Villa Strohl Fern, di Mauro Masullo – la Bauhaus italiana

La Villa Strohl Fern è ubicata in Roma e confina con la linea terminale della Villa Borghese dal Propileo di sinistra fino alla scalinata su Valle Giulia e si sviluppa da un lato lungo tutta la Valle Giulia fino alla Villa Poniatowskji e dall’altro lungo tutta la Via Flaminia fino ancora alla Villa Poniatowskji a partire dalla punta di Via di Villa Ruffo 31.
Questa villa, estesa per 8 ettari, fu acquistata nel 1879 da Alfred Wilhelm Strohl, cittadino francese di lingua tedesca perché alsaziano; egli stesso successivamente aggiunse al suo cognome l’aggettivo fern (lontano) forse perché lontano dal suo luogo natio.
Alfred Wilhelm Strohl Fern artista, letterato, musicista, pittore, scultore e poeta, morì nella sua Villa nel 1927 ed è tuttora sepolto presso il cimitero acattolico vicino la Piramide di Caio Cestio a Roma.
La Villa fu disegnata dallo stesso Strohl Fern e al suo interno egli fece costruire studi-laboratori per la pittura e la scultura per poter ospitare artisti di tutta Europa, dando così inizio ad una comune identità culturale europea.
Il Parco di Villa Strohl Fern risulta essere composta essenzialmente da due aree, paesaggisticamente omogenee.
La prima, divisa principalmente in grandi spazi geometrici e quadrangolari, è quella che ingloba il Casino principale, residenza di Strohl Fern, e gli studi degli artisti, gli chalet, dotati anch’essi di piccoli giardini autonomi. Questa prima sottounità paesaggistica era caratterizzata da una serie di cancelli, che permettevano a Strohl Fern di viverlo in modo autonomo dagli artisti, che potevano accedervi in sua assenza. Gli spazi quadrangolari, di cui era composto il “giardino formale”, avevano delle precise identità, tuttora percepibili, quali il boschetto di bambù, il tunnel delle rose, le ampie aiuole recintate con siepi e separati da sentieri che si intersecano in modo ortogonale. Ad esaltare il dominio sul paesaggio urbano Strohl Fern inserisce un ampio belvedere in prossimità degli studi degli scultori (caratterizzati da una maggiore altezza rispetto a quelli dei pittori) e con vista sulla via Flaminia e la città. Questo primo paesaggio aveva altresì una forte connotazione romantica, esaltata da Strohl Fern con l’inserimento di elementi neogotici con finte stalattiti e vasche con pesci, finte grotte, ponticelli coperti e reperti archeologici disseminati lungo i viali ed inseriti nei prati delle grandi aiuole geometriche.
La seconda area, fortemente naturale, è invece quella che si estende in direzione di Via di Villa Giulia, Villa Poniatowski ed il Museo Etrusco; qui il paesaggio naturale diventa l’elemento dominante e viene arricchito con un laghetto artificiale, diviso in due da un ponte, e con una barca di cemento sulla riva, a cui Strohl Fern diede il nome di Paris. Anche quest’area del Parco viene dotata di un Belvedere a cui si accede attraversando la ricca vegetazione, che ne caratterizza fortemente l’identità naturale. Attualmente l’ingresso a quest’area è interdetto e alla stessa si accede tramite un cancello.
La ricchezza del patrimonio botanico è composta dall’iniziale inserimento di elementi non autoctoni, dalla vegetazione spontanea preesistente alla realizzazione della Villa e del Parco e della vegetazione che si è insediata successivamente e favorita dalla rinnovazione naturale. Sono infatti presenti pini domestici, cedri, varie specie quercine sempreverdi e caducifoglie, olmi, aceri, frassini, cercis, bagolari, washingtonie, allori, robinie, bambù, viburni, chamaerops, acanti, felci, orchidee, rose e molte altre specie arbustive ed erbacee.
C’è da segnalare infine anche la presenza di cunicoli, che si dipartono da grotte esistenti lungo il muraglione di cinta a confine con Villa Borghese, di un ninfeo di otto vani e di muri in opus reticulatum.
La principale funzione del Parco della Villa era quella di fornire a Strohl Fern ed ai suoi ospiti validi motivi per l’ispirazione artistica e di serenità per lo spirito.
Nella Villa Strohl Fern trovarono ospitalità i pittori russi Michail Alexandrovich Wrubel e Ilija Riepin, lo spagnolo Enrique Serra, Edoardo Gioia, il pittore della Scuola di Burano Umberto Moggioli, Renato Brozzi (orafo di D’Annunzio), Giuseppe Lallich, lo scultore Arturo Martini, lo scultore austriaco Brand, Amedeo Bocchi, Nino Bertoletti, Cipriano Efisio Oppo, Nicola D’Antino, Carlo Socrate, Ercole Drei, Attilio Selva, il pittore Giorgio de Chirico, Attilio Torresini, Francesco Di Cocco, Luigi Surdi, Anzilotto Modotto, Wanda e Alfredo Biagini, la scultrice russa Lidia Trenin Franchetti, Francesco Coccia, Marcello Avenali, Carlo Levi, Bruno Barilli con le tre ballerine sorelle Braun, Anton Giulio Bragaglia, Francesco Trombadori, Francesco Nagni, Gisberto Ceracchini, la giornalista tedesca Marianna Bezzi solo per citare alcuni nomi degli artisti presenti.
Tra quelli che più frequentemente visitarono la Villa si possono citare l’uomo politico meridionalista Francesco Saverio Nitti, lo storico dell’arte Roberto Longhi; un ospite d’eccezione nella Villa fu Rainer Maria Rilke, che a lungo dimorò nella dimora presente nell’area naturale del Parco e chiamata Studio al Ponte, perchè edificata su un costone e poggiata su un grande arco sotto il quale c’è il sentiero che conduce all’ingresso di Via di Villa Giulia.
Nel 1927 Strohl Fern lasciò in eredità allo Stato francese la Villa a patto che venisse utilizzata “per opere francesi di pubblica utilità, a condizione che siano conservate le mie opere di pittura e scultura, che siano pubblicati i miei manoscritti di prosa e poesia, che sia conservato l’aspetto paesaggistico della villa e siano rispettate le antiche alberature”; dal 1957 ospita il Liceo Chateaubriand.
Petizioni per la tutela e la conservazione del patrimonio paesaggistico e culturale della Villa sono state firmate nel tempo da Alberto Moravia, Federico Fellini, Francesco Rosi, Pietro Davack e Renato Guttuso solo per citarni alcuni.
Già lo stesso Leonardo Sciascia tempo fa, invitato ad un incontro romano promosso da Madame Giscard d’Estaing per erigere a Roma un monumento a Stendhal, propose di dedicare a Stendhal un centro internazionale di studi ed un museo all’interno di Villa Strohl Fern.
Oltre all’immenso valore culturale e paesaggistico che la Villa Strohl Fern ricopre, l’importanza della Villa risiede nel sua funzione di Centro di Promozione Artistica; tale peculiarità l’avvicina simbolicamente alla Bauhaus fondata molti anni dopo a Weimar in Germania da Walter Gropius e Mendelson nel 1919.
Quest’aspetto evidenzia la volontà da parte di Strohl Fern di creare una comune idendità culturale di respiro europeo ed internazionale, anticipando di circa un ventennio la nascita della Bauhaus; in questi ultimi anni l’Unione Europea sta invitando i Paesi membri ad individuare al proprio interno tutte quelle istituzioni e realtà culturali e scientifiche, che esprimono appunto l’identità culturale europea e a queste l’Unione fornisce fondi e finanziamenti diretti al loro recupero ed alla loro valorizzazione.
Il caso di Villa Strohl Fern, pertanto, ricopre un ruolo vitale in questa ricerca; la sua importanza, infatti, va oltre i confini e le proprietà territoriali francesi ed italiane, assumendo un punto di riferimento internazionale.
Negli ultimi anni si è utilizzata la cubatura degli chalet ed attraverso il loro abbattimento si sono costruite nuove aule per la scuola, incidendo in modo significativo sulla conservazione attiva di questo sito.
Nonostante la Convenzione firmata il 15 marzo del 2005 tra Ambasciata di Francia, Comune di Roma e Ministero per i Beni e le Attività Culturali dello Stato Italiano, vecchie normative, vecchi vincoli, precise indicazioni e divieti dei piani regolatori, fino agli attuali Codice Urbani e Convenzione Europea del Paesaggio non è stato ancora possibile attuare un serio e corretto piano di recupero e valorizzazione della Villa al fine di ridare ad essa quella funzione prestigiosa per cui era nata e di cui né lo Stato francese né quello italiano sembrano aver compreso l’altissimo valore culturale, storico, artistico, paesaggistico e sociale che riveste.

