Roma “complessa” – perché gli strumenti urbanistici fanno fiasco nella capitale del mondo antico? – uno sguardo al Print di Pietralata

Negli ultimi 30 anni sono stati creati numerosi strumenti urbanistici, con l’obiettivo di rendere più efficace la disciplina urbanistica ed il suo strumento principale per il governo della città, il Piano Regolatore Generale (PRG).
Purtroppo molti di questi strumenti, sia interni che esterni al PRG, hanno fallito nel loro intento a causa di una impostazione che non teneva conto di una economia in accelerazione continua. Gli uomini, che producono le scelte economiche e di impresa, ma che poi subiscono passivamente anche lo stesso sistema economico che hanno generato, pensano sempre ad ottenere il massimo all’interno di qualsiasi sistema di regole. Se le regole sono scritte male verranno raggirate, se sono scritte bene ma non tengono conto del sistema che devono regolare, verranno lasciate da parte per “altre regole”. Quello che è successo agli strumenti urbanistici tradizionali è proprio di essere stati messi da parte per aver cercato di vincolare rigidamente una profonda risorsa economica, costituente un incontenibile richiamo per l’avidità umana, prima forza motrice dell’economia. In altre parole, non si può incolpare l’uomo per l’avarizia, uno dei sette peccati capitali che meglio forse caratterizza la specie umana, ma bisogna incolpare l’uomo che ha creato le regole che tentano di impedire l’avarizia senza volerla riconoscere. Il progresso avanza senza sosta, quindi vanno creati degli strumenti che riescano a prevedere il comportamento umano per portare un po’ di ordine nel caos della città. Chiunque possieda un terreno non edificabile in città, cercherebbe la soluzione per renderlo edificabile al fine di ottenere denaro. Il PRINT sembra lo strumento più adatto, attualmente, per rendere un terreno edificabile in cambio della cessione di una parte del terreno e di soldi per la riqualificazione del terreno ceduto, con l’obiettivo di organizzare la città cavalcando la sua evoluzione continua. Anche il PRINT ha un punto debole però: è un “programma complesso” nel vero senso della parola, che richiede anni di lavoro di tecnici che sanno quello che fanno con largo anticipo.

Che cosa è il PRINT
Il PRINT, o programma integrato, è un programma complesso definito dalla legge n. 179 del 1992 e previsto dal Piano Regolatore Generale, di cui può considerarsi parte. Al fine di riqualificare il tessuto urbanistico, edilizio ed ambientale, i Comuni promuovono la formazione di programmi integrati. Il programma integrato è caratterizzato dalla presenza di pluralità di funzioni, dalla integrazione di diverse tipologie di intervento, ivi comprese le opere di urbanizzazione (…) Soggetti pubblici e privati, singolarmente o riuniti in consorzio o associati fra di loro, possono presentare al comune programmi integrati relativi a zone in tutto o in parte edificate o da destinare anche a nuova edificazione al fine della loro riqualificazione urbana ed ambientale. (…) Il Programma integrato prevede, di norma, incentivi di tipo urbanistico volti a favorire l’integrazione degli interventi, la qualità urbana e ambientale, e il finanziamento privato di opere pubbliche.
Cosa buona del PRINT è che agisce in territori interni alla città “consolidata” o “da ristrutturare” e quindi non produce consumo di territorio. Cosa che ancora va valutata è la praticità di questo strumento. Un dato: sino ad oggi solo due Municipi di Roma hanno già avviato i programmi integrati e dei circa 170 PRINT individuati come possibili nel territorio comunale (in pratica quasi un nuovo Piano Regolatore….) solo uno, quello pioniere di Pietralata, è in fase di “programma definitivo” approvato.

