Leggere Giardini, la recensione di Lucilla #23 – I libri della Befana


Federica Fruhwirth erbacce – Disegno su carta, 2011

Erano libri che avrei dovuto segnalare per Babbo Natale, ma poi ho pensato che esiste pure la Befana e qualche cosa nella calza bisogna pur mettere, soprattutto dopo il 6 Gennaio. Ho anche pensato, dopo aver letto il pezzo di Mauro Masullo e avuto un attimo di sconforto per la ristretta sorte del giovin paesaggista, che se vorrà andare avanti dovrà avere tra altre cose, tipo un buon fondello, il doppio della cultura di un ingegnere e il triplo di un architettino e allora giù libretti nella calza! Certo, come il solito, non sono libri tecnici con bei progetti fotografati, che fanno venire le belle idee, ma sono i librini che vi aiuteranno a metterci la passione e, forse, l’intuito. Dunque tre libri piuttosto importanti.

G. Clément Nuvole 2011 Roma Deriveapprodi
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Il nostro Gilles lo conosciamo bene e lo amiamo anche, almeno io lo amo. Oltre ad essere un gran giardiniere è anche un filosofo, un naturalista, un botanico, un matematico, un meteorogo, un letterato e un viaggiatore. Tutto ciò è normale per un giardiniere. Cosa si inventa dunque questa volta? Stavolta si dispone su una nave da cargo che parte dal porto di Le Havre diretta a Valparaiso in Cile. Trenta giorni di viaggio sospeso sull’acqua, nell’acqua, in compagnia di un carico di 270 rimorchi di camion, un pugno di uomini di diverse nazionalità (capitano e ciurma) e un taccuino. Non ho capito se sto viaggio l’abbia fatto per studiare le nuvole o semplicemente le abbia prese in considerazione perché in mezzo all’oceano non c’è altro da vedere. Sta di fatto che quando la nave non è dentro la nuvola, come un nocciolo dentro a bolla d’acqua, lui si acquatta sul terrazzino sopra la cabina di comando, scruta l’orizzonte e le nuvole. Quelle ci sono. E scrive tutto quello che gli passa per la testa cioè di Lamarck, il grande naturalista francese che, nel periodo repubblicano all’inizio ottocento, formula la prima teoria dell’evoluzionismo e fonda la scienza della meteorologia; della forma delle nuvole, del loro peso (capisci subito perché gli uomini primitivi avevano così paura che cadessero loro in testa), della geometria frattale, della matematica direzionale, di come si formino correnti, cicloni, anticicloni e maremoti. Di come l’uomo abbia tentato di cambiare il clima e di come invece ci sia riuscito contro la sua volontà. Di come su una nave si passi il tempo a togliere furiosamente la ruggine e a verniciare, altrimenti la bagnarola si scioglierebbe cammin facendo, della quasi assenza di pesci in suerficie, salvo il dorso di due balene, quattro delfini e un po’ di pesci volanti. Della puzza del krill e del fetore del guano. I tropici che più di cartolina, sanno di tristezza, di come la nave, per passare il canale di Panama, sia costretta a superare 27 metri di dislivello, perfettamente distribuito in tre chiuse. Ma soprattutto si parla di nuvole e di come noi dipendiamo totalmente da loro. Bello bello, almeno per me.

