Spagna 1 (paiseaDos al 6′) – Italia 0: analisi del paesaggio spaesato paesano – la presentazione romana del 18 nov. 2011

PaiseaDos è una bella rivista, nulla da eccepire. E’ una di quelle riviste ricche di contenuti, che si legge bene, bella da guardare, bella da riconsultare, bella da tenere. Come ci hanno spiegato Josè Manuel Vidal e Jaime Garcìa la rivista, a seguito di una laboriosa ricerca, seleziona una serie di realizzazioni e progetti che ritengono rappresentativi di un paese, nel caso del numero 6 dell’Italia appunto, e poi cercano di inoltrarle nella maniera migliore possibile mantenendo però un approccio distaccato, che non tenta di avanzare criticamente nè i progettisti nè i progetti. In effetti la redazione della rivista mette comunque in atto un procedimento critico nel momento stesso in cui “seleziona” i professionisti e le loro realizzazioni. La cosa interessante è che all’interno di questi numeri dedicati ad un singolo paese viene fatto un ulteriore sforzo di selezione, accanto ai professionisti più acclamati, di tre studi “emergenti” che si sono messi in evidenza attraverso progetti o realizzazioni degni di nota.
In tutto questo grande lavoro, coordinato per il numero italiano da Franco Zagari, che può essere considerato il padre teorico di tutti gli architetti del paesaggio contemporanei italiani, riusciamo però a vedere un punto debole, gli stessi progetti.
Da una rapida sfogliata ai numeri precedenti dedicati ad altre nazioni, è possibile evidenziare, secondo noi, una certa carenza nella qualità dei progetti italiani. Non parliamo di mancanza di varietà dei progetti, parliamo proprio dell’assenza di valore aggiunto intrinseco alle realizzazioni, mancanza di pregio che non è direttamente imputabile ai professionisti che si occupano di paesaggio, ma che deriva dal sistema Italia, un sistema fatto di concorsi non trasparenti, di amministrazioni non competenti, di decisioni prese superficialmente in cantiere e di mancanza cronica di fondi.
Un’altra questione consegue evidente dallo sfoglio della rivista. Al suo interno troviamo molte realizzazioni e progetti di architetti, una buona percentuale di realizzazioni di architetti specializzati da anni nel paesaggio, la bella presenza di giovani in gamba come lo studio OSA, e praticamente nessuna realizzazione di paesaggisti, cosa che deve far pensare. Infine c’è da dire che a parere nostro, alcuni dei progetti sulla rivista sono da considerarsi il ritratto fedele dell’Italia, ma anche una rappresentazione poco significativa dell’architettura del paesaggio mondiale, che secondo noi si muove su ben altri livelli.
Ora vi lasciamo al video estratto della conferenza di presentazione del numero 6 di paisea Dos, organizzata dalla attivissima presidentessa dell’Aiapp Lazio, Maria Cristina Tullio, che ha introdotto i rappresentanti della rivista, le belle parole di Franco Zagari, e le considerazioni del vicepresidente del CUN, Enzo Siviero e del preside della Facoltà di Architettura della Sapienza, Renato Masiani.

Francesco Tonini

Annunci

13 pensieri riguardo “Spagna 1 (paiseaDos al 6′) – Italia 0: analisi del paesaggio spaesato paesano – la presentazione romana del 18 nov. 2011

  1. Ciao Franco,
    l’esperienza di San Marino è stata bellissima e spero tanto che i gruppi di lavoro prendano una loro dimensione autonoma reale. In caso contrario il mio pensiero su Aiapp rimarrà immutato: una associazione stanca e poco dinamica che non rappresenta al meglio la professione.
    Purtroppo il mio rapporto con Carlo Bruschi non è di natura diretta. So cosa ha fatto per l’Aiapp, conosco la sua posizione in EFLA e mi rendo conto che sia la persona più adatta a gestire la crisi professionale italiana, ma ho la sensazione che la soluzione non sia di natura politica, ma dimostrativa ed energica, certo guidata da un uomo esperto ed in posizione “diplomatica” come lui, ma se non scateniamo noi qualcosa dal basso, vedo poche prospettive in Italia.
    Sull’allargamento dell’Aiapp in associazione culturale la mia posizione è chiaramente vicina alla tua, era solo per dire provocatoriamente che un Aiapp come la si è vista sino al 2010 non serve a nessuno. Nel 2011 mi è sembrato vedere un cambiamento e ripeto che spero che l’esperienza di San Marino cresca e si stabilizzi in maniera perpetua….
    Cambio discorso. Martedì 6 dicembre c’è la presentazione del progetto per piazza Testaccio. Abbiamo ricevuto una anteprima del progetto e devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso rispetto ai progetti prodotti dai comitati di quartiere….scriveremo un articolo in merito……e semmai agiremo in maniera simile al caso San Silvestro.
    Ciao

