Don Chisciotte e le pale eoliche – le “dimensioni” dell’energia nella pianificazione del territorio – estratto della conferenza presso Sapienza Università di Roma

Dalla crisi degli idrocarburi del 1973 si parla sempre di energia. Più che naturale, visto che l’energia è alla fonte della vita, è il principale attore dei processi economici mondiali, e può assumere le più diverse forme intorno a noi, dal vento al piatto di pasta sulla nostra tavola, e non dimentichiamo che tutta l’energia disponibile sul nostro pianeta, anche quella fossile, deriva direttamente od indirettamente dal sole. Sempre più chiacchiere, indiscrezioni e stupidaggini esaminano gli argomenti energetici attuali, le riserve di petrolio in esaurimento, il gas russo sempre più caro, il fatto che l’Italia non abbia centrali nucleari, lo scarso utilizzo delle energie rinnovabili, le ecomafie che hanno trovato nelle energie “verdi” una nuova fonte di speculazione. Molto si discute anche degli effetti che lo sfruttamento delle energie fossili ha sull’ambiente e sulla vita. Poco o quasi mai si parla dell’impatto che le strutture e le infrastrutture dedicate alla produzione, raccolta, distribuzione e trasporto dell’ energia, hanno sul paesaggio.
Quello che vi presentiamo oggi è il video del primo studio, di cui abbiamo conoscenza, in relazione diretta con il paesaggio e riferito all’impatto visivo, sociale e culturale che le strutture dedicate alla filiera energetica, provenienti da fonti sostenibili specialmente, hanno sul paesaggio. Lo studio, elaborato dalla dottoranda Emanuela Biscotto (sul video dal minuto 30:00), non è ancora completo ed è accompagnato da altri studi in divenire del Dottorato di Ricerca in Pianificazione Territoriale ed Urbana della Sapienza Università di Roma, che sono stati raccolti durante una tavola rotonda svoltasi nelle aule della Facoltà di Architettura della Sapienza lo scorso 23 gennaio 2012, presentata dal coordinatore Giovanna Bianchi e introdotta da Paolo De Pascali.
Le analisi della Biscotto cercano di capire le complicanze oggettive che le grandi infrastrutture energetiche hanno sulla percezione del paesaggio. In particolare lo studio cerca di comprendere anche la correlazione tra le diverse tipologie di produzione da fonti rinnovabili e la reazione delle popolazioni locali all’inserimento di queste. La ricerca porta ad interrogativi molto interessanti, come questo: perché culturalmente il ricorso alle energie rinnovabili è largamente condiviso dalla popolazione, se poi le si rifiuta a livello percettivo? Io credo sia il risultato di 30 anni di bombardamento mediatico sui danni ambientali provocati dal progresso, e di pari passo dal consumo non controllato di energia, e nessuna sensibilizzazione ai danni che il progresso e le infrastrutture dedicate all’energia provocano al paesaggio. I cittadini si svegliano solo quando il “danno” visivo avviene sulla loro terra, basta che avvenga un po’ più in la e…..non sono affari loro! La colpa di questa mancanza è soprattutto della politica, come dice Emanuela Biscotto, che non ha ancora raccolto l’invito della Comunità Europea a fare ordine nelle leggi che possano coordinare le politiche energetiche: le linee guida nazionali per la realizzazione degli impianti da energie rinnovabili sono arrivate dopo ben 7 anni dal Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n.387 che le prevedeva. Con la mancanza delle indicazioni che lo stato avrebbe dovuto dare immediatamente alle regioni, la regolamentazione degli impianti e delle infrastrutture per le energie rinnovabili sul territorio sono state demandate a leggi regionali lacunose che hanno provocato anomalie di tutti i tipi specialmente nelle regioni del sud, dove si permette di fare quasi di tutto. In pratica mancano le indicazioni che dicano in che aree inserire questi impianti, in che quantità, con quali criteri ecc.
Gli altri dottorandi Michele Reginaldi, Daniela De Loris e Gilda Di Pasqua, stanno svolgendo rispettivamente ricerche su “energia e governance nella smart city”, “il piano urbanno a valenza energetico-ambientale”, “gli eco quartieri e l’energia per parti”, studi interessantissimi, ma legati ad aspetti tecnici piuttosto che estetici.
Ci dispiace comunque di non aver potuto registrare tutta la tavola rotonda……, ma chiederemo ai dottorandi il permesso di pubblicare i risultati delle ricerche, una volta terminate. Intanto in fondo potete vedere l’estratto video dei primi 90 minuti della conferenza.

