Fotografare il paesaggio: incorniciare o documentare? – una critica al “bello a tutti i costi”

Pubblico un articolo scritto da me ed apparso un paio di settimane fa su definizioni fotografiche.

Da quando mi sono avvicinato alla fotografia ho sempre pensato che questa fosse un mezzo per comunicare artisticamente, ma anche un mezzo per documentare. Sono convinto che una immagine per “funzionare”, debba contenere considerazioni su molti aspetti come il destinatario, l’intento comunicativo, il contenuto concettuale, e di risposta credo sia necessario progettare a priori gli elementi della comunicazione: il soggetto, la composizione, lo stile, ma anche il mezzo fotografico con cui scattare e di conseguenza gli aspetti tecnici.
Alla base delle considerazioni vi è quindi la scelta del pubblico a cui è destinata una fotografia, perché senza di quello è inutile farla, a meno che non si pratichi la fotografia per contemplare se stessi, ma qui entriamo in un altro ragionamento che accenniamo ma che tratteremo in altri articoli: la fotografia è un mezzo per conoscere se stessi e far conoscere se stessi agli altri, perché nelle scelte che si producono per arrivare al risultato finale dell’immagine ci si mette a nudo o perlomeno si rivela ciò che siamo, cosa ci interessa, cosa ci colpisce e quindi ciò che siamo capaci di vedere in base alle nostre esperienze ed alla nostra cultura.
Questa premessa ci serve per introdurre l’argomento di ciò che chiamiamo “fotografia di paesaggio“. Innanzitutto la fotografia è uno dei mezzi più efficaci per comunicare le “percezioni” visuali personali che derivano dalla vista del paesaggio. Vi sono altri mezzi per comunicare queste percezioni, la scrittura per esempio, soprattutto nella forma poetica, che permette di comunicare non solo le “emozioni” legate alla vista, ma anche quelle legate ai profumi ed ai suoni che arrivano dal paesaggio, tra l’altro emozioni che sono di solito legate a ricordi meno vividi forse, ma più persistenti nella memoria e con il potere di trasportare anche a momenti magici di molti anni addietro.
La fotografia è il mezzo più idoneo quindi per comunicare ciò che guardiamo con gli occhi e, se come si dice, “una fotografia vale più di mille parole”, è perché è in connessione diretta con il senso della vista, il senso più sviluppato della vita, utilizzato dagli uomini per apprendere la bellezza del mondo rivelato dalla luce.
Come gli altri sensi però, anche la vista può essere considerata come “primitiva”, perché viene utilizzata enormemente dai nostri istinti per soddisfare i bisogni primari, quello del nutrirsi, ma anche e soprattutto quello riproduttivo. L’uomo, come forma di vita più evoluta del nostro pianeta, è l’unico che utilizza la vista a scopo riproduttivo, grazie ad un concetto sconosciuto agli animali, eccetto poche specie come il Pavone, quello dell’estetica. Gli animali per l’accoppiamento usano molto di più il suono, come il richiamo degli uccelli, oppure l’olfatto come per la maggior parte dei mammiferi. L’uomo per lo stesso scopo usa principalmente la vista, in secondo ordine il tatto, infine l’olfatto e l’udito.

Arriviamo al senso del titolo dell’articolo: la fotografia, sfruttando solo la vista, viene quasi esclusivamente considerato un mezzo di comunicazione estetica. Eppure, per secoli, l’uomo ha usufruito di altre arti, ben più complesse e raffinate della fotografia per comunicare la forma, il colore e le emozioni associate, come la pittura, la scultura ed anche l’architettura e tutte le forme artigianali di abbellimento della persona, la moda, l’oreficeria ecc. Eppure la fotografia si è andata in buona parte sostituendo alla sorella più grande, la pittura, con l’effetto di spingerla verso una comunicazione ancora più elaborata di contenuti e composizioni astratte od ibride. Perché? Sicuramente perché la fotografia, nonostante possa essere utilizzata in forma artistica, possiede una indole documentale piuttosto marcata. Permette di imprimere con precisione sul piano di rappresentazione (la pellicola o il sensore) percezioni tridimensionali di qualsiasi ampiezza, con qualsiasi condizione di luce, congelando qualsiasi attimo passato in una immagine, che diviene quindi un documento tramandato ai posteri, o come è di moda adesso, da condividere con chi vogliamo tramite i social networks.
Ed è con questo intento che è nata la fotografia, strumento con funzione documentale di eventi, oggetti, persone, attimi, per poi evolversi in uno strumento artistico di massa, grazie alle minori capacità tecniche richieste rispetto alla pittura ed alla scultura. Ora che il mezzo fotografico ed anche gli strumenti di elaborazione della fotografia si sono evoluti all’inverosimile, l’attrattiva estetica di questo mezzo porta ogni giorno alla produzione di milioni di immagini di paesaggio iper-reali, iper-caricati, iper-saturati, iper-innaturali!
Il punto critico di questo pensiero è basato sulla profonda convinzione che sia necessario comprendere prima cosa sia il paesaggio, poi avere la capacità di comprendere quale sia il mezzo artistico migliore per comunicare il messaggio personale legato alla percezione di paesaggio, ed infine avere cultura sufficiente per conoscere e poi scegliere la tecnica e lo stile adatto per l’ottimizzazione dell’efficacia comunicativa, conoscere il linguaggio adatto ad ogni circostanza quindi.