    Mi piace

    1. Conosco abbastanza AIAPP da essere non troppo ottimista riguardo a una svolta o un cambiamento. Sono invece d’accordo con la tua voglia di spinta dal basso; sono anni che dico che i presidenti di Sezione dovrebbero passare le loro giornate davanti la porta degli assessori comunali all’ambiente, in rappresentanza del sodalizio. A livello nazionale possiamo fare ben poco. A livello locale è meno difficile far valere la professionallità degli iscritti (LAUREATI IN AdP o MATERIE ATTINENTI, naturalmente). Non ci dimentichiamo che con i pochi soldi che girano nelle amministrazioni locali, è vietato fare scelte sbagliate, che nel nostro campo vogliono dire costi di manutenzione alle stelle. E in mancanza di professionalità le scelte sbagliate sono una logica conseguenza
      Ciao

      Mi piace

  2. Ciao Francesco,
    ribadisco che se c’è qualcuno che può fare chiarezza riguardo alla professione del paesaggista in Europa è Carlo Bruschi, altri potrebbero portare un contributo limitato poiché, di fatto, la situazione in Europa è talmente disomogenea che fare paragoni si rischia di uscire fuori dal seminato.
    Tu dici: “far diventare l’Aiapp una associazione culturale, piuttosto che professionale, allargando la base di iscritti, non è neanche il peggiore dei mali. Peggio sarebbe sicuramente la situazione attuale in cui l’Aiapp si ritrova con un piccolo numero di iscritti, se rapportato ad ordini vari ”. Leggo una contraddizione: se siamo e rimaniamo una associazione di professionisti del paesaggio ha un senso la ricerca del rapporto con gli altri ordini professionali. Se diventiamo una associazione culturale, a questo punto faremo entrare chiunque manifesti un interesse per la materia, senza distinzioni tra laureati, diplomati eccetera, e soprattutto senza istituire nuovamente la Commissioni ammissione nuovi soci: ingresso libero come fa Italia Nostra o Legambiente. Risultato? Dibventiamo una associazione di 1000-2000 iscritti. Per fare cosa? Confronto con gli ordini professionali no, non ne avremmo l’autorità, e in ogni caro ricordati che essere in 500 o in 2000, a fronte di 500,000 professionisti tra Architetti, Agronomi, Ingegneri, Periti Agrari e Geometri, converrai con me che non fa differenza alcuna. Già così abbiamo professionalità, ma nessun peso politico, come associazione culturale “annacquata” non avremmo né l’una né l’altra. Penso che in questo momento, con gli ordini professionali che potrebbero subire profondi mutamenti, cambiare la natura di AIAPP sia un errore madornale. Fin dalla sua istituzione (1950) e in particolare dal 1992, su richiesta di IFLA/EFLA il nostro sodalizio si è DOVUTO strutturare come una Associazione professionale, in nome della convinzione che la professione del paesaggista abbia la stessa dignità e importanza di altre professioni come Medico, Avvocato, Architetto……. e quindi un potenziale iscritto DOVEVA avere un percorso professionale affine alla materia (architetto, agronomo…). D’altronde i vari ASSI di San Marino hanno lavorato in quella direzione evidenziando la delicatezza del ruolo e la complessità delle competenze del Paesaggista. L’unica nota stonata è stata la proposta della Monti. @“Non mi sembra che (AIAPP) contemporaneamente abbia le idee chiare su cosa dovrebbe fare come associazione professionale”: dovrebbe fare cultura e trovare le forme e i modi per fare aggiornamento professionale, certificando il “job in progress” dei suoi iscritti, cioè quello che chiede l’Europa agli Ordini professionali. Ma te lo immagini un dentista socio Aiapp che deve certificare il mio o il tuo “job in progress”? Non scherziamo, per favore…
    Saluti
    Franco