IL PRINT DI PIETRALATA
Vogliamo intavolare delle considerazioni prima lasciarvi alle tavole del programma ed al video-estratto della presentazione del PRINT di Pietralata, avvenuta lo scorso 3 febbraio 2012 presso la Casa dell’Architettura di Roma, a cui hanno partecipato il presidente del Municipio V, Ivano Caradonna, il Presidente dell’Ordine degli Architetti, Amedeo Schiattarella, il direttore dell’INU Lazio Daniel Modigliani, il prof. Francesco Garofalo ed il direttore tecnico dell’ISVEUR Giulio Natalucci.
Personalmente considero il PRINT forse il più valido degli strumenti complessi adottati sino ad ora. Resterà da capire quale saranno gli “impedimenti” strutturali di questo strumento, voluti o creati da chi ha altri interessi e “visioni” per la Roma del futuro. Certo è che gli strumenti complessi, essendo difficili da mettere in pratica, hanno bisogno di professionisti in grado di “crearli” dal nulla e successivamente capaci di gestirli in modo appropriato, al fine di ottenere il bene pubblico a fronte di un necessario profitto privato. Riqualificare la città è la sfida del secolo XXI e staremo a vedere se l’architetto Pellegrini, assieme all’arch. Moretti ed ai loro collaboratori (Di Giorgio, Giammusso, Lazzarini, Martellino, Faier) riusciranno a governare le trasformazioni dell’interessante quartiere di Pietralata.
Pellegrini e lo studio M28 sono stati incaricati dal consorzio creato per l’occasione e formato dai proprietari dei terreni privati interessati dal PRINT, che rappresenta circa l’80% di tutte le proposte del PRINT, ed hanno agito in rappresentanza dell’ISVEUR, Istituto per lo Sviluppo Edilizio e Urbanistico costituito nel 1974 per iniziativa dell’ACER (Associazionedei Costruttori Edili di Roma) con lo scopo di incentivare l’attività edilizia ed urbanistica nell’area romana.
Per il momento possiamo dire che il progetto generale del programma ci piace. La validità del PRINT sta proprio nel fatto che il professionista a capo delle operazioni può iniziare sin da subito a definire un progetto coordinato ed “integrato con il territorio”. Ora bisognerà controllare che i soldi dovuti, come onere di compensazione per l’ottenimento delle concessioni edilizie private, siano utilizzati per ottenere il massimo beneficio sociale per la comunità di Pietralata. E’ quindi necessario procedere alla progettazione accurata degli spazi pubblici, che vanno messi in comunicazione efficace tra loro e con la Riserva Naturale dell’Aniene attraverso un posizionamento ottimale, e con il collegamento di percorsi pedonali e ciclabili, al fine di non vanificare tutti gli sforzi compiuti sino ad ora.
I comitati di quartiere sono chiamati ad informarsi, a vigilare e soprattutto a collaborare, perché il fallimento del PRINT porterebbe sicuramente alla dispersione di tutte le buone idee portate dal programma stesso, in favore di un aumento considerevole di azioni private non coordinate, che una volta approvate dal dipartimento IX del Comune di Roma (Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica), non darebbero più vita ad alcun nuovo spazio pubblico, ad alcuna nuova pista ciclabile, ad alcun equilibrio tra spazi pubblici e proprietà privata. Credo sia quindi il caso di dare fiducia ai professionisti che sono riusciti ad attivare il primo dei PRINT della storia di Roma.

Francesco Tonini


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7 pensieri riguardo “Roma “complessa” – perché gli strumenti urbanistici fanno fiasco nella capitale del mondo antico? – uno sguardo al Print di Pietralata

  1. Buongiorno,

    ritengo che il Print abbia una enorme importanza anche per preservare un aumento della micro-crimininalità a Pietralata.In particolare la presenza di senzatetto all’interno della Riserva Naturale Valle dell’Aniene e in aree limitrofe agli orti incolti crea un grande allarme sociale.Riqualificare queste zone porterebbe un giovamento anche a coloro che ci vivono e a coloro che devono tutelare la sicurezza urbana