Mauro Masullo

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4 pensieri riguardo “Villa Strohl Fern, di Mauro Masullo – la Bauhaus italiana

  1. Gentile Lucilla, immaginiamo un grande paesaggista che fa un bellissimo progetto di interiorscaping (dio, che brutta parola…), ma con una scelta degna del miglior buontempone propone di realizzarlo all’interno della chiesa di San Pietro, va da se che il giudizio con tutta evidenza non è più lo stesso. Un campo da tennis è molto utile, ma non per questo è giusto realizzarlo sempre, in ogni luogo e ad ogni costo. La ringrazio per avermi dato modo di specificare un concetto che a me pareva scontato. Evidentemente sbagliavo: mai dare nulla per scontato. Si rischia di essere fraintesi…………

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  2. Certo… la scuola francese è molto funzionale e mooolto frequentata, moolto “bene”. Hanno anche il campo da tennis al posto di quello che era un roseto. Chi fa l’equazione: funzione uguale a bellezza?

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  3. Se gli italiani avessero trattato così un giardino francese a Parigi, sarebbe scoppiato un incidente diplomatico. E’ una storia molto lunga… mi ricordo che 25 anni fa se ne occupava Duccio Trombadori a capo di un comitato, ma non riuscì a cavarne un ragno dal buco. Indifferenza

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    1. Cara Lucilla, ho volutamente iniziato il mio articolo prendendo spunto da quanto scritto da Duccio ed arricchito con quanto scaturito dall’indefessa azione di sensibilizzazione da parte di Donatella alla quale vanno la mia stima, la mia riconoscenza e la mia solidarietà.
      Da anni seguo questa vicenda, che pare inverosimilmente paradossale, e spero che prima o poi si possa davvero riconoscere al sito la dignità che merita.

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