Piazza Piaggio a Torre Gaia: inaspettata periferia romana


Progettista: Arch. P. Pimpini, R. Roccatelli, A. Valente

Luogo: Villaggio Breda (Torre Gaia), Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 8000mq circa

Anno: 2000

Fotografie: Francesco Tonini

Cosa ne pensiamo: realizzazione di pregio per alcuni aspetti irrisolta

Sino a poco tempo fa avrei pensato male di piazza Erasmo Piaggio. Anche lo scorso fine inverno, periodo in cui l’abbiamo visitata e fotografata, ho pensato che non avrei parlato bene di questo spazio. Ma a volte le idee cambiano, specialmente se le sensazioni si lasciano sedimentare un po’ e la mente ha il tempo di selezionare i ricordi.
Ricordo quindi con piacere l’addentrarmi in questo piccolo agglomerato popolare detto “villaggio Breda”, sito nel Municipio VIII all’interno del quartiere di Torre Gaia, nato come sede delle abitazioni (1939, R. Nicolini, G. Nicolosi) degli operai della Breda (una manifattura bellica del periodo fascista) e fatto di piccole palazzine a tre piani, poco dense e con ampi spazi, che regalano subito un respiro di tranquillità a due passi dalla caotica Casilina.
Il luogo definito da piazza Piaggio-Siderea è il risultato del concorso Piazze di Quartiere gestito dal programma Centopiazze, una iniziativa dell’allora giovane ed esuberante sindaco Rutelli, che a questo punto potrebbe essere definita storica, visto che dopo Centopiazze, se si escludono pochi casi singolari, a Roma non si è fatto più nulla per il miglioramento degli spazi pubblici, eccetto la “tappatura” di una modesta percentuale delle buche e voragini che si aprono ovunque nella capitale, a dimostrazione che a Roma, oramai, quello che conta è l’aspetto superficiale delle cose.