    Mi piace

  3. Ciao Franco,
    condivido la tua preoccupazione e ricordo che ti alzasti per replicare alla proposta della Monti ed è proprio per quello che Mauro ha deciso di scrivere gli articoli. Credo che comunque non ci sia altra possibilità, mi spiego meglio:
    all’interno dell’Aiapp la maggior parte dei soci è architetto, poi vengono gli agronomi….quindi non si voterà mai una proposta per far diventare l’Aiapp una vera associazione professionale di Paesaggisti. A questo punto credo che il pensiero di far diventare l’Aiapp una associazione culturale, piuttosto che professionale, allargando la base di iscritti, non sia neanche il peggiore dei mali. Peggio sarebbe sicuramente la situazione attuale in cui l’Aiapp si ritrova con un piccolo numero di iscritti, se rapportato ad ordini vari, ed in cui non mi sembra che contemporaneamente abbia le idee chiare su cosa dovrebbe fare come associazione professionale.
    Ciao,
    Francesco

    Mi piace

  4. Ciao Francesco. La tua laurea in architettura del paesaggio ti da il diritto di definirti “paesaggista”. Io, con la mia laurea in architettura e specializzazione post laurea in architettura del paesaggio non lo posso fare. Credo inoltre che tu ti possa definire architetto del paesaggio (o architetto paesaggista) senza nessun problema. Il problema veramente ce l’ha chi non ha neanche una laurea e non può definirsi ne’ architetto del paesaggio, ne’ paesaggista. A proposito, leggerò gli articoli di Mauro, anche se sono convinto che se vogliamo un quadro sufficientemente chiaro della situazione della professione Carlo Bruschi sia la persona ideale.
    Per ultimo, sono rimasto molto sorpreso (negativamente si intende) per la proposta della Monti che vorrebbe permettere l’iscrizione a Socio Ordinario AIAPP anche a chi ha una laurea non pertinente. Aprire l’associazione a dentisti, avvocati, commercialisti psicologi con il pollice verde è una pessima idea. E’ come se qualcuno tenta di produrre un buon vino, e qualcun’altro a sorpresa ci aggiunge l’acqua. E’ vero che aumentano i litri, ma a scapito della qualità, e in un momento di crisi come questo sono più che convinto che serve una associazione di professionisti preparati, e con un preciso percorso formativo, non un club degli amici del giardino.
    Ciao.

    Franco
    (architetto paesaggistico…….)
    🙂

    Mi piace

  5. @ francesco che dice “degli architetti del paesaggio (notare che non ho detto paesaggisti) ” dico sarebbe ora di superare questo ormai sterile il dibattito circa la differenza tra architetto del paesaggio e paesaggista. Dopo trent’anni , e soprattutto dopo quest’ultimo decennio che ha visto spengersi tutte le speranze alimentate dall’istituzione a livello universitario del titolo di di Paesaggista nell’albo degli architetti, mi sembra che sia inutile continure a parlare delle distinzioni tra architetto del paesaggio e paesaggista

    Mi piace

    1. Ciao Franco, in verità le faccio proprio perché l’ordine degli architetti di Roma mi ha iscritto con la qualifica di “paesaggista”. Io mi sono laureato in architettura del paesaggio in una facoltà di Architettura della Sapienza, ma non mi è stato attribuita la qualifica professionale di “architetto del paesaggio”. E’ per questo che pongo differenza tra i due termini!
      Comunque nelle prossime tre settimane usciranno due articoli di Mauro Masullo sulla professione vista in base agli articoli della Convenzione Europea….
      Ciao,
      Francesco

      Mi piace

  6. si, anche io, nel leggere, ho pensato che la frase sia stata eccessiva. Zagari per primo ne sarebbe inorridito. Credo che Francesco sia stato preso un po’ troppo dal suo trasporto e dall’esuberanza …..