    Andrea Gabrielli

    membro Comitato Colline e Valli di Pietralata

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  2. Come riqualificare, ristrutturare, riorganizzare una città? Qual è il modo migliore per progettare in maniera efficace senza far perdere l’identità ad un quartiere? Secondo me, presidente di un comitato di quartiere di Pietralata, l’unico modo è attraverso la partecipazione dei cittadini. Il percorso è sicuramente più difficile e complicato, ma è l’unico per evitare ricorsi e malumori.
    La filosofia che è dietro ai Programmi Integrati è degna di nota e potrebbe risultare vincente per Roma. In sintesi il Comune definisce le regole, i benefici e gli oneri attraverso il Piano di Assetto e offre ai privati la possibilità di collaborare per migliorare loro stessi e la città.
    Il PRINT è quindi uno strumento democratico, perché riguarda diversi potenziali soggetti, e diffuso perché non si concentra su una piccola porzione di territorio. Potrebbe essere IL sistema per evitare le porcherie che si sviluppano quando le connivenze s’intrecciano con il malaffare.
    Però è anche il suo problema principale, perché se non c’è un coordinamento non ha futuro.
    Non è un caso che l’unico PRINT che sta giungendo a conclusione sia quello di Pietralata dove il Consorzio si è preso l’onere di riunire in un unico progetto più soggetti.
    A mio giudizio il progetto del Consorzio ha degli spunti che chi ha una visione generale del territorio non può non cogliere. Non entro nel merito della qualità architettonica dei nuovi edifici, non mi compete, ma dell’idea di città che si coglie in alcune sue parti.
    Per esempio l’apertura del muro dove corre l’acquedotto romano all’altezza del Parco Lanciani e il ponte ciclopedonale sull’Aniene potrebbero mettere in comunicazione due mondi ora separati da strade e fiume: il quartiere nomentano e quello tiburtino-pietralata.
    Il tema del verde e della mobilità sostenibile, da sempre caro ai cittadini di Pietralata, è quello che dovrebbe essere migliorato per renderlo maggiormente sensibile agli occhi dell’amministrazione e ricevere così i benefici derivanti dagli oneri concessori.
    La strada da percorrere è sempre la stessa: la partecipazione. I comitati e i cittadini, se coinvolti, faranno la loro parte.

    Fabrizio Martocchia
    Presidente Comitato Colline e Valli di Pietralata

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    1. I programmi complessi e i programmi integrati in particolare sono uno dei fondamenti dell’urbanistica partecipata.
      Partecipata con chi e come? Partecipata con le rappresentanze sociali dei cittadini residenti, in primo luogo, e a seguire con il sistema degli enti preposti allo sviluppo e al governo del territorio; e partecipata attraverso un articolato sistema di verifiche e sondaggi programmatici che figurano scenari possibili e sostenibili di trasformazione di quel particolare contesto urbano.
      E’ con grande piacere che intervengo in questo blog, perchè l’esperienza che abbiamo dimostrato con il piano di Pietralata non rimanga uno dei tanti fatti di settore per professionisti elitari, ma concorra a riportare le coscienze verso il bene primario delle città : lo spazio pubblico.
      Già all’inizio dell’ultimo decennio dell’ottocento, Camillo Sitte suggeriva l’idea di spazio urbano come negativo dell’architettura della città, come spazio contenuto tra gli edifici e le cose che compongono il contesto, che può
      pensato e progettato proprio come se si trattasse di “un monumento urbano”.
      La qualità delle città è data dalla qualità formale dei propri spazi pubblici, il raporto la misura e la capacità che gli stessi hanno di rigenerarsi (riqualificarsi) ogni volta rispetto a ritrovate esigenze sociali.
      Ecco dunque, questa parte di città del Print di Pietralata ha esaurito il suo compito funzionale (dal 50 ad oggi) e dimostra socialmente e strutturalmente un bisogno di una nuova struttura di spazi e funzioni che ne rinnovi l’assetto urbanistico.
      E’ prezioso e raro il concorso privato che questo intervento dimostra, per favorirne altri, la sola città città di Roma ne prevede circa 190.
      Con le dovute attenzioni, i cittadini, le istituzioni locali e non ultimi i progettisti (architetti, urbanisti e paesaggisti) , hanno il dovere di lavorare con intensità intellettuale e senza schieramenti idealistici su tutte le occasioni di rigenerazione della città.
      La città è fatta di persone, di cose (spazi e funzioni) e di case, queste ultime ne sono solo l’ultima conseguenza e decisamente la meno importante, cambieranno e cambieranno ancora nelle forme e nelle mode.
      La città è viva se trasformabile, è utile se utilizzabile, è funzionale se diviene semplice nei suoi meccanismi di gestione.

