Un giardino arioso: l’orto botanico di Milano – di Irene Cuzzaniti

Articolo e foto di Irene Cuzzaniti per Paesaggiocritico

Uno spazio contenuto, lo spazio di un giardino, perimetrato sì da un muro, orlato sì dagli edifici di altezze varie, ma arioso comunque, aperto. Il sole riesce a raggiungere aiuole e visitatori, immersi in un silenzio velato da qualche rumore urbano. Rumori che penetrano, ma ovattati, filtrati da alberi, edifici e dal muro di cinta.
Questa la prima impressione all’Orto botanico di Milano.
L’impianto delle aiuole settecentesche da al luogo un carattere inusuale, lo spazio è ordinato, o meglio, scandito ed al tempo stesso è anche disordinato. Volutamente tra le aiuole è lasciata incolta l’erba, solo i percorsi principali sono ricoperti con ghiaino. Il motivo è duplice: prima di tutto lo studio delle diverse ‘infestanti’ che si avvicendano e prevalgono di volta in volta le une sulle altre rientra perfettamente nel moderno modo di concepire un orto botanico, non più solo come luogo di rassegna sistematica di piante e alberi, ma come luogo di osservazione delle dinamiche attive e di conservazione delle biodiversità, in qualsiasi forma si manifesti. L’altro motivo è puramente estetico, ma condivisibile: la ghiaia bianca ha un forte impatto visivo, contrasta con il verde tanto che nella maggior parte dei casi è anche vagamente fastidiosa per lo sguardo. Meglio limitarla quindi alle zone soggette a un calpestio frequente.
Le aiole ospitano piante officinali, ortaggi, bulbi, numerose Salvie di diverse varietà, una pregevole collezione di Peonie e una di Aquilegie.
Questo orto botanico è un luogo di pace, la natura, le erbacee e gli arbusti stentano un po’ a prosperare, ma nel complesso la sensazione che produce è quella di un giardino formale e selvatico al tempo stesso. In un equilibrio molto piacevole.
Chi gode davvero di questo particolarissimo spazio verde sono turisti, studiosi e appassionati di botanica e materie affini, e sopratutto gli studenti dell’Accademia di Brera, poiché l’orto botanico sorge alle sue spalle. Addirittura i laboratori di questi fortunati studenti affacciano sull’Orto e precisamente si trovano davanti il maestoso Ginko Biloba, piantato nel 1776, due anni dopo la nascita dell’Orto botanico, voluta da Maria Teresa d’Austria. L’ex giardino dei gesuiti divenne da allora un grande laboratorio all’aria aperta per gli studenti di medicina e farmacia. Vi erano coltivate principalmente piante officinali, che rifornivano anche la Spezieria di Brera.
Oltre a imponenti presenze arboree e all’impianto delle aiuole anche le due vasche ellittiche sono del settecento, mentre al secolo successivo risale la piccola Specola, una serra oggi in uso all’Accademia delle Belle Arti.
Alcuni alberi esotici catturano la mia curiosità: la Gleditschia sinensis, con il suo tronco spinosissimo, l’asiatico Diospyros lotus, il cui tronco fessurato quasi geometricamente è una vera meraviglia o la Maclura pomifera, utilizzata dagli Indiani d’America per il pigmento giallo estratto dalla radice e introdotta in Europa a inizio ottocento. Infine mi ha colpito molto il bellissimo esemplare all’ingresso di Larix kaempferi (Lambert) Carriére, in realtà piuttosto diffuso dalla pianura padana in su, ma in questo caso davvero notevole con il suo giallo vivo e pulsante.
I milanesi frequentano poco questo giardino centrale, il cui ingresso è gratuito. Molti non ne conoscono neanche l’esistenza. Si perdono gli appuntamenti del venerdì pomeriggio, che è dedicato a seminari su temi di filosofia ambientale, di botanica, di poesia e di educazione alla pace, tenuti dal prof. Claudio Longo (Università degli Studi di Milano).
Insomma questo luogo che sembra un po’ assopito è una vera oasi, il cui scopo, oltre a quello didattico, è quello, per citare la grande giardiniera, progettista e pittrice inglese Gertrud Jekyll (1843-1932) ‘ di deliziare e di rinfrescare la mente, di calmare, ingentilire e confortare il cuore in uno spirito di ammirazione e gratitudine’.