Ebbene, della superficie di quasi un ettaro su cui si posa piazza Piaggio c’è molto da dire. E’ necessario parlare innanzi tutto di una geometria planimetrica quasi esasperata. La forma rettangolare della piazza, su cui si inseriscono i volumi delle poco appariscenti palazzine, si prestava sicuramente ad accogliere un ampio piano che lasciasse ai cittadini la libertà di vivere ed organizzare lo spazio come meglio credono. Ed in effetti, il progettista si è sicuramente concentrato non nella gestione forzata degli spazi, ma piuttosto nella orditura della pavimentazione che riesce, con successo direi, a scandire l’ampia area di modo che non sembri un vuoto piazzale d’armi. La particolare attenzione ai dettagli della pavimentazione è un espediente che si usa al fine di ottimizzare le scarse risorse economiche destinate alla realizzazione degli spazi pubblici, ottenendo spesso risultati dignitosi.
A ben guardare infatti, nella piazza è possibile avvertire una certa parsimonia nella distribuzione degli elemennti che la compongono ed anche nei materiali che costituiscono gli elementi. Il materiale più nobile sembrerebbe appunto la parte di pavimentazione in travertino, che sembra sia stato rigato in superficie su richiesta degli abitanti per renderlo meno scivoloso, alternato a superfici in ciottoli cementati, che sempre a detta degli abitanti locali sembra siano stati cementati al fine di evitare che i “serci” venissero scagliati contro le finestre che si affacciano sulla piazza. Completano le pavimentazioni superfici povere in cemento e ghiaietto, che lasciano spazio ai quadrati di rispetto in terra destinati alle alberature.
Proprio queste ultime sono state sicuramente distribuite in modo, a mio parere esatto, da evidenziare gli spazi senza schiacciare il disegno delle pavimentazioni. Certo, le specie utilizzate non sono molto varie, anzi sono principalmente due: i platani, più grandi e piantumati in filari rigorosi, e giovani lecci, lasciati un po’ più liberi, a cui si aggiungono anche tigli e, se non ricordo male, anche qualche ciliegio e albero di giuda. I lecci sono poi i protagonisti di un gioco interessante con delle sedute circolari in cemento in cui sono inseriti.
Gli arredi, come le sedute circolari, sono quasi tutti in materiali grezzi, principalmente in cemento. Lunghe panchine parallele con il piano seduta in peperino e sezione trasversale che tenta di alleggerire la pesantezza del materiale che le compone, affiancate da basse siepi, seguono il disegno della pavimentazione creando una fuga prospettica interessante lungo l’asse est-ovest che ho trovato molto gradevole. Completano gli arredi dissuasori in cemento, un’area giochi plasticosa per bambini ed una fontana verticale, forse l’elemento meno riuscito sia esteticamente che funzionalmente. Una robusta struttura in acciaio e cemento sul lato sud, con destinazione non ben definita, sarebbe pronta ad accogliere eventuali attività commerciali o di quartiere, ma rimane inspiegabilmente sotto utilizzata.
In definitiva dalle mie a tratti entusiaste parole, potrebbe sembrare che questa piazza sia perfetta. Di fatto ho apprezzato molto lo sforzo del progettista, che credo abbia aggiunto valore allo spazio principale di questo singolare quartiere. Purtroppo siamo a Roma e qualcosa doveva stonare in qualche modo. In questo caso un degrado fisico macchia negativamente le potenzialità spirituali di questo luogo. La sporcizia diffusa, le siepi non curate, le pavimentazioni in parte disconnesse, la copertina delle panchine in buona parte divelta e soprattutto, al tempo della nostra visita, la struttura della fontana danneggiata che riversa pericolosamente l’acqua sulla pavimentazione in travertino già scivolosa, fanno percepire questo spazio come dimenticato dall’amministrazione e conseguentemente anche da buona parte della cittadinanza locale.
Piazza Erasmo Piaggio è, secondo me, una delle strade da seguire per la riqualificazione degli spazi pubblici della periferia romana, ma la riuscita di questi come luoghi di socializzazione deve essere accompagnata da una rivoluzione silenziosa ma importante: i cittadini della capitale e di altre città italiane dovrebbero comprendere che il mantenimento decoroso di luoghi come questo, passa soprattutto attraverso la loro partecipazione attiva nella gestione, nel controllo e nella valorizzazione della città. I comitati di quartiere e le associazioni locali di cittadini dovrebbero quindi farsi carico dell’educazione dei giovani che, in ambiente urbano, agiscono in deroga alle principali regole di convivenza.

Francesco Tonini

Vi lasciamo alla galleria fotografica ed alcune notizie storiche prese dal sito della Sapienza Università di Roma

(…)Del Villaggio la necessità si era fatta sentire nel momento stesso in cui si era decisa la costruzione dello stabilimento in una zona la cui distanza da Roma imponeva di dare almeno ad una parte del personale un alloggio vicino al posto di lavoro. A questo scopo la Società Breda aveva ceduto la parte inferiore del terreno acquistato all’Istituto autonomo fascista per le Case Popolari di Roma che doveva costruire il Villaggio destinato a comprendere 480 alloggi.
La costruzione dei primi lotti iniziò nell’estate del 1939 e durò un anno e mezzo. I progettisti ( l’Arch. Roberto Nicolini e l’ Ing. Giuseppe Nicolosi) si sono prevalentemente ispirato a criteri di economia e di semplicità e senza voler in alcun modo fare della sua geometrica disposizione dei fabbricati un’opera d’arte. Nella sua concezione il Villaggio rappresenta tra gli altri complessi del genere quello che si può chiamare una vera riuscita. Si nota per primo il rispetto del paesaggio che sembra essere stato una delle preoccupazioni del progettista , l’altezza moderata dei suoi fabbricati, l’intonaco color terra si armonizzano con la campagna vicina. Oltre a rispettare il paesaggio il villaggio rispetta anche l’uomo, infatti la vita intima del nucleo familiare e la vita sociale sembrano essere state presenti nella progettazione. Lo spazio previsto fra loro dà a ciascuno la propria autonomia e nel frattempo favorisce incontri fra le famiglie. Infine l’esistenza di due piazze e la presenza nel centro abitato della chiesa favorisce l’unità del complesso dandogli le caratteristiche tradizionali di un villaggio di campagna e la praticità delle costruzioni moderne adatte alle esigenze dei lavoratori partecipano alla mentalità cittadina che la vicinanza alla Capitale viene a rafforzare. (…)

