Piazza San Silvestro ultimo atto – operazione “falso storico”

Su piazza San Silvestro, piccolo spazio conteso al centro di Roma, abbiamo scritto abbondantemente, abbiamo commentato, abbiamo discusso, ci siamo indignati e poi ci siamo rassegnati al fatto che il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha agito a sua totale e libera discrezione, a dispetto delle prassi che dovrebbero essere poste in essere per l’assegnazione dei progetti di spazi pubblici.
Ebbene, la piazza è stata recentemente realizzata, e udite udite, quando l’ho visitata non l’ho trovata poi così indecente. Meglio spiegare però che credo vivamente vi siano degli errori progettuali incontestabili primo fra tutti l’assoluta invivibilità che contrassegnerà la piazza in qualsiasi giorno di caldo sole o di pioggia. Però la piazza, che ho visitato poco prima del tramonto di un inizio aprile tiepido, è proprio accogliente con quelle sue sedute generose e la vastità dei suoi spazi vivibili. Sono stato piacevolmente sorpreso dalla vita che già scorre sul selciato e dalla voglia di sedersi dei molti turisti.
Se non fosse per le tracce ancora visibili dei lavori appena terminati, si potrebbe quasi dire che la piazza è li da sempre, anzi che le sedute siano li da…….decenni, se non centinaia di anni, opera di qualche architetto settecentesco. Già mi immagino un turista americano che fra un paio di anni, quando il trambusto sugli evidenti soprusi di potere giocati sulla realizzazione piazza sarà passato, estasiato dalla vista di cotanto marmo utilizzato per le mega panchine (non è marmo ma travertino, ma tanto che la spieghiamo a fare la differenza all’americano….), chieda a qualche ufficiale presente: “who’s the architect of this square?”. All’ignaro turista sarà possibile dire qualsiasi cosa come: “it’s from Michelangelo……I recognize the style at a glance”. Se il turista sarà fortunato, nel momento stesso in cui il falso storico inizierà a farsi breccia nel suo cuore, come un veleno dolce che uccide la memoria degli uomini, è possibile che uno studente di architettura, che si sta gustando il suo panino sulla comoda panchina, abbia assistito alla scena e indeciso se farsi una grossa risata potrà invece correggere le parole dello sprovveduto fan di Michelangelo: “the benches are the work of Paolo Portoghesi”. Sarebbe bellissimo poter vedere la faccia del turista americano riprendersi dall’estasi per chiedere nuovamente, turbato stavolta: “Who is Portoghesi? A pupil of Michelangelo?”, e soprattutto lo studente demoralizzato che riincartando il suo panino risponderebbe seccato: “no, solo un vecchio architetto che si sente Michelangelo e leva lavoro ai giovani!”.
Il falso storico incombe sulla città eterna. Basta una panchina fuori scala in travertino per rinnovare lo stile della capitale nel terzo millennio, parola di Portoghesi.

Francesco Tonini

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11 pensieri riguardo “Piazza San Silvestro ultimo atto – operazione “falso storico”

  1. Ci sono due aspetti da sottolineare. Il primo è quello del metodo, con la raccapricciante (e illegale) procedura dell’affidamento dell’incarico all’architetto Portoghesi in via gratuita (ma voi ci credete alle archistar che fanno beneficenza???), quando non solo il progetto dell’ufficio città storica era completamente definito fino a livello di esecutivo, ma addirittura il cantiere era aperto, le ditte appaltatrici all’opera, gli appalti firmati. Da quello che si è capito è stato una sorta di capriccio promozionale del sindaco, che mal digeriva l’impostazione contemporanea del progetto elaborato dall’ufficio interno all’amministrazione, e che nel suo coltissimo linguaggio veniva tradotto in un “leviamo tutte queste panchine che sembrano bare”. Per non parlare delle promesse mai mantenute di inserire verde, alberature e fontane.
    Il secondo aspetto da considerare è quello formale. Il progetto dell’amministrazione, corretto se pur non dotato di grande forza, prevedeva una sostanziale isotropia adeguata all’invaso omogeneo della piazza, mentre il progetto di Portoghesi enfatizza delle assialità e delle simmetrie che non hanno riscontro sufficiente né nel contesto né nel progetto stesso. Detta in soldoni, perché duplicare lo spazio circostritto al di qua e al di là della strada pedocarrabile? E soprattutto, cosa c’è di così interessante al centro delle costosissime panchine ellittiche? Probabilmente l’ennesimo mimo vestito da statua della libertà.