Probabilmente io non conosco l’italiano e forse non si è capito nulla di quello che intendo dire. Lo spiego meglio: sono terribilmente infastidito quando vedo che anche solo in Italia ci sono migliaia di fotografi che si definiscono fotografi di paesaggio o che pubblicano sui propri siti gallerie di foto sotto la denominazione “paesaggio”, al cui interno vi sono solo immagini di mondi fatati, tramonti ultra colorati, o luoghi ai confini del mondo.
Ma l’80% della popolazione mondiale vive o no in città? Ed allora perché non vi sono fotografie di paesaggi urbani, che anche con intenti documentali possono essere delle grandi espressioni estetiche?
O siamo in pochi a comprendere la visione di un paesaggio urbano, di un paesaggio periferico, di un paesaggio di transizione, di un paesaggio ibrido, di un paesaggio artificiale, di un paesaggio sociale, di un paesaggio pastorale, di un paesaggio residuale, di un paesaggio abbandonato, di un paesaggio deturpato, di un paesaggio inquinato, di un paesaggio con forte componente antropica, di un paesaggio di guerra, oppure il mondo è tutto perfetto come nell’Eden! E dal momento che il mondo tutto è, tranne che un paradiso, vuol dire che molti non conoscono nemmeno la definizione di paesaggio, di quando gli uomini hanno iniziato a percepire il paesaggio come qualcosa di estraneo alla città, e di come si è evoluta nel tempo. Prendiamo una delle ultime e più autorevoli definizioni di paesaggio, quella della Convenzione Europea del Paesaggio all’articolo 1, lettera a “Paesaggio” designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni“. In pratica questa definizione dice due cose fondamentali, che il paesaggio è percepito attraverso la cultura delle popolazioni, e che il paesaggio è il risultato dell’interazione tra uomo, natura e territorio su cui agiscono. Che ci suggerisce? Per approfondimenti vi invio ad un vecchio articolo su questo argomento.
Nella speranza di non aver offeso nessuno, dichiaro di sentirmi un mediocre fotografo, a volte troppo affrettato e superficiale, ma che ama il paesaggio in tutte le sue varianti naturali, artificiali e miste. Queste cose le ho scritte per me stesso, per comprendere le scelte che mi portano a produrre delle fotografie. Credo anche che il seme di questo articolo sia stato generato tanto tempo fa dall’esclusione di immagini che inviai a servizi di stock fotografici sul web, come iStockphoto, Micro stock, Fotolia ecc. Non comprendevo il motivo dell’esclusione di alcune fotografie che io reputavo molto “interessanti”. Poi ho capito che le foto non dovevano essere interessanti culturalmente per essere vendute, ma che dovevano possedere qualità estetiche finalizzate al mondo pubblicitario. Credo che queste enormi gallerie on-line abbiano avuto un effetto negativo trasformando ciò che viene percepito nel mondo in ciò che deve essere desiderato, allontanando la fotografia dall’essere un mezzo di comunicazione espressivo.
Prima o poi più persone si accorgeranno che il mondo desiderabile che vedono nelle pubblicità contribuisce alla distruzione del meraviglioso ed imprevedibile mondo su cui abitano.

Francesco Tonini

Annunci

5 pensieri riguardo “Fotografare il paesaggio: incorniciare o documentare? – una critica al “bello a tutti i costi”

  1. Boh… parzialmente concordo. Bisogna però distinguere. Documentare… no, la fotografia non documenta assolutamente niente e J.L. Borges in questo senso pur da cieco ci vedeva assai bene. Ogni parola spesa a titolare o spiegare una foto ci porta più lontano dalla sua essenza. L’inganno della fotografia: la pipa di Magritte lo spiega assai bene. Comunicare? Sì, a volte la fotografia può comunicare qualcosa.
    Per mio conto passeggio, fotografo, qualche volta lancio un sasso in fondo al pozzo.
    Se ti va di vedere vai…
    http://www.fotografiadiarchitetturaeambiente.it/contents/idr/idrt/uno.htm
    http://www.fotografiadiarchitetturaeambiente.it/contents/lat/latina.htm
    ciao!
    Giorgio

    Mi piace

  2. Quanto hai ragione… foto dei paesaggi “vivi”, non perfetti di solito trovi nei blog dei viaggiatori che sono curiosi e hanno la mente aperta. Pure io ho una nutrita collezione di foto sulla citta dove vivo (per ragioni di lavoro) che mi sono molto care in quanto portatori di informazioni sull’uso dello spazio pubblico, il caractere della gente, oltre che le varie bellezze naturali da postcard.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...