sue ordinazioni sulla base dell’organo, cioè il fiore.. Che, appunto, non è un angelo.
La vallisneria vive sommersa in acque basse. I sessi si presentano su due piante diverse: la femmina, quando è ora, spinge orgogliosa il suo fiore in superficie, al sole, il maschio, invece, forma sui suoi steli dei piccoli globi ben chiusi e pieni di polline. Al momento giusto questi globi si staccano dalla pianta e salgono in superficie e approfittando del vento e del movimento delle acque, si avvicinano al fiore, si aprono e rilasciano all’aria la loro polvere fecondativa che raggiunge l’obiettivo. La femmina, stupita, inconsapevole come una ninfa, ritrovandosi incinta, vergognosa, ritira il suo fiore gravido e lo nasconde sotto l’acqua dove affiderà al limo il seme fecondato. Giove nell’Arcadia?

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