Personalmente nel 2006 iniziai un progetto fotografico dal titolo “progresso del paesaggio o paesaggio del progresso?”, progetto che non ho mai terminato e che mi ha portato ad avere qualche dozzina di scatti fotografici che prendevano di mira proprio gli enormi effetti visivi che le infrastrutture legate alla distribuzione di energia, ma più in generale al controllo delle energie, come nel caso della regimazione dei fiumi attraverso le dighe, hanno sul paesaggio (potete vedere alcune immagini della ricerca nella galleria più sotto). Fateci caso, oramai passano inosservati ai nostri occhi assuefatti, ma di tralicci dell’alta tensione ne potete scorgere ovunque, anche sulle montagne più impervie…..e questi sono stati affiancati da altri giganti, più visibili però, le gigantesche pale eoliche. L’ultima estate in Abruzzo sono poi stato letteralmente colpito agli occhi guardando giù verso le colline dall’alto dei Pizzi: centinaia di piccoli centrali a pannelli solari, disseminate senza regole nel territorio mi restituivano piccoli abbagli e comunicavano questa frase in codice morse: attento a quello che guardi, puoi rimanere accecato. Mi sentii sollevato per un attimo, poi scendendo giù per una diversa strada, l’orrore mi ha investito. Proprio di fronte alla fonte della Noce e ad un bosco di faggi vergine, a più di mille metri, accanto ad un piccolo e peculiare casale che vendeva formaggi locali, centinaia di pannelli hanno offuscato tutta la mia sicurezza! Chi ha permesso di mettere i pannelli li? Chi vi ha speculato? Come gli è venuto in mente di metterli li!
Cito il testo preso in prestito dal sito http://www.ecnabruzzo.countryeurope.net
“L’attrattiva ambientale di maggior interesse è senza dubbio “La Fonte della Noce”: un vasto prato a 1020 metri di quota, valorizzato dalla presenza di acque sorgive di notevole pregio, mentre i boschi che circondano questo luogo naturale raggiungonole impervie cime dei Monti Pizzi, ricchi di una lussureggiante vegetazione spontanea. Qui si possono trovare: un’area di sosta attrezzata per pic-nic ed un percorso-vita da cui è possibile entrare nei boschi seguendo i numerosi sentieri presenti.”…….ed ora è possibile trovare anche una monotona ed accecante distesa di pannelli, evviva!. Nella galleria trovate le carte con il punto esatto in cui si trova la fonte della Noce.
Mi chiedo se in questi tempi di illusione tecnologica una persona che va contro “corrente”, contro una applicazione irresponsabile dell’oro del secolo XXI, le energie alternative, sia visto come il Don Chisciotte che tenta di combattere giganti meccanici senza anima. Abbiamo già fatto entrare in casa i demoni della tecnologia al servizio dell’economia e camuffati da dispensatori di vita (energia), sarà dura cacciarli fuori ora.

Francesco Tonini



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5 pensieri riguardo “Don Chisciotte e le pale eoliche – le “dimensioni” dell’energia nella pianificazione del territorio – estratto della conferenza presso Sapienza Università di Roma

  1. Il tema dell’eoli co non può limitarsi ad un problema estetico, ma dovrebbe essere considerato come un esempio di progetto di “etica del paesaggio”… nel 2009 ho discusso la tesi di dottorato sul progetto di paesaggio degli impinati eolici, spero di poterne diffondere i risultati con la sua pubblicazione.
    (PhD Progettazione Paesistica_UNIFI)

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    1. Vicino a Cagliari, in un posto a loro giudizio degradato, dovevano metterne otto, poi ne hanno messe 30 e pare siano tutte abusive. Così mi hanno detto. Pale eoliche abusive! Da non crederci.

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