M. de Vico Fallani Il vero giardiniere coltiva il terreno 2009 Firenze Olschki ed.
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Cos’è un letto caldo? E’quasi un ossimoro, perché un letto caldo si fa con il letame fresco e non si usa più, perché adesso il letto si scalda con altri sistemi e il letame fresco non si trova facilmente proprio sotto casa, tuttavia ci sono delle tecniche che è bene conoscere se si vuol coltivare in modo perfetto. Ovviamente si sta parlando di lettini per piante.
Massimo de Vico Fallani, oltre a essere il nipote di Raffaele de Vico, dal 1980 è architetto funzionario del Ministero dei Beni e le Attività Culturali, prima per la provincia di Firenze e poi per quella di Roma. Ha curato numerosi restauri di giardini e sistemazioni paesaggistiche di aree archeologiche e per restaurare bisogna aver sempre un occhio di riguardo alle tecniche di coltivazione usate nel passato, quando i giardinieri erano stimatissimi professionisti, conoscitori di piante e di botanica. Basta pensare che già dal primo 900 spesso avevano un titolo di studio e facevano stages all’estero, basta pensare a Onorato Traverso, giardiniere capo dell’Orto Botanico di Roma, che scrisse un’Enciclopedia delle piante per l’Università, usata ancora oggi come punto di riferimento o a Porcinai, che, prima di disegnare i giardini più importanti del 1900, dopo il diploma dell’istituto agrario, se ne andò in Germania a studiare le tecniche di coltivazione presso un grande vivaio. Proprio la diffusione di questo sapere manca oggi in Italia, infatti la formazione professionale dei giardinieri si fa solo in due scuole: quella di Monza e quella della Fondazione di Minoprio. La maggior parte dei giardinieri di oggi sono persone che improvvisano o contadini in pensione, che usano le stesse tecniche di coltivazione sia per piante ad uso ornamentale che per quelle a uso alimentare ed è veramente una tragedia. Esistono pochi e bravissimi giardinieri, ma fanno quasi la fame, perché chiedono un compenso leggermente superiore e nessuno li vuole per risparmiare. Magari voi non fate i giardinieri, ma i “progettatori” di giardini, parchi e piazze e in fondo vi interessa solo il disegno, tanto il resto lo faranno gli”altri”, però se voi stessi non sapete come si pianti un albero o come si poti o pensate che un prato sia solo un rotolo di moquette da stendere sulla terra, come farete a dirigere i lavori? Magari farete mettere un prato all’inglese a Roma e poi vi sconvolgerete perchè nel giro di due settimane sarà diventato un penoso parterre, buono solo per il vento, che si divertirà come un matto a tirare su nuvole di polvere. Il prato all’italiana è composto di trifoglio e un sacco di belle erbacce che a primavera fioriscono. Massimo de Vico Fallani non vi racconta solo del prato, ma anche delle siepi, di come si impiantavano o di come si restaurano, di come si fa un agrumeto ornamentale e un’aranciera, di come si coltiva in vaso. Parla di rose e di come trasportare un grande albero da una parte all’altra del giardino, ma anche e soprattutto del terreno, dell’innaffiare, delle potature…poi che cosa succede a una spalletta continuamente diserbata e tenuta “pulita”. Cosa succede? Succede che vi si installino le piante pioniere, tutte felici di trovare il campo libero: Robinia pseudoacacia e Aliantus. Veramente questo lo diceva Gilles Clément nel libro che ho consigliato sopra.

R.P. Harrison Giardini – riflessione sulla condizione umana 2009 Roma Fazi ed.
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Ecco un libro che ho amato e mi ha divertito molto. Questo Robert Pogue Harrison è un signore americano che ha vissuto e studiato a Roma, così, al suo ritorno nella patria natia, si è messo a insegnare letteratura italiana e francese all’Università di Stanford.
E’un libro di filosofia e di giardini, infatti non puoi parlare di giardini senza impelagarti nella filosofia e non puoi parlare di filosofia senza iniziare da quella volta che eravamo innocenti (?) e felici (?) nell’Eden. Insomma pare che Adamo ed Eva si rompessero un po’ le scatole di trastullarsi in futili passatempi in quel luogo meraviglioso e così si inventarono il serpente, ma quando furono finalmente buttati fuori a vivere davvero, cominciarono a rimpiangere quel paradiso perduto. Da quel rimpianto nacque il giardino. Certo, la colpa più che di Adamo, fu di Eva, ma se a lei si può attribuire la colpa, è anche grazie a lei che quella coppia infantile si sia trasformata in marito padre e moglie madre. Non c’era fecondità creativa nell’Eden, perchè non c’era morte né nascita … Il libro scorre trattando del giardiniere umano e in questo caso facendo riferimento a Capek e alla dea Cura, poi, apparentemente senza filo logico, ai giardini dei senzatetto e al suo giardino, che non è il “suo”, ma quello dell’Università in cui insegna, legandolo così ai giardini accademici dell’antica Grecia. Poi quello di Epicuro, ai racconti di Boccaccio e i giardini monastici, repubblicani e principeschi, dai quali scivola nell’arte perduta del vedere e nella differenza tra il concetto del paradiso cristiano e quello islamico. L’epilogo è amaro: Harrison constata che nell’era moderna la quiete, la pace, la bellezza e l’armonia con l’ordine cosmico non definiscono più, neanche in via ipotetica, la meta finale del desiderio umano. Il desiderio ormai desidera sempre più desiderio, sempre più irrequietezza.
Io qui ho banalizzato un libro serissimo, molto colto, ma anche così divertente. Da comperare per se o per altri, assolutamente.