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8 pensieri riguardo “Piazza Piaggio a Torre Gaia: inaspettata periferia romana

  1. Sono anni che chiediamo sia all’AMA sia al Municipio a chi spetta la pulizia della Piazza. L’AMA ci ha detto che il Comune non ha passato all’Azienda la presa in carico della Piazza e per questo non sono autorizzati alla pulizia e al mantenimento della stessa. Riguardo alla sporcizia che regna sulla Piazza vorrei informarvi che se i contenitori non vengono svuotati spesso, la immondizia si accumula e trasborda per poi cadere in terra, fino a quando qualche Negoziante non regala qualcosa a dei volontari per togliere i sacchetti. Aiutateci a risolvere questo problema, perchè noi del Comitato di Quartiere non ci siamo riusciti. (abbiamo tutte le richieste in archivio). Caordiali saluti Virgilio (Pres.)

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  2. per fortuna ci pensa la vivacità e la gran voglia di “ritrovarsi in piazza” degli abitanti della Breda a rendere sopportabile la vista di questa piazza per fortuna sempre piena di gente. ma avete pure studiato architettura per fare scempi del genere? vi dice niente che ogni modifica apportata dovrebbe tener conto dell’architettura in cui
    si inserisce? che ci “azzecca” una roba del genere al villaggio Breda? per non parlare dei numerosi scivoloni a causa del marmo (esistono molte denunce a riguardo) e quei “ceppi funerari” per non far passare le macchine, possibile che non vi è venuto niente di meglio in mente? forse un architetto prima di mettere le mani su una zona particolare come la nostra dovrebbe frequentarla un po’ per capire lo spirito e per amarla almeno un po’. la Breda non è come qualsiasi periferia romana ed ha una storia particolare. Vi auguro di fare cose più belle in futuro per la vostra gioia e per quella dei fruitori, perchè abbiamo tutti bisogno di vedere intorno a noi un po’ di “bello”
    saluti
    patrizia vari

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  3. Guardando questa piazza come tante altre della periferia di Roma, penso che sia “bello” realizzare delle opere scultoree come arredo urbano, anche funzionali come panchine- scultura utilizzando la risorsa della nostra Regione il Travertino Romano.L’intento è quello di educare le nuove e vecchie generazioni all’arte contemporanea, che sia però veramente in simbiosi con il proprio Habitat.
    Oriana Impei

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  4. Davvero un bell’ articolo! Il disagio e il disinteresse nella riqualificazione delle periferie romane sta proprio nella scarsa manuitenzione e nel totale disinteresse locale……… un circolo vizioso a cui non sembra trovarsi alcuna soluzione ahimè…

    un pensiero fisso a cui non riesco a dare una risposta! 🙂
    Francesca

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  5. Caro Tonini,
    in effetti, vent’anni dopo, anche Centopiazze si guarda con nostalgia… Ho guardato la sistemazione degli spazi esterni con un interesse aumentato dal fatto che (se non sbaglio) i progettisti sono Nicolosi e (mio padre) Roberto Nicolini. Condivido il giudizio sulla qualità di un intervento di sistemazione degli spazi esterni che non si sovrappone con segni autoreferenziali, ma ricerca la qualità dei dettagli. Sarebbe interessante una riflessione estesa all’insieme delle borgate (fasciste e successive) e dell'”arredo” della periferia romana…

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    1. Salve Renato,
      grazie del commento. Sulle borgate e sul loro arredo ci sarebbe molto da dire e nel caso le interessasse saremmo lieti di ospitare nel nostro sito articoli scritti da lei su questo argomento.
      Speriamo quindi di sentirla presto.
      Francesco Tonini

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