Liguria, di Sara Caprini – Cinque Terre #3: SENTIERI E SENTIMENTI

Lucchetti, fazzoletti, preservativi, sacchetti di plastica, cordini, ganci, immagini e chi più ne ha più ne attacchi alle reti e ai cancelli di Via dell’Amore, effige delle Cinque Terre, pioniera della cultura dei fidanzati, molto prima dei lucchetti romani di Moccia.
Scritte, disegni, dipinti, persino le foglie delle agavi portano incise sigle amorose provenienti da tutto il mondo: questa è la globalizzazione della cultura del sentimentalismo. In circa un chilometro di sentiero largo in media 1 metro si concentra il passaggio di migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo, da tutte le culture.
Sui loro visi la solita espressione: il rapimento nel contemplare il trasparente blu profondo del mare.
Le Cinque Terre nell’estate 2011 hanno avuto un maggiore afflusso di turisti, il 25 % in più rispetto agli altri anni, in controtendenza rispetto al resto della Liguria.
Da tutto il mondo, e quando dico tutto il mondo intendo proprio TUTTO il mondo, giungono qui per visitare questa località balneare…balneare?? Per niente! Le Cinque Terre sono più simili a una località montana che balneare! I sentieri impervi, le scalinate infinite, la roccia nuda: per percorrere tutto questo bisogna essere in gran forma o se non altro evitare di girare in infradito.
Va bene, la sera a Monterosso le infradito sono concesse, forse addirittura il tacco…di certo non a Vernazza, dove a ogni pietra della pavimentazione di rischia di sembrare più funamboli che turisti, per non parlare della salita estrema per arrivare dal parcheggio a Riomaggiore.
Diciamo che nel periodo estivo l’abitante delle Cinque Terre ha la possibilità di sorridere divertito di fronte alla confusione della gente che arriva da fuori per visitare il sito UNESCO e che non capisce bene se deve indossare lo scarponcino o l’infradito.
Arrivano ben preparati i gruppi di escursionisti con bacchette telescopiche, calzettone e scarponi da montagna: estremi all’apparenza, ma in realtà ben consci che le 2 ore che servono per percorrere il sentiero da Monterosso a Vernazza, non sono fatte solo di tratti pianeggianti di costa, ma anche di scalinate, tratti su roccia e discese su percorsi sabbiosi.
La maggior parte dei turisti si riversa proprio sul sentiero n.2 che va da Monterosso a Riomaggiore; sentiero di costa, che per la maggior parte taglia i costoni rocciosi passando a picco sul mare.
Tuttavia i sentieri si dividono soprattutto tra quelli verticali e quelli di crinale: la strada dei santuari, per esempio, offre un percorso alto, con stupende viste sul mare e graziose visite ai santuari delle 5 Terre.
Dopo l’impervia gradinata che dalla strada Litoranea nei pressi di Riomaggiore, sale al Santuario della Madonna di Montenero, la vista si apre su una terrazza da cui è visibile solo il mare.
E tutto questo ha bisogno di una minuziosa manutenzione: il taglio delle piante, il ripristino dei muretti, la pulizia dei sentieri, alla modica cifra della carta di accesso al parco.
Gestire un parco dinamico come questo non è affatto facile, soprattutto ora che il piano del parco è decaduto e si è tornati al D.P.R. del 06 ottobre del 1999, d’istituzione dell’area protetta. La gente che vive le 5 terre vorrebbe aiuti, finanziamenti e il Parco, quando può, elargisce. Ma la vera battaglia continua ad essere lo scontro tra una realtà costruita secoli fa, dove tutto è fatica e una contemporaneità sociale in cui la comodità la fa da padrona.
Giustamente agli occhi di un turista non compare la complessa realtà che sta dietro a questo territorio, per non parlare delle difficoltà burocratiche anche solo nella manutenzione di un sentiero, comunale territorialmente parlando, ma in realtà di tutti. Lo stesso Parco è un Ente istituzionale sovraordinato ma non territoriale: tutela un territorio che appartiene ai Comuni. Gli stessi Comuni che ora, colpiti dal fuoco e dall’acqua, non sanno più come curare le immense ferite subite.
Ma la gente di questi posti è tenace e resiste.
Speriamo che lo stesso facciano le amministrazioni comunali: Vernazza, che si ritrova evacuata dei suoi abitanti, Monterosso, divisa a metà, e Riomaggiore, che porta ancora troppo evidenti i segni dell’incendio dello scorso agosto.

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