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    1. Ho l’impressione che, a progetti invertiti la vicenda sarebbe sostanzialmente stata la stessa. Immagino una proposta dell’Ufficio speciale città storica con questa astrusa ellipse inserita in una piazza di pietra assolata e inospitale: le proteste che hanno portato al blocco del progetto e all’impasse, con conseguente chiamata di Portoghesi, sarebbero state le stesse. Immagino anche un Portoghesi che, abbandonando la teoria di Venturi del “more is not less” in nome del motto Miesiano: “less is more” avrebbe disegnato quelle sedute minimaliste previste dal progetto originale. E tutti ad acclamare la geniale sapiente intuizione del maestro! I due progetti sono entrambi figli di una distorta concezione di piazza. E pensare che noi italiani siamo stati maestri al riguardo. Penso al convegno internazionale degli architetti di qualche decennio fa, che si svolse a Bergamo. Era intitolato: the heart of the city, ed erano venuti da tutto il mondo per “capire” le nostre piazze. Capire quello che molti di noi sembrano avere dimenticato.

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  2. Confermo tutte le perplessità espresse riguardo la storia del progetto della piazza. Gli aspetti positivi che sottolinea Francesco sono dovuti sostanzialmente all’eliminazione di una funzione della piazza che faceva gridare vendetta (capolinea ATAC). Gli autobus non ci sono più (e delle pensiline…neanche l’ombra…. sigh), ma per il resto siamo davanti ad un mero esercizio formale, peraltro mal riuscito. Una sorta di trasposizione in piazza San Silvestro di alcuni elementi formali presenti sul Campidoglio, con la differenza che sul famoso colle l’ellisse Michelangiolesca si rapporta al trapezio costituito dal perimetro dell’edificato in un delicato rapporto di tensioni prospettiche-antiprospettiche. Comunque Portoghesi è in buona compagnia: più di dieci anni fa anche Zagari fece un’operazione simile, riproponendo lo Gnomone di Augusto in Piazza Montecitorio. In ogni caso la scelta di fare sedute in travertino in una piazza assolata la trovo sbagliata, adatta al massimo per le mezze stagioni (a patto che non piova, nel qual caso ci vorranno ore prima che le sedute si asciughino e ridiventino fruibili). Infine, come purtroppo spesso accade non c’è omogeneità nelle scelte: quelle sedute – piacciano o meno – sono costate un bel po’ di soldi, e l’accostamento con i dissuasori dozzinali che delimitano il percorso carrabile è decisamente stridente. Allora, ci vediamo a Luglio per la sagra dell’uovo al tegamino (o meglio, al travertino)?

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  3. Francesco, il tuo inglese è passabile, ma la tua conoscenza degli americani è da migliorare. Intanto quali americani? Gli statunitensi vuoi dire? Bisogna distinguere: uno del New England sicuramente su Roma può insegnare tante più cose a un romano che viceversa. Lo stereotipo dell'”americano ignorante” non regge più da quando la scuola italiana s’è appiattita al livello base riducendo quasi al nulla l’educazione classica, musicale e artistica: materie caratterizzanti per chiunque, a sproposito, vuole ergersi a rappresentante di questo Paese nel mondo e spesso accusa gli altri popoli di non sapere arrampicandosi sulla propria ignoranza.

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    1. Ciao Mario, grazie del commento. Preciso che l’esempio dell’americano era solo strumentale alla scrittura dell’articolo. Non vogliamo prendere in giro nessun popolo della terra….ma per comunicare la critica al progetto di Portoghesi era piu facile usare lo stereotipo del turista ignaro… chiedo scusa se è stato frainteso un messaggio diverso dalla critica al progetto. Comunque sono spesso piu deluso dalla conoscenza di Roma da parte degli stessi romani, a volte anche dalla mia mancanza di conoscenza di nozioni storiche necessarie alla comprensione di cio che siamo….

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  4. Ce li vedo i turisti a riposare dopo il tour classico da maggio fino a settembre. Si porteranno anche le uova da friggere così risparmieranno i soldi del bar. Ci andranno di notte con le bire…

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  5. Uno spazio pubblico che finalmente adesso può essere vissuto da tutti, un luogo di incontro dove scambiare due chiacchere o dove fermarsi per risposare dopo il tour del centro (classico da turisti..). L’uso del travertino , a mio parere è la scelta più giusta.
    Perchè non si è provato ad installazioni di sedute particolari vedi Quartier Museum di Vienna?

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