Liguria, di Sara Caprini – Cinque Terre #2: i muretti a secco

Pietra su pietra, tonalità su tonalità, roccia cruda a sostenere terra viva.
In un territorio dove la terra è così a picco sul mare, il movimento franoso è sempre in agguato.
Poi quando addirittura ci si mettono gli eventi atmosferici eccezionali, come gli ultimi del 25 ottobre, il piccolo rotolare di due sassi si trasforma in un intero versante che scorre verso il basso e si porta via tutto quello che c’è sulla sua strada.
Muretti a secco compresi.
I muretti a secco sono sempre stati l’oggetto centrale di tutela del Parco e soprattutto sono stati uno dei motivi fondamentali per l’istituzione dell’area protetta.
Ci sono varie tecniche per la costruzione dei muretti: a gravità con l’uso di malta, a secco veri e propri o misti.
I veri muretti a secco sono quasi impossibili da realizzare ex novo oggi: pensare che la base del muro sia di almeno un metro e che l’altezza del muretto possa arrivare a 2-3 metri, fa sembrare un’impresa veramente ardua costruirlo…e per cosa poi? Per una piccola striscia di terra in cui stanno al massimo 3 filari di vite, dove i gradini sono in pietra e la pendenza per passare da un terrazzamento all’altro è quasi proibitiva.
Ordire un muro a secco oggi non è affatto banale: le maestranze sono sempre meno, la mano d’opera straniera è sempre di più, il costo dei materiali base sempre più alto, e non solo per un ligure.
Dal libro “Manuale per la costruzione dei muri a secco-linee guida per la manutenzione dei terrazzamenti delle Cinque Terre”, scaricabile dal sito del Parco Nazionale e che vi consiglio vivamente, ripropongo uno schema costruttivo base di un muretto a secco.
Come si può capire dal disegno in sezione il muretto è composto per prima cosa da pietre di pezzatura diversa: quelle più grosse e squadrate vengono usate alla base e per il paramento murario esterno, mentre quelle di pezzatura piccole vengono usate come riempimento e servono al drenaggio, fondamentale, dell’acqua. È altresì fondamentale che le pietre della base e del paramento murario esterno vengano posate con la parte “di punta” verso l’interno, per favorire il drenaggio.
Da un prospetto frontale del muretto, si può notare la diversa orditura dei corsi di pietre: corsi con pietre di pezzatura maggiore si alternano a corsi di pietre più piccole, con particolare attenzione a sfalsare il più possibile l’orditura, sempre per l’importantissimo drenaggio delle acque.
Una piccola riflessione sul famigerato drenaggio delle acque meteoriche e sulle molte ore passate a studiare a scienza delle costruzioni le spinte che subisce un muretto.
Il muro a secco si installa su un terreno particolarmente pendente, per cui la base del muro in genere è posata in contropendenza al versante e sarà la parte più profonda della struttura (fino a 1 metro), per resistere alla forte spinta del terreno che si verifica proprio qui. Verso la sommità del muro si ha una spinta minore, tranne quando piove: nel caso di pioggia, è proprio la parte sommitale del muro che imbibito d’acqua, riceve la maggiore spinta. Diverse spinte del terreno generano diversi tipi di spanciatura, che ahimè oggi sono facilmente osservabili sul territorio.
Oltre alle spinte naturali, nell’ultimo decennio, è aumentata notevolmente la spinta dei turisti, nel vero e proprio senso di spinta fisica dovuta al carico dinamico continuo che si verifica sui sentieri delle 5 Terre da aprile e novembre.
Sentieri storici, in particolare il sentiero n.2 nel tratto tra Monterosso e Vernazza, rischiano crolli dovuti alla spinta e al passaggio dei turisti: stretti sentieri su cui una volta avveniva il solo passaggio delle donne con le ceste cariche di uva, oggi ospitano orde di turisti, per lo più stranieri.
Con questo non voglio sembrare la solita ligure degna delle caricature dei comici di Zelig…ma un pensiero su come conservare il territorio delle Cinque Terre, patrimonio dell’umanità, mantenendolo fruibile dai residenti e visitabile dai turisti, andrebbe fatto.

Qui il primo articolo: “dichiarazione d’amore” alle Cinque Terre

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