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10 pensieri riguardo “Leggere Giardini, la recensione di Lucilla #23 – I libri della Befana

  1. Permettete che anch’io possa segnalare un libro, la cui lettura ho gradito particolarmente; si tratta di “HORTUS SITWELLIANUS” della Collana ‘I Giardini delle Delizie’ edizioni Umberto Allemandi & C.
    L’ho letto a fine anni ’80 ed ognittanto amo rileggerne alcuni brani, particolarmente legati alla percezione di emozioni vissute in un giardino.

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  2. Di massimo De Vico Fallani, che conosco da anni, ho imparato ad apprezzarne la cultura e il rigore professionale di raro spessore, e i suoi lavori lo stanno a testimoniare. Mi incuriosisce e affascina molto il libro di Harrison, lo metterò nella calza. Il libro di Clément invece lo vorrei leggere in un momento in cui la “pressione” del lavoro si farà più lieve. Al di là di tutto da parte mia va un grazie sincero per queste recensioni.

    Franco

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  3. Grazie Lucilla, le tue recensioni mi hanno fatto venire una gran voglia di farmi un giro il libreria, per la Befana. Tanto sarò in ferie.
    Pensierino: beati quelli che non credono di non aver niente da imparare da nessuno, perchè a loro parleranno le nuvole

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    1. Verissimo:

      “E’ dall’ironia che comincia la libertà”. Lo diceva Victor Hugo, tanto apprezzato da Frank LLoyd Wright che nel suo testamento scrive: Victor Hugo, nel saggio più illuminante che sia stato scritto sull’architettura, definì il Rinascimento europeo il tramonto che tutta l’Europa credette aurora.

      Concordo in pieno con Lei: mai prendersi troppo sul serio, non ne vale la pena.

      Cordiali saluti

      Franco

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  4. Gentile Lucilla, non pensavo che, quando più di trent’anni fa decisi di fare un corso post laurea in architettura del paesaggio, avevo intrapreso un viaggio senza speranza. Ormai il “marchio di infamia” della laura in (ohibò) architettura mi avrebbe condizionato, rendendomi di fatto impermeabile alla cultura del paesaggio. Povero me, ormai la mia mente è distorta dal titolo di architetto. Proprio come nuova forma di disabilità, lo porterò con me per tutta la vita e mi impedirà di acquisire quella particolare sensibilità che, a quanto pare solo chi non ha commesso l’errore fatale di laurearsi in architettura può fare sua. Peccato che mio figlio ormai è troppo grande. A saperlo prima che la cultura del paesaggio non può essere inquinata da studi dannosi e fuorvianti, non l’avrei fatto studiare per niente. Sapeste quanti cattivi maestri si incontrano dall’asilo fino al liceo! Meglio sarebbe stato non mandarlo a scuola, visto il grave rischio di inquinamento culturale che, a quanto pare, rende impossibile diventare un buon arch……. ooops, stavo per dire architetto del paesaggio, mi scuso. Da oggi in poi la frase “braccia rubate all’agricoltura” sarà sostituita da “menti rubate al paesaggio”. Gentile Lucilla, Lei scrive “Ho anche pensato, dopo aver letto il pezzo di Mauro Masullo e avuto un attimo di sconforto per la ristretta sorte del giovin paesaggista”. Mi permetta di darLe un piccolo consiglio: apra la Sua mente a qualcosa che vada oltre gli scritti citati. Vedrà una situazione completamente diversa, che deve essere letta in un’ottica complessiva molto più articolata. Comunque, nel rigraziarLa per le tre recensioni, confesso che comprerò questi libri. Non si sa mai, come dice Monica “….sono libri che aprono la mente e fanno girare in vortici creativi i nostri stanchi neuroni” chissà che non succeda anche a me: la speranza è l’ultima a morire…..

    Cordiali saluti
    Franco

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  5. I libri della befana? Lucilla!!
    Va beh!

    Dissento,dissento!

    Comunque non sono d’accordo con te una volta tanto
    Questi tre libricoli sono tre libri progettuali, molto progettuali! Vanno letti!!
    Sono libri che aprono la mente e fanno girare in vortici creativi i nostri stanchi neuroni.
    Tre libricini semplici ma poco, davvero poco innocenti……. Di idee li dentro ce ne sono talmente tante che la befana non ce la fa ad alzarsi in volo (tra le nuvole di Clément) con la sua scopa per quanto pesa il sacco!
    Grazie e ancora auguri

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