Paesaggi filtrati – il paesaggio soggettivo – filtro 7: “con gli occhi degli altri” di Giuseppe Andrea Trovato

(…)Splendido, nel rincorrersi di feste,
Si mostra l’anno con le sue stagioni,
E il far dell’uomo principia a nuovi fini:
Tali sono del mondo i segni, molti i prodigi.

Tratto da “La Primavera” di Friedrich Hölderlin (trad. Scardanelli)

Romano Guardini nella sua introduzione “L’essenza del paesaggio” nel libro Romano Guardini Hölderlin e il paesaggio 2006, Brescia, Morcelliana dedicato allo studio della poesia di Friedrich Hölderlin, scrive:

(…) “paesaggio” è qualcosa che soltanto in parte è dato, poiché per altro verso esso consiste in quel che l’uomo, che di volta in volta ne fa esperienza, introduce nella oggettività attraverso l’atto del proprio stesso sperimentare. (…) il bambino possiede un proprio paesaggio, che l’adulto è pressoché impossibilitato a rappresentarsi; il giovane maturo ne ha uno tutto suo, così come colui che è diventato adulto, e, di nuovo, l’anziano. La vita della persona si costruisce ogni volta il proprio mondo circostante, ed il passaggio dall’uno all’altro è un vero e proprio tramontare e rinascere. (…)

Giuseppe Andrea Trovato è un fotografo giovane, che sembra però aver già compreso il pensiero di Hölderlin. Quando ci ha proposto questo lavoro ho avuto una breve incertezza che è svanita in pochi attimi. E’ facile, in questi tempi di infinita produzione e condivisione di immagini, rimanere indifferenti alla vista di alcune fotografie non basate su di un progetto definito a tavolino, ma nate da una bella intuizione non ben definita. Abbiamo invece raccolto il seme di questa intuizione perché abbiamo compreso la visione di Giuseppe Andrea Trovato ed abbiamo trovato profondamente attuale il suo pensiero: il paesaggio, nella sua accezione estetica, è creato dalla mente dell’uomo e quindi ne diviene la sua estensione.
Giuseppe Andrea Trovato ha cercato di avvicinarsi al mondo creato dalla esperienza del paesaggio vissuta da ogni uomo, donna e bambino ritratto nelle sue fotografie, percependo, ma senza poter afferrare pienamente, le sfumature della trasformazione continua e dinamica che avviene nella realtà, ma anche nella nostra interpretazione di essa.
L’unicità di questo lavoro fotografico consiste nell’essere simile ad un procedimento artistico, come quello pittorico, che tenta a sua volta di abbracciare l’intimo atto umano (sempre artistico) di intendimento del paesaggio, perché come scrive sempre Guardini nel libro già citato:
(…) l’occhio non apprende semplicemente come fa una macchina fotografica, quel che compare davanti al suo obiettivo, ma viene guidato dall’attenzione, che a sua volta è determinata dagli interessi, dalle inclinazioni e dalle avversioni di colui che guarda. (…)

Francesco Tonini


Le fotografie sono consultabili in questo file da sfogliare oppure nella galleria in fondo all’articolo.

Con gli occhi degli altri

Il paesaggio è una parte fondamentale delle nostre esperienze. Tramite le emozioni, ognuno di noi si connette in modo sempre diverso ad un luogo, sviluppando una propria e singolare intimità. Così facendo il paesaggio non è più un’insieme di oggetti e luoghi statici, ma diventa un’insieme dinamico, che si trasforma, si adatta ai sentimenti, alle passioni ed alle necessità di una persona. Ogni nostro ricordo, emozione è ambientato in un dato luogo, con una propria visione di quel paesaggio.
Cinque giorni sono trascorsi, passeggiando fra le strade del Belgio: fra Bruxelles ed Anversa, fra Bruges e Gent; la vita di persone che ti sfiorano, la loro allegria, sofferenza, la passione, le lacrime e la diversità di chi non ha paura di mostrarsi.
Partendo da Bruxelles, città divisa tra il futuro ed il passato, fra le cui strade scorre il presente; passando per Bruges, città medievale, in cui il tempo rimane sospeso fra i canali e le strade di questo meraviglioso luogo; si prosegue per Gent, sorella ed al tempo stesso rivale di Bruges per via della bellezza molto similare; fino ad arrivare ad Anversa, fra i castelli ed il porto di una città pacata. Le persone, che con le loro vite, di giorno in giorno ho incrociato per le strade di questi luoghi, non importa di che etnia, sesso o età fossero, interagivano e si rapportavano in modo sempre differente con il paesaggio che le incorniciavano. Ognuno instaurava un rapporto personale con il luogo in cui vi si trovava, rendendo il paesaggio sempre diverso ed unico in quell’istante.
La sofferenza di un mendicante su una panchina di una fermata dell’autobus, l’allegria di una bambina che gioca con l’acqua di una fontana al centro di Bruxelles, la passione di una coppia che si ama in mezzo ad un piazza o lo sguardo assorto di una ragazza durante il suo viaggio;
Un viaggio, fra i sorrisi e le lacrime delle persone, in un paesaggio a tratti irreale e molte volte concreto, ma mai banale. Un paesaggio di emozioni, tra gli sguardi della gente, che incontriamo lungo la nostra strada. “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento” così disse Henri Cartier-Bresson.


GIUSEPPE ANDREA TROVATO

Nato a Milano, il 10/05/1984, dopo alcuni anni si trasferisce a Reggio Calabria. Fin da piccolo, visto la sua tendenza alle attività artistiche, in particolare modo nel disegno, si diploma presso l’Istituto Statale d’Arte “A. Frangipane” di Reggio Calabria in Disegnatore di Architettura. Sviluppa nel tempo, la passione per la fotografia, spaziando fra le varie tipologie, dalla fotografia naturalistica a quella di reportage. Partecipa a diversi workshop fotografici e a diversi concorsi, tra cui “Scatti da bordo ring” dove posizionandosi al secondo posto, ottiene la pubblicazione sulla rivista nazionale “Boxer”. Tutt’oggi continua ad approfondire i diversi settori della fotografia, in cerca di una forma d’espressione e di comprensione intesa come espressione stessa della realtà che ci circonda.

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