Martin Knuijt, “Urban Transformations” – Estratto della Conferenza del 09-12-2011 – Open, Roma Tre

Come al solito l’ospite invitato a parlare presso il Master Open di Roma Tre è uno di quei paesaggisti da esclamare “è un grande!”. La caratteristica che lega le persone invitate dal prof. Francesco Ghio e presentate puntualmente da Annalisa Metta, è di fatto molto importante: sono dei veri professionisti, che lavorano con il paesaggio da decenni, che hanno uno studio avviato e di successo e che fanno lezioni o “letture” della loro attività molto, molto, molto interessanti, perché ci raccontano il “mestiere” dal loro punto di vista. Qualcosa che non si vede nelle università italiane, popolate troppo spesso da stanchi settantenni che non hanno mai visto un cantiere in vita loro.
Martin Knuijt, che è stato invitato grazie all’attività culturale della Reale Ambasciata d’Olanda di Roma, è fondatore dello studio OKRA, e non è stato da meno dei suoi predecessori. Knuijt Ha parlato chiaro su quello che pensa dei paesaggi urbani, della loro evoluzione e di come agisce il suo studio per indirizzare i cambiamenti globali che aggrediscono le città.
Parliamo spesso male della condizione delle città italiane, e soprattutto dell’invivibile Roma, elogiando al contempo le ordinate e pulite capitali del nord Europa. Non è proprio così, anche nei Paesi Bassi, nella Rotterdam citata da Knuijt, ci sono molti cambiamenti in atto che vanno indirizzati verso un utilizzo appropriato degli spazi pubblici. Quasi tutti gli agglomerati urbani del mondo, tranne rare eccezioni, sono dominati dalle automobili che sottraggono gran parte della superficie di spazio utile ai pedoni. Per tutto il ‘900 ci si è chiesti come sarebbe dovuta essere la città ideale ed i celebri architetti come Le Corbusier hanno cercato di dare la loro risposta: edificati intensivi immersi nel verde, con viabilità separata dai percorsi pedonali….Successivamente l’evoluzione della società è stata altrimenti diretta da un solo fine: far quadrare i conti. Le città ideali si sono trasformate sempre di più in città “ottimizzate”, con cubature edilizie sempre esasperate e con la sottrazione continua di spazio pubblico pedonale. Ed anche questo ultimo è andato evolvendo verso un utilizzo passivo, anzichè attivo, da spazi generici dove era possibile farne l’uso che si voleva, a spazi mono-funzionali dove si riceve passivamente un servizio. Questi spazi mono-uso che non sono più “reali” spazi pubblici, perché escludono le persone che non seguono le consuetudini della società capitalistica, progettati e caratterizzati esteticamente al fine di agevolarne l’utilizzo per cui sono nati, sempre legato alla vendita di prodotti e servizi (cinema, centro commerciale, ecc.), non sono ricchi di diversità spaziale e visiva come gli spazi della città tradizionale, quella dove palazzina, alimentari, piazza, giardino e negozi commerciali si integrano in uno spontaneo disegno che crea una infinità di spazi peculiari e meravigliosi (ne parliamo in questo articolo).
Martin Knuijt suggerisce una soluzione semplice e banale, ma l’unica possibile per fare in modo che gli uomini tornino ad essere padroni degli spazi comuni della città: modificare i tracciati viari escludendo le automobili da settori ampi. Questa azione non porta solo ad una riappropriazione fisica dei luoghi, ma permette di riscoprire il paesaggio a velocità umana. La consapevolezza di ciò che siamo è possibile solo se ci si guarda intorno. Quando siamo proiettati a velocità folli, in piccoli abitacoli, percorriamo solo un tunnel infinito che esclude tutto il bello da cui siamo circondati.
Il video della conferenza.

Francesco Tonini

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