PIAZZA SANTA MARIA CONSOLATRICE: L’OMBELICO DI CASAL BERTONE nel V MUNICIPIO

Progettista: Arch. Ettore Pellegrini

Luogo: Casal Bertone, Roma – Municipio V

Committente: Comune di Roma

Superficie: 2500mq circa

Anno: 1997-1998

Fotografie: Francesco Tonini

Cosa ne pensiamo: progetto equilibrato semplice e funzionale.

Quello della trasformazione di Piazza di S. Maria Consolatrice è un progetto che si inserisce in un quartiere urbanisticamente “difficile”, terra di mezzo tra grandi infrastrutture come gli assi di collegamento stradali, autostradali e ferroviari che l’attraversano senza di fatto servire questa porzione di territorio della Capitale (V Municipio). Il quartiere è sostanzialmente una enclave, stretto come in una morsa da strade e binari che lo circondano, cosa che ha permesso il mantenimento delle caratteristiche primigenie di borgata di case di ferrovieri che erano a servizio delle vicine stazioni e scali commerciali. Una borgata non più periferia ma neanche centro, con la città che nel frattempo gli è cresciuta intorno.
In questo scenario si intervenne, negli anni ’90, con il programma Centopiazze, con la finalità di recuperare uno spazio urbano che fino a quel momento era sostanzialmente un grande incrocio, che vedeva scorrere la vita del quartiere senza pausa, se non quella scandita dalle luci semaforiche; il luogo aveva in se la vocazione di centralità di quartiere, con alcuni servizi di riferimento per la comunità come la chiesa, l’edicola ed alcuni esercizi commerciali, ma non poteva essere assunto a tale ruolo dalla mancanza di alcuni requisiti fondamentali che un luogo del genere deve possedere, come una identità riconoscibile, una strutturazione formale e una serie di servizi per i residenti. Su questo tema deve aver ragionato il progettista, l’Arch. Ettore Pellegrini, quando strappa al traffico cittadino questo spazio e lo restituisce alla vita del quartiere pedonalizzandolo, con un intervento in scala umana che mette in risalto un aspetto fondamentale, cioè il recupero della socialità. Il tema dell’incontrarsi in un luogo comune, assunto a cuore pulsante della vita di quartiere, come una piazza di paese, è stata la soluzione adottata dal progettista, e sinceramente pensiamo abbia colto nel segno.
Planimetricamente la piazza risulta composta da elementi semplici che delimitano e connotano spazi e funzioni, con una partizione a maglia quadrata dello spazio progettuale, interrotta nel mezzo da una linea pavimentata di attraversamento, presumibilmente a ricordare e sottolineare la sede stradale preesistente; completano il disegno generale grandi linee di seduta e la presenza di una struttura-chiosco circolare che ospita alcuni servizi della piazza come l’edicola ed il bar. In origine il progetto prevedeva, come ci è stato sottolineato dallo stesso curatore del programma Centopiazze, l’Arch. Francesco Ghio, che fra le linee di pavimentazione in travertino, che tuttora formano le maglie quadrate del disegno a terra, ci fosse la messa a dimora di traversine ferroviarie dismesse con posa a piatto, cosi da creare un suggestivo contrasto tra materiali diversi che rievocasse in qualche modo il contesto nel quale il nuovo progetto si andava ad inserire. La realizzazione addirittura si concretizzò, con risultati eccellenti per suggestione e cromia (abbiamo visionato del materiale fotografico e ve lo assicuriamo), ma dovette essere in fretta e furia sconfessata per motivi sanitari, in quanto le sostanze chimiche con le quali erano state impregnate le assi di legno avrebbero provocato seri danni alla salute degli avventori della piazza. In corso d’opera il legno venne sostituito con moduli autobloccanti in cls, e ciò che era un eccellente realizzazione divenne qualcosa di diverso, ugualmente valido per linguaggio e raggiungimento degli scopi specifici prefissati, ma lontano dalla bellissima realizzazione di spazio pubblico che si era prefigurata. Via il legno, sono ora vero elemento caratterizzante la piazza le lunghe linee di seduta in travertino, con o senza schienale in metallo zincato, luogo da dove inizia la socialità, dove la gente si siede ed entra in relazione, riscoprendo il sapore dello stare insieme; la loro distribuzione si appoggia alla maglia quadrata della pavimentazione, sottolineandone alcuni lati ed enfatizzando alcune visuali, come quella della facciata della chiesa o delle strade limitrofe. Purtroppo alcuni intenti progettuali, soprattutto dal punto di vista percettivo, sono stati negati da interventi contestuali alla realizzazione, come il posizionamento di una linea di cassonetti della spazzatura che impedisce la visuale verso Piazza De Cristoforis, altro punto di interesse del quartiere, o la sempre immancabile cartellonistica sui marciapiedi che frammenta inevitabilmente la percezione dello spazio d’intorno.
La vegetazione, vista l’importanza della grandezza delle specie presenti, è da ritenersi residuale dello stato ante operam, ed è riconducibile essenzialmente alla presenza di vari esemplari di sole due specie vegetali, Pinus pinea e Platanus spp. Risulta molto interessante la permeabilità visiva che si ha nella piazza, visto che le masse vegetali sono distribuite ben sopra le teste degli avventori e non costituiscono barriera fisica per chi sceglie di sostare od attraversare questo spazio urbano.
Non rimane che sottolineare nuovamente la bontà del progetto e la sua realizzazione, che ha tradotto bene le esigenze di un quartiere, restituendogli una porzione di territorio che da non-luogo è diventato fulcro della vita cittadina. Intervento semplice, senza forzature ed inutili virtuosismi, che ha centrato gli obiettivi preposti con pochi ed efficaci segni, anteponendo la socialità al fattore estetico e creando uno spazio cordiale e godibile.