    Chi conosce Zagari sa che lui per primo non si definisce un paesaggista.
    Un merito che mi sento di dare è che, in tempi non sospetti, oltre venticinque anni fa, è stato il primo che, da studioso, ha fatto conoscere il progetto contemporaneo del giardino (e non parlo di paesaggio, ma di una categoria precisa, quella del giardino dove si poteva sperimentare l’artificio e l’arte, il temporaneo e la velocità, le metafore e tanto altro……. )
    Lo ha fatto andando in giro per il mondo, riportando quella serie di filmati per la Rai che ci hanno fatto conoscere, comodamente, dalle nostre poltrone, Burle Marx e Chemetoff, Corajoud e Peter Walker in tempi in cui non c’erano internet, i voli low cost e le riviste erano poche, straniere e costosissime.
    Qualcuno di noi può condividere più facilmente le sue capacità critiche piuttosto che i suoi progetti (il saggio iniziale del suo manuale Giardini è, sempre a mio avviso, un “passaggio” sui giardini tra i più interessanti e acuti), ma no, quella frase è decisamente eccessiva.
    monica

    Mi piace

    1. La replica vale sia per Monica che per Franco Pirone.
      Ho modificato la frase dell’articolo per essere più preciso. Intendevo dire che ho letto i libri di Franco, letto molti dei suoi articoli, ascoltato tanti suoi discorsi ed ho sempre trovato le sue parole interessantissime per l’apertura di riflessioni sul paesaggio. Riguardo al suo ruolo di progettista, vi è sicuramente qualche progetto meno riuscito (chi non ne ha?), ma altri li trovo molto belli.
      Per Franco Pirone: se guardi tra i nostri articoli troverai moltissimi tributi su De Vico, Porcinai ecc….. Quando ho scritto quella frase riconoscente nei confronti di Zagari mi sono proprio chiesto se non la dovessi modificare. Non l’ho fatto perché credevo fosse chiaro che citando Zagari in quel modo si capisse che intendevo “padre (beh, Franco ha insegnato per decenni, è stato anche insegnante di più di un professore che ho avuto come docente, scrive di paesaggio da più di trenta anni) vivente (mi sembrava inutile dirlo) degli architetti del paesaggio (notare che non ho detto paesaggisti) .
      Capisco comunque che avrei dovuto spiegare meglio il mio pensiero, di cui comunque sono convinto….
      Francesco

      Mi piace

      1. La precisazione di Francesco chiarisce un aspetto di Zagari (quello della didattica e della divulgazione). Se penso all’attività di progettista: sistemazione a verde dell’auditorium a Roma, alle stazioni di servizio sul Grande Raccordo Anulare e a Romae Villa Leopardi, sempre a Roma (oltre al citato progetto per Piazza Montecitorio), resto convinto della scarsa qualità progettuale di questi interventi, molto più architettonici che paesaggistici.

        Mi piace

  7. Franco Zagari padre di tutti i paesaggisti italiani? Mi sembra una frase più che azzardata. Piazza Montecitorio, per dirne una, è un intervento fatto da lui, e ha ricevuto una montagna di critiche, spesso giustificate. Detto questo se penso che abbiamo avuto paesaggisti come De Vico, Porcinai, Parpagliolo, mi chiedo: ma proprio Zagari dovevi citare?

    Mi piace

  8. So che il problema del paesaggismo italiano è cronico, ma non è che le altre discipline stanno messe meglio, se escludiamo le enclave. Cos’è il design italiano oggi? Si potrebbe dire: ma come, il design l’abbiamo inventato noi, a Milano! Ma se escludiamo l’enclave del modernariato, l’Italia del design è imbarazzantemente poco competitiva. Lo stesso per il paesaggio: ma come, l’abbiamo inventato noi, a Pienza!
    E così l’architettura, la pedagogia, la scienza, la bioetica. Dire che la colpa è di questo o di quello mi sembra sempre più una scusa: la colpa è di tutti, ahimé. Non abbiamo altra strada che cercare di recuperare il terreno perduto, un passo alla volta, una battaglia alla volta.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...