      Vorrei però soffermarmi su di un punto, quanto più alto è il livello di interesse e complessità del tema quanto più importante è in bisogno di professionalità specifiche: tecnici e cittadinanza.
      La partecipazione quindi non può essere intesa come fatto operativo (tecnico), non deve sostituirsi agli uffici comunali, ma come condivisione la consapevolezza che essere portatore di fabbisogni sociali e politici è duro e complesso quanto l’aggettivo che accompagna questi piani urbanistici.

      Maurizio MORETTI
      architetto / progettista e coordinatore del consorzio Print Pietralata

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  3. Non so che dire. Il quartiere lo conosco abbastanza bene perchè è vicino al mio, perchè frequento uno studio di registrazione che c’è là e che ora sarà evacuato e distrutto per farci su una palazzina. Peccato era bellissimo! Sono stata a delle feste in fabbriche in disuso e anche in pizzeria. Questo quartiere disordinato, abusivo, pieno di capannoni, di casine sfatte con il giardino, con i prati e i campi che entravano ovunque, ha avuto sempre una connotazione molto vitale. Non aveva ne capo ne coda, ma lo sentivo vivo. Questa sistemazione, ma io sbaglio sempre oppure vedo le cose da un altro punto di vista, l’ha banalizzato, reso un quartierone di periferia. Igienizzato. Penso a come l’avrebbero reso i francesi. Noi che dovremmo essere maestri a conservare le stratificazioni della storia…

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    1. Ciao Lucilla,
      il secolo XXI sarà quello dell’igienizzazione paesaggistica. Un bene? un male? Non lo so. In nome dell’igiene e della salute pubblica nel secolo XIX ed in parte del XX si è ordinata la città, con le fognature ed i quartieri a maglia quadrata. Poi a Roma è venuta l’epoca delle speculazioni edilizie legate alla “emergenza casa” che ci ha consegnato una città nuovamente disordinata a causa delle sue enormi dimensioni. Ora si cerca di “riqualificare” di “ristrutturare” di “recuperare” una capitale cresciuta in modo incontrollato, sia in modo pianificato che ha prodotto orribili e monotoni quartieri, sia in modo spontaneo che ha prodotto altrettanti orribili quartieri, un po’ meno monotoni, ma di certo non belli o funzionali o adeguati dal punto di vista dei servizi e della socialità. Quello che so è che il progresso della città va governato per equilibrare gli scompensi portati dall’attività economica di un settore edilizio che guarda giustamente ad interessi privati, interessi che se ne sbattono di offrire parchi giochi pubblici, passeggiate pubbliche, spazi pubblici. E’ ovvio che la progettazione porta, anche quando fatta da persone intelligenti, a risultati “igienizzanti” e meno vari soprattutto su larghe scale, ma senza una programmazione adeguata la città diverrebbe solo un enorme quartiere dormitorio senza spazi sociali e ricco solo di servizi a pagamento, perciò non pubblici.
      Fatti una bella passeggiata sul “non” marciapiede di via di Pietralata con puzzose auto che ti sfrecciano accanto……poi ne riparliamo se è il caso di mettere mano al quartiere. Chiudo ricordando anche questo: senza programmi come il Print che obbligano i proprietari delle terre a pagare gli oneri compensatori prima di ottenere le concessioni edilizie, ci scorderemmo tutti anche la minima offerta di spazi pubblici di questa invivibile città.

      Francesco

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