Luca Dionisi

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4 pensieri riguardo “PIAZZA SANTA MARIA CONSOLATRICE: L’OMBELICO DI CASAL BERTONE nel V MUNICIPIO

  1. Non credo che basti realizzare uno spazio appena pulito per aggregarsi. Non funziona (quasi) mai così. Se uno spazio è mal concepito, quasi sempre viene ignorato, e magari i ragazzi gli preferiscono un muretto qualsiasi. Visto che in questo spazio web spesso si consiglia la lettura di un buon libro (evviva), direi che “Vita e morte delle grandi città” di Jane Jacobs, Einaudi sarebbe molto istruttivo al riguardo. E poi vorrei rovesciare l’affermazione “….poi basta pensare che il concetto della funzionalità sia portatore per se stesso della bellezza”. Se un oggetto, o uno spazio assolvono la funzione per la quale sono stati concepiti, hanno di per se’ una bellezza interiore. Se invece non “funzionano”, non direi mai che sono belli. Da funzionalista convinto, non riesco a pensarla diversamente.

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  2. Caro Luca, che una piazza diventi un catalizzatore sociale, significa solamente che la gente di quel quartiere aveva bisogno di un “qualsiasi” spazio appena pulito er aggregarsi. Lo sono anche i muretti e certi angoli delle strade. Bastano due sedili e un po’ d’ombra, vedi Largo Marchiafava, ma credo che il concetto di bellezza di una piazza, non sia questo, almeno non solo questo. A parte gli alberi, la cui potatura disperata non diende dall’artefice della piazza, le panchine mi fanno rabbrividire, quelle senza schienale e quelle con. Bho! Poi basta pensare che il concetto della funzionalità sia portatore per se stesso della bellezza! Sarebbe come dire che Piazza Navona non serve a nessuno perchè è troppo bella. Anche se non ha alberi.
    Dire che gli alberi sono co-starring, che significa? Non sono una adoratrice di alberi, ma ne ho un certo rispetto, sapendo bene che sono esseri viventi e poi. togli gli alberi da quella piazza e vedrai come la gente si aggregherà in quel posto in primavera, in estate e in autunno!
    E’ la bellezza e l’armonia a far star bene l’uomo.

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    1. il punto di forza di questa piazza è, come ribadito più volte nell’articolo, la sua funzione sociale; è stato un catalizzatore per le persone, le quali sono scese dalle case e si sono incontrate, hanno parlato tra loro e si sono conosciute forse come non avevano mai fatto prima, e questa è indubbiamente una gran cosa. Gli alberi per questa volta sono delle co-starring, non me ne volere…

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