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12 pensieri riguardo “Un giardino arioso: l’orto botanico di Milano – di Irene Cuzzaniti

  1. è arrivato il caldo…(il bel tempo un pò meno)!
    è ancora valido l’invito per una visita all’orto botanico di roma tutti insieme appassionatamente?
    io ho nuove foto dell’orto botanico meneghino in versione primaverile..
    attorno a lui stanno succedendo grandi cose (vedi Palazzo Citterio e MACAO)
    *

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  2. ci sto anche io..anche in pieno inverno, a me piace la natura assopita nel freddo..comunque mi fa davvero molto piacere conoscervi in un contesto del genere. L’orto botanico di roma merita. Non sapevo che un tempo pullulasse di iniziative e di piante offerte da visitatori appassionati! chissà quante atre note interessanti avete da raccontarmi…
    quando volete
    *

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  3. Diciamo che l’O.B. de Roma ha vissuto momenti migliori, se si vuole anche arruffati e spreconi. Ora ha un po’ l’aria stitica. Per carità l’ultima volta che ci sono andata era tutto ordinato, lavato con varecchina e poi con perlana, ma tante essenze che ricordavo non ci sono più, non ho visto nuove introduzioni. E’ vero che mancano i soldi, ma soprattutto manca un movimento intorno. Una volta c’era e le iniziative pullulavano e la gente portava le piante da fuori. Io stessa ho donato una pianta di Ylang- Ylang per la serra in fondo, Maurizio Vecchia aveva fatto arrivare tutta una collezione di passiflore eduli e no, Bitetti curava le serre e via dicendo. Conferenze continue, mostre e un bel baretto nella casina rossa. Ma forse tutto era fatto sopra le possibilità, come si dice ora. Sono qui a farmi smentire e ne sarei felice.
    Ciò non toglie che sia bellissimo, unico al mondo e che Milano al suo confronto sparisce e, forse, la sua magia e la storia che contiene è anche superiore a quello di Napoli.
    Perchè non organizziamo un giretto insieme? Giretto insieme a chi vuol venire, magari coinvolgendo Lidia Soprani (mo’ mi arriva un fulmine in testa e a ciel sereno) e Danilo. Con meno freddo, ovvio.

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  4. Se ritorni a quello di Roma, mi fai venire con te? Ti potrei raccontare delle storie… Anche a quello di Napoli mi piacerebbe tanto tornare, anche in quello di Portici, che se non è scientificamente a posto come l’altro, ha in più una bellezza bellissima! Ho pure gli agganci. L’altro stupendo è quello di Palermo.

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  5. Bello, questo giardino. Non ho idea se valido da un punto di vista botanico e scientifico, ma senz’altro molto gradevole, soprattutto considerando che è in una città come Milano. E’ anche vero che Milano cela giardini e spazi verdi di una bellezza insospettabile. I giardini in inverno si rivelano per quello che sono anche perchè non hanno “la bellezza dell’asino” della primavera, quando l’esplosione delle fioriture nasconde parecchi difetti. Poi sta storia delle erbacce lasciate a invadere i vialetti insopportabili di ghiaia è proprio carina. Se si vuole è modaiola, ma ben venga. Peccato (o per fortuna) che i milanesi non conoscano questo spazio. Se lo frequentassero, non avrebbe più certe connotazioni e quell’aria di selvatica bellezza. E’ successo con quello di Roma, che per un periodo è stato preso come giardinetto per i bambini di Trastevere e allora sono sorti problemi di pulizia (erbacce, non rifiuti), velenosità di certe piante, sicurezza etc. E’ anche vero che a Trastevere non esiste altro spazio verde e che il posto è bellissimo, anche se, da un punto di vista scientifico e botanico ha passato momenti migliori. Bellissimo è quello di Napoli, dove all’estetica si accomagna una ricerca scientifica notevole sulle piante più antiche, cioè le felci e le cicadine. Da visitare assolutamente!
    Comunque ritengo che agli Orti B. andrebbe restituita la funzione per cui sono nati, cioè quella scientifica, ma se parlate con i curatori, tutti, ma prorio tutti, vi diranno che non ricevono soldi…

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    1. siamo molto daccordo.
      Spero di scrivere a breve dell’Orto botanico di Roma e poi chissà anche di altri, sono luoghi che mi piacciono molto, esercitano su di me un certo fascino, un fascino simile a quello di un ecosistema complesso.
      Nell’orto botanico si condivide la passione per il mondo vegetale, e non solo, ed io vivo le visite a questi ‘giardini’ come